Nel 2026 il disco live della Bandabardò "Se mi rilasso… collasso" (leggi qui la recensione) compie 25 anni. Il gruppo fiorentino, orfano del frontman Erriquez, mancato nel febbraio 2021, celebrerà l'anniversario pubblicando per la prima volta quell'album in doppio vinile e tenendo un tour di nove date che avrà inizio il 9 marzo all'Afterlife di Perugia per concludersi il 24 aprile al Centro Sociale Pedro di Padova. Per farci raccontare di questo e altro abbiamo raggiunto telefonicamente Alessandro 'Finaz' Finazzo.
Si festeggiano i 25 anni di "Se mi rilasso… collasso", si deve tornare indietro nel tempo. Fino al 2001 quando realizzaste quell'album dal vivo: che momento era della vostra carriera?
Andiamo a festeggiare questo disco importantissimo per noi, fu la svolta della Bandabardò. Era il 2001, terminato il contratto con la major, diventammo indipendenti, quando la parola indipendente aveva un significato molto diverso da quello che viene dato oggi. Indipendente significava autoprodursi, noi con il nostro management abbiamo detto facciamo da soli, in tempi non sospetti perché all'epoca tutti firmavano per le major. Abbiamo fatto questo disco, questo live registrato in tre location: a Roma al Brancaleone, al Mamamia di Senigallia e poi all'amato Leoncavallo di Milano. E' uscito fuori questo live con l'inedito "Manifesto" che poi è diventato, scusa il gioco di parole, il manifesto della Bandabardò, e con grosso scandalo del mondo discografico siamo entrati prepotentemente nei primi dieci posti della classifica in un tempo in cui i dischi si vendevano. Fu un successo commerciale e soprattutto fu il termometro per farci capire che intorno alla Bandabardò stava succedendo qualcosa di particolare, stava diventando un fenomeno interessante. Questa band di sgangherati, di improbabili, come ci ha definito Carlo Lucarelli, stava seguendo il suo percorso, per cui è un disco molto importante ed essendo un live ci sono dentro tutti i nostri grandi cavalli di battaglia, per cui siamo felicissimi di intraprendere questo festeggiamento, questo giubileo.
Per quale motivo avete lasciato una major per intraprendere la via indipendente?
Per un duplice motivo. Primo perché si vedeva che la logica delle major non capiva il mondo della Bandabardò, noi siamo sempre stati abbastanza irriducibili. Quando siamo usciti c'era il movimento no global, eravamo tutti felici e contenti, si voleva cambiare il mondo facendo piccoli passettini, anche delle rinunce. L'altro motivo era che, comunque sia, non è che le major facessero a cazzotti per averci e allora facemmo da soli. Poi, dopo, ci hanno cercato ma ormai era troppo tardi perchè noi avevamo fatto il nostro percorso, non avevano capito esattamente il fenomeno Bandabardò, un fenomeno che non andava di moda, che ha sempre fatto musica fuori dalla moda e forse proprio per questo non passiamo ancora di moda dopo 32 anni perchè non essendo mai di moda... mi ha fatto molto piacere, per esempio, quando ci sono state le grandi manifestazioni a settembre per la Palestina, a cui noi abbiamo partecipato, è stato veramente commovente e interessante vedere che anche le nuove generazioni in corteo cantavano a squarciacola "Beppeanna" e "Manifesto", per cui effettivamente qualcosa di buono abbiamo fatto.
A proposito di "Beppeanna", molti pensano ancora oggi che il titolo della canzone sia "Se mi rilasso collasso". In realtà la ricordo, da bambino, come una filastrocca, un gioco. Come è nata l'idea di scrivere quella canzone e di utilizzare come ispirazione una filastrocca?
Il tutto è basato su due cose; una l'hai centrata, è una filastrocca, tantissimi brani di Bandabardò hanno origine da filastrocche, il mondo immaginifico di Erriquez che amava ricordarsi queste filastrocche che cantava suo padre da piccolo oppure semplicemente il gioco Beppe Anna, a Firenze lo chiamavano l'indianata, era questo gioco di coordinamento fra braccia gambe e parole e se sbagliavi... attenziò concentraziò ritmo e vitalità, e se sbagliavi bevevi... chiaramente uno sbagliava apposta, passavamo il tempo in questo modo. Nella canzone c'è la famosa frase "se mi rilasso collasso" che poi è diventata la frase che fa riconoscere immediatamente la Bandabardò e la gente pensa che si chiami in questo modo.
Dietro le parole "se mi rilasso collasso" c'è una storia. L'hai già raccontata molte altre volte, ti chiedo di raccontarla una volta di più?
La racconto sempre volentieri. Alla fine di uno dei nostri primi concerti super mega energetici, nei camerini entrò questo nostro amico tutto trasandato madido di sudore stravolto gli si chiese, Leo ti è piaciuto il concerto? 'Non lo vedete ragazzi, se mi rilasso collasso'. Chiaramente Erriquez che era una spugna, un registratore, subito l'ha segnato sul suo quadernino degli appunti, da lì, unendo con Beppe e Anna è nato questo brano che è il nostro inno. E' un inno pazzesco, quando la suoniamo all'estero dove spesso non comprendono l'italiano si intuisce benissimo che ha una carica energetica di felicità e tutti iniziano subito a battere le mani a tempo e a cercare di capire di cantare questa attenziò concentraziò che poi all'estero essendo tronche non capiscono quello che si sta dicendo però è molto divertente.
In questi oltre trenta anni di concerti come è cambiato, se è cambiato, il pubblico della Bandabardò?
Per le nuove generazioni il divertimento è lo stesso, saltano cantano ballano. Le nuove generazioni che capitano ai nostri concerti, a volte per sbaglio oppure indotte dagli zii, dai cugini più grandi, hanno delle facce felici e sorprese come per dire 'ah, ma allora esiste anche una musica con cui ci si può divertire e sfogare'. Rispetto alla musica un po' più contemporanea che ha delle tematiche un pochino più introspettive, di angoscia, noi veniamo da un'epoca in cui pensavamo veramente di poter cambiare il mondo. La cosa che ci colpisce di più è il fatto che forse i ragazzi giovani sono meno colpiti dalle tematiche politiche e sociali del nostro paese e sono molto più colpiti da questioni più globali si vede che loro vivono in un mondo immerso nella globalità. A noi bastava dire Berlusconi, oggi avremmo detto Meloni, e ci sarebbe stata una sollevazione popolare ai nostri concerti mentre vediamo che temi riguardanti i nostri governanti, l'attuale governo o qualcosa che non va sono recepiti più tiepidamente come se avessero un po' rimosso il destino del nostro paese a favore di altre tematiche, sono più preoccupati per una guerra globale piuttosto che di ecologia, di rispetto dell'ambiente o non possono rimanere assolutamente indifferenti davanti a un genocidio. Noi avevamo la guerra in Kosovo praticamente dietro l'angolo ma non c'erano tutte queste informazioni non c'erano tutte queste situazioni dovevi informarti e darti da fare, ora anche se non vuoi ti viene messa giustamente davanti e quindi se hai una coscienza e un cuore... per il resto non vediamo differenze c'è la stessa voglia di divertirsi, di distrarsi e di stare insieme, non ci sono tutte queste differenze. Quando c'è buona energia c'è buona energia che si abbia la nostra età, si sia più giovani o anche più vecchi.
I 25 anni di "Se mi rilasso… collasso" saranno festeggiati dal vivo, nove date sono programmate per la prossima primavera, è un calendario definitivo oppure sono previsti altri concerti magari in estate?
Fondamentalmente c'è la ripubblicazione per la prima volta di questo disco in doppio vinile che sarà accompagnato da quello che sappiamo fare meglio, che è suonare dal vivo. Per ora abbiamo soltanto pensato a queste date perché da quando purtroppo ci ha abbandonato Erriquez abbiamo sempre detto che navighiamo a vista. Per ora ci concentriamo su questa cosa e festeggiamo giustamente nei club perché così è nato questo disco e quella è la dimensione che a noi sta a cuore.
Mancato Erriquez ora sei tu a cantare, è stato un passaggio naturale oppure avevate pensato anche ad altre soluzioni?
Quando è successo io ero uno fra quelli per cui la Banda era finita perché con Enrico l'abbiamo fondata, scrivevamo i testi, le canzoni, pensavamo a tutte le strategie, qualunque cosa la facevamo insieme per cui mancando un partner così importante mi sentivo cadere il mondo addosso, sulla copertina di "Se mi rilasso collasso" c'è questo Atlante che regge il mondo come se non ce la facesse più e crollasse, poi grazie ai miei colleghi, ma non solo della banda, colleghi artisti, ai fan, agli amici, ai parenti, che dicevano che era giusto andare avanti, ricordandomi un po' le ultime parole di Enrico, allora ho detto ok proviamoci. Perché le ultime parole di Enrico sono state 'Ale andate avanti con la banda, con la musica perché il nostro progetto deve andare avanti'. Abbiamo provato un periodo di transizione con Cisco che non smetteremo mai di ringraziare perché ci ha dato la possibilità di traghettarci, quella non era una sostituzione di Enrico perché Enrico è insostituibile, quindi abbiamo provato con Cisco a collaborare. In concerto c'erano metà brani suoi e metà nostri rivisitati e reinterpretati insieme a lui. Il fatto poi di tornare e portare tutto in casa è stato abbastanza naturale, non che io pensassi di essere all'altezza o di essere in grado, però ci siamo guardati negli occhi non ci sentivamo di inserire in una famiglia come la Banda persone che non avessero vissuto la nostra famiglia. Sarebbe stato difficile sia per noi ma anche per chi ci ha sempre seguito, magari è più naturale vedere una persona che comunque è sempre stata sul palco e sentire una voce che comunque faceva i cori a Enrico e che è sempre stata presente. Devo essere sincero, con mia grande sorpresa e anche con grande gioia effettivamente il tour del disco dell'anno scorso - "Fandango" (leggi qui la recensione) - è stato accolto dal nostro pubblico in maniera serena tranquilla naturale, il tour è andato benissimo e il disco è andato benissimo. Chiaramente non sono stati dei passaggi indolori, sia a livello sentimentale, ma anche di strizza. Ho continuato a fare il chitarrista e in più devo fare anche il cantante e soprattutto interpretare il ruolo di frontman, e noi avevamo un frontman pazzesco, uno di quelli più bravi a tenere il palco, più bravo ad arringare la gente, più bravo a intrattenere, non è stato facile dividersi in centomila compiti. Chiaramente nessuno pretende di essere alla sua altezza, però alla fine del concerto la gente ci guarda stravolta e ci dice 'se mi rilasso collasso', quindi significa che funziona.
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