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Fontaines D.C., una nuova oscurità porta a “Dopamine Chamber”

18.08.2026 Scritto da Elena Palmieri

Per giorni i Fontaines D.C. hanno disseminato indizi, cambiando logo e immagine, mostrando un enigmatico numero 5 e lasciando che un mondo azzurro si trasformasse in un’iride dentro un teaser accompagnato soltanto dalle iniziali “D.c.”. Ora quella nuova fase inizia finalmente ad avere un suono. Da oggi, 18 agosto, “Marianne” è ufficialmente il primo singolo di "Dopamine Chamber", il quinto album della formazione irlandese, annunciato per il 16 ottobre su XL Recordings e ancora una volta prodotto da James Ford.

Il nuovo brano, già presentato dal vivo lo scorso 8 agosto a Cadice insieme all’inedita “Six Shot Morning”, trova i Fontaines D.C. spingere fino a conseguenze più fredde e stranianti quella trasformazione già cominciata con il precedente album "Romance" (qui la nostra recensione). “Marianne” è il primo passo dentro un nuovo spazio e sembra già suggerire che, per continuare ad andare avanti, la band non abbia alcuna intenzione di tornare indietro.

Dentro la nuova oscurità

“Marianne” non irrompe come aveva fatto “Starburster”, e non cerca lo shock entrando con il respiro corto e costruendo la propria tensione sull'urgenza. Il nuovo singolo si apre invece lentamente, come se i Fontaines D.C. volessero prima sistemare la scenografia e soltanto dopo far comparire i personaggi. I sintetizzatori occupano lo spazio con un andamento scuro e solenne, gli archi allargano l’orizzonte e la voce di Grian Chatten rimane al centro senza doverlo dominare, sospesa tra invito, promessa e minaccia. "Drift far this car in your mind / You are watching from the roof / It's all the same to Marianne, if you should come along / 'Cause all the world is in the way, we're only moving on", racconta con sonellità il frontman aprendo il pezzo.

È un brano che lavora soprattutto sull’atmosfera e che rende immediata una sorta di sensazione cinematografica, attraverso cui la canzone prende forma, ma non nel senso più generico del termine. “Marianne” sembra avere bisogno di un luogo preciso in cui accadere, di stanze troppo grandi, luci basse e superfici eleganti ormai consumate dal tempo. La band ha descritto il brano in un comunicato stampa evocando le tende di velluto rosso di un vecchio teatro italiano e l’immagine restituisce bene una produzione che conserva qualcosa di sontuoso mentre lascia affiorare continuamente il degrado. 

 

I riferimenti ai Depeche Mode sono difficili da ignorare, non soltanto per l’uso dei sintetizzatori, ma per quel modo di far convivere sensualità e disagio che attraversò soprattutto la fase più cupa della band inglese, fino a "Songs of Faith and Devotion". In alcuni passaggi torna alla mente anche “Walking in My Shoes”, non tanto per una somiglianza diretta quanto per il peso quasi fisico dato alle tastiere e per quella solennità che continua a sembrare sul punto di diventare minacciosa. Sullo sfondo si può intravedere anche una certa sensibilità oscura di fine Anni Settanta, mentre gli archi impediscono al pezzo di chiudersi completamente dentro l’elettronica e gli danno una dimensione più ampia, quasi orchestrale. Il risultato non è però un esercizio di revival e i Fontaines D.C. prendono quei riferimenti e li inseriscono dentro il percorso iniziato con "Romance".

Superati gli ormai immancabili “La-la-la”, i Fontaines D.C. riescono a evitare qualsiasi reale alleggerimento e una melodia apparentemente elementare, mentre qualcosa, sotto la superficie, resta profondamente fuori posto. Lo stesso vale per il testo, in cui all’inizio Chatten sembra rivolgersi direttamente alla misteriosa Marianne e le propone una fuga. “This year you should come and stay here”, canta il frontman, prima di aggiungere “I can help you disappear”. L’invito può sembrare romantico, ma più il brano procede più diventa difficile capire se quella sparizione rappresenti davvero una salvezza. La parola chiave è proprio fuga, lo stesso concetto attorno al quale sembra essere stato costruito "Dopamine Chamber".

I dettagli di “Dopamine Chamber”

L’arrivo di “Marianne” chiude una breve ma intensa campagna di indizi cominciata nei giorni scorsi. Dopo il teaser dello scorso 16 agosto, e la possibilità data agli iscritti della newsletter di acuistare una prima stampa numerata del prossimo album della band, con il nuovo singolo i Fontaines D.C. hanno ufficialmente annunciato i dettagli di "Dopamine Chamber".

Come si legge in un comunicato stampa, nel loro nuovo album Grian Chatten, Carlos O’Connell, Conor Curley, Conor Deegan e Tom Coll "si muovono tra gratificazione e angoscia fino a fondere questi sentimenti, riflettendo sul peso dell'intelligenza artificiale, del collasso ambientale e della violenza politica, tutti alimentati dagli stessi algoritmi che regolano meme, battute e popolarità delle celebrità". A tal proposito, il frontman ha raccontato:

Chatten, che ha passato parecchio tempo tra Venezia, Vienna e la Sicilia alla ricerca di ispirazione per i testi, ha aggiunto: “Penso che 'Romance' fosse al 60% umano e al 40% corrotto dall’automazione e da una perdita del sentimento. Questo nuovo album è un po' più corrotto, diciamo al 60%: la maschera aderisce un po’ di più al volto. Ho pensato che sarebbe stato più potente lasciare fuori la speranza e riflettere onestamente la bruttezza. Questo disco doveva suonare più come un avvertimento catastrofico".

A lui ha fatto eco il bassista Conor Deegan, sottolineando: "I nostri album hanno sempre messo in discussione il concetto di appartenenza a un luogo. All'inizio abbiamo raccontato Dublino, poi l'allontanamento da Dublino e infine il tentativo di trovare il romanticismo altrove. Mentre in questo album la domanda è diventata: dove si fugge?".

Per il chitarrista Conor Curley, invece, l'obbiettivo era di allontanarsi dai punti di riferimento della band: "Ero alla ricerca di qualcosa che puntasse al futuro", ha affermato nella nota stampa.

Il disco, che rivede la band nuovamente affiancata dal produttore James Ford, è stato realizzato tra Londra, l'entroterra Inglese e Palermo, dove Grian Chatten ha registrato le voci in una cabina improvvisata costruita con materassi e cuscini. “C’è la struggente sensazione di trovarsi sull'orlo di un'altra forma di umanità, o di non-umanità”, ha affermato Chatten.

Ecco la copertina di "Dopamine Chamber":

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