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Ezra Collective: il neo-jazz londinese diventa identità politica

20.09.2026 Scritto da Michele Boroni

“Come fai ad attraversare tanta difficoltà, tanto dolore, tanta ingiustizia e poi a uscirne con un suono come il calypso? È l'afrobeat che ti fa urlare, vero? È la dancehall che risuona dal carro a Ladbroke Grove? O magari è la garage music trasmessa da una radio pirata?”
E’ proprio in “Part 3” uno degli interludi recitati dell’attrice Letitia Wright in cui è ben chiaro il senso di questo “Here Beacuse of hope”. Nella sua voce vibrano quei sentimenti, quella forza e quell'energia che lei stessa riconosce nel sound dell’ensemble londinese jazz (e non solo) che prende il nome di Ezra Collettive.
In più occasioni abbiamo qui esaltato la vibrante scena neo-jazz londinese di cui fanno parte, tra gli altri, anche Shabaka Hutchings, Nubya Garcia e Emma-Jean Thackray, ricca di suggestioni e contaminazione e ora, con il nuovo disco, gli Ezra Collettive aggiungono anche una serie di temi politici e sociali di grande interesse.

Cosa c’è dietro la black music?

Mentre nel loro precedente disco “Dance, No One's Watching” celebravano il dancefloor, simbolo di quella consapevolezza culturale e comunitaria generata dal ballare insieme, oggi con questo “Here Because Of Hope” gli Ezra Collective cercano la risposta a una domanda profondamente legata alla loro musica. Perché la musica nera – nata da un dolore così profondo – suona così gioiosa? Il quintetto persegue questa risposta (celata nel titolo stesso dell'album) attraverso un viaggio musicale che parte dall'Africa occidentale, passa per i Caraibi e approda alla loro base londinese. Quel dolore emerge chiaramente in brani come "Don’t Worry" e "Blow Your Trumpet", che richiamano il suono di una fanfara eseguita (almeno in parte) in tonalità minore. Scegliere la gioia, ma senza negare la propria sofferenza: ecco quello che sembra essere il loro credo musicale.

Il suono della diaspora

Con questo disco, Femi e TK Koleoso insieme alla loro band presentano la raccolta musicale più ricca della loro carriera, attingendo a un universo pop legato alla diaspora che va ben oltre le origini nigeriane condivise da tre del quintetto inglese. Di particolare impatto è il singolo "Only Love", pubblicato in anticipo insieme a un videoclip potente: la partecipazione del rapper Pa Salieu proietta il brano fino in Gambia, sostenuto da fiati squillanti, un groove incalzante e da una narrazione intensa. Suonata, come sempre, magnificamente.

Viaggio musicale intorno al mondo

Attraverso 17 canzoni, per oltre un’ora di musica, gli Ezra Collective toccano tappe anche molto distanti tra loro, spaziando tra presente e storia: "Blow Your Trumpet" e "Birdie Sings" avanzano con passi da gigante – in stile reggae – verso una UK dancehall del 2026, mentre "El Corazon" è pura festa latina. Qua e là si colgono voci festose in sottofondo derivanti da un gruppo di 50 persone tra familiari e amici che ha accompagnato gli Ezra durante le registrazioni agli Abbey Road Studios, in una sorta di occupazione pacifica.
Tuttavia, in “Here Because Of Hope”, i sorrisi del quintetto – solitamente radiosi – appaiono meno fissi; il gruppo stesso descrive questo cambiamento come una sorta di "maturazione".
Il disco è un percorso che porta a lasciarsi alle spalle le vecchie ferite, giungendo a una celebrazione "fusion" ricca di sfumature al ritorno a Londra. "Here Because of Hope" racchiude tutto ciò che ci si potrebbe aspettare da una band: le loro vite, il loro obiettivo, il ritmo, il senso di collettività e, soprattutto, la speranza.
 


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