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Fino alla fine del mondo, con le canzoni di Wim Wenders

09.12.2025 Scritto da Gianni Sibilla

Un colossal da decine di milioni di dollari, un road movie girato tra Italia, Francia, Portogallo, California, Giappone, Cina, Australia. Un film visionario che anticipato la società odierna dipendente dalle immagini, ma anche un flop e uno dei film più controversi della carriera di un grande regista. E soprattutto una delle più belle colonne sonore cinematografiche di sempre, con canzoni inedite di R.E.M., U2, Lou Reed, Talking Heads, Patti Smith, Nick Cave, Depeche Mode.
È “Fino alla fine del mondo” di Wim Wenders, film che nel 1991 fece seguito al capolavoro “Il cielo sopra Berlino”. E che da oggi torna nelle sale in una versione restaurata, un “directors’ cut” di quasi 5 ore. Un’occasione per riscoprire quelle canzoni, a partire dalla title-track “Until the end of the world” degli U2 e da “Fretless”, gioiello nascosto della discografia dei R.E.M., ricordata da Michael Stipe per Rockol.

La storia del film

Girato nel 1990, il film è ambientato nel futuro, al passaggio tra 1999 e nuovo millennio. La fine del mondo è rappresentata da un satellite indiano che rischia di schiantarsi sulla Terra causando una catastrofe nucleare: i protagonisti vivono in questo limbo di attesa, fino a quando gli americani lo fanno esplodere – ma le radiazioni bloccano ogni comunicazione ed oggetto elettrico: schermi, radio, tv, aerei.
In mezzo a questo, Wenders racconta la storia di Claire (Solveig Dommartin), inquieta donna che insegue in giro per il mondo Sam (William Hurt), che viaggia per catturare immagini con un futuristico apparecchio che permetterà alla madre cieca di rivedere i suoi cari. Il tutto con un cast di supporto in cui spicca Eugene (Sam Neill), scrittore ed ex di Claire, che racconta la storia. Un road movie che si trasforma in una sorta di monito sulla dipendenza dalle immagini: nel deserto australiano Claire e Sam non riescono più a staccarsi dal loro visore portatile, sempre più disconnessi dalla realtà. Finché non si risvegliano…
Il film è invecchiato non proprio bene nello stile dilatato di Wenders e nella recitazione tutt’altro che intensa di Solveig Dommartin, co-sceneggiatrice e al tempo compagna di Wenders, poi scomparsa nel 2007. Manca dell’intensità rarefatta del “Cielo sopra Berlino” o anche di capolavori recenti come “Perfect Days”, ma il tema di fondo è attualissimo, e Wenders ha anticipato in maniera visionaria la realtà odierna di dipendenza dai device. “Il vangelo di Marco si apre dicendo che all’inizio del mondo c’era il verbo, la parola. Ma se l’Apocalisse ci dicesse che alla fine c’è solo l’immagine?”, si chiede Sam verso la fine del film.

La colonna sonora e gli U2

Il film si apre con Claire alle prese con i postumi di una festa veneziana, mentre dei televisori suonano un videoclip di “Sax and Violins”, canzone inedita dei Talking Heads. E tutto il racconto è puntellato da scene con grandi canzoni rock, a partire da quella degli U2: Wenders parlò con artisti amici e chiese di scrivere canzoni inedite pensando di essere nel ’99, dieci anni dopo. Gli U2 ripresero e terminarono un demo a cui stavano lavorando per “Achtung baby”, da cui Wenders prese il titolo del film – anche se la canzone parla di altro, di un’ipotetica conversazione tra Gesù e Giuda. Nel film (che uscì in sala a settembre ’91) e nella colonna sonora compare in una versione diversa da quella uscita qualche settimana dopo nel capolavoro degli U2. Alla chiamata risposero Lou Reed (“What’s good” divenne l’anno dopo il singolo di “Magic and Loss”), Nick Cave (“(I’ll Love You) Till The End Of The World”), Depeche Mode ("Death's Door"): la colonna sonora venne pubblicata a dicembre di quell’anno ed è una delle più belle di sempre, per la qualità delle canzoni – anche se per questioni di diritti non vennero incluse “Blood of Eden” di Peter Gabriel e “Breakin’ the Rules” di Robbie Robertson (poi pubblicate nei rispettivi dischi solisti del periodo). Purtroppo la colonna sonora è solo parzialmente presente oggi sulle piattaforme.
Wenders aveva già lavorato con Cave in “Il cielo sopra Berlino” e con Ry Cooder per la stupenda colonna sonora di “Paris, Texas”, ma qua è un’altra storia: canzoni inedite, usate come strumenti narrativi e parte dell’identità del film. La capacità di Wenders di attirare a sé musicisti di altissimo livello ma anche di scoprire delle chicche rimane un unicum nel cinema, anche nei film degli anni successivi, in cui tornò a lavorare con U2 e molti altri artisti. Una capacità paragonabile forse solo a quella di Scorsese, altro regista rock, anche se ovviamente molto diverso.

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I R.E.M. e “Fretless”

Nella colonna sonora di “Fino alla fine del mondo” c’è una gemma nascosta della discografia di una delle più grandi band: “Fretless” dei R.E.M. Nel film suona mentre i protagonisti si muovono in uno dei bar di San Francisco al centro della storia, ed è perfetta per descrivere la complessa relazione tra Sam, Claire ed Eugene: “He’s got his work and she come easy/They each come around when the other is gone/Me, I think I got stuck somewhere in between”, canta Michael Stipe su un bell’arpeggio di chitarra e piano.
Ho chiesto ai R.E.M.  di ricordare quella canzone, e  Michael Stipe mi ha fatto arrivare questo messaggio:

La canzone non è originale, nel senso che non venne scritta per il film, però è effettivamente perfetta per raccontare i personaggi centrali del film. 
Quando uscì “Fino alla fine del mondo”, la band aveva da poco pubblicato “Out of time” ed era all’apice del successo, e “Fretless” era stata incisa durante quelle sessioni. Il motivo è che è una canzone malinconica, che probabilmente avrebbe cambiato il tono dell’album, dove era già presente un brano introspettivo come “Country feedback”, che poi sarebbe diventato un classico del gruppo. ““Fretless” , venne suonata diverse volte dal vivo nei concerti di quel periodo e  apparve nella raccolta “In Time” del 2004. Quando nel 2016 è uscita la deluxe edition per i 25 anni di “Out of time”, la tracklist è rimasta la stessa, ma “Fretless” è stata inclusa come bonus track, nei demo. La trovate anche nella raccolta di “complete rarities” sulle piattaforme e in una stupenda versione acustica in “Unplugged 1991/2001: The Complete Sessions”, che la band ha pubblicato (solo in formato fisico) nel 2014.

 


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