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Emis Killa torna alle origini: “Ora il rap non è più da nerd”

03.12.2025 Scritto da Lucia Mora

La (seppur mancata) partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo sembrava indicare un avvicinamento al pop, al mainstream, o quantomeno un allontanamento dal rap più puro. Con “Musica tristeEmis Killa scioglie ogni riserva e dubbio: “Voglio fare quello che mi piace di più”. 

Malgrado un titolo che potrebbe suonare fuorviante, infatti, la cover del nuovo album – popolata da volti femminili mascherati che fanno il dito medio e mimano pistole – mette subito in chiaro gli intenti: “Non voglio che la gente idealizzi erroneamente il disco. Già dal momento in cui annunci il titolo, uno si fa un’idea, poi quando esce sente tradite le proprie aspettative, perché la musica non è come se l’aspettava. Non volevo creare l’idea di musica lagnosa. Me lo ha insegnato Jake La Furia: il rap è intrattenimento, a discapito di chi dice che il rap è solo protesta. Il rap è nato nei block party, e quando ha la presunzione di essere solo concettuale… non fa per me”.

L’ispirazione nasce scrollando il feed di Instagram: “Mi ha colpito la caption di un post di uno dei miei compositori preferiti, Eric Christian. Aveva scritto: non sono triste, la mia musica lo è. Ci ho riflettuto, e mi sono reso conto che anche gran parte della mia musica lo è, persino molte hit. C’è anche speranza, certo: da un contesto difficile ci si può elevare e diventare persone di successo, alla fine questo è il messaggio della mia carriera, ma i miei testi e le tonalità spesso sono tristi”.

Ispirato da un post Instagram, ma anche dal presente: “Mi piace che Musica triste sia il riflesso del nostro periodo. Un periodo in cui la musica ha perso valore, perché il progresso ci ha distratto ed è calata l’attenzione su tante cose – compresa la musica. Prima ascoltavi con attenzione perché investivi anche dei soldi nella musica; oggi si liquida tutto molto più in fretta, ed è triste, perché nella musica c’è l’anima delle persone. Con questa cosa ho fatto pace da un po’”.

Una disillusione che porta con sé un’amara consapevolezza: “Non credo che la musica cambi il mondo, purtroppo. Se bastasse una canzone, non racconteremmo i nostri fallimenti, ma parleremmo solo di pace e di emozioni positive. La musica è influenzata dalla realtà, non il contrario”. Quindi, se i tempi cambiano, cambia anche la musica: “Ora il rap non è più da nerd come una volta. Un po’ quei tempi li rimpiango, perché se le persone si avvicinavano a questo genere era per passione; oggi si compra una collana solo perché ce l’ha Lazza. È un mondo tutto di facciata, frivolo, non mi ci rivedo. Il boom sul mercato ha portato benefici a tutti, compreso il sottoscritto, ma mi manca la libertà che c’era una volta.”.

Oggi, però, c’è più libertà di cambiare – cosa che a Emis Killa non dispiace affatto. “Sono invidioso di artisti come Jovanotti, che alla loro età sono riusciti a reinventarsi. Spero capiti anche a me, ma senza forzare la mano. La scelta di andare a Sanremo è nata anche da questo. Mi sono detto: forse è arrivato il momento di fare qualcosa di diverso, di mettermi in discussione, pur con il rischio che qualcuno potesse non capire il mio personaggio. Ma ero pronto, la vita è fatta di sfide. Poi arrivavo lì con un percorso solido, sapevo che non avrei perso i miei fan”. 

Quest’anno, invece, niente Festival: “Conti con me è stato un signore, molto corretto. Ha sempre speso buone parole per me e non è assolutamente vero che lui o la Rai mi hanno invitato a non partecipare dopo l’inchiesta: è stata una mia scelta e probabilmente mi avrebbe riaccolto anche quest’anno, se avessi voluto. Ma sono una persona istintiva e non me la sono sentita, anche perché poi il disco ha preso una piega molto rap e non avrebbe avuto senso andare là con una canzone più cantautorale e melodica. Però c’è la possibilità che io ci torni, assolutamente. Non chiudo nessuna porta”.

Potrebbe esordire in futuro sul palco dell’Ariston con una canzone d’amore, perché “le donne sono state protagoniste in gran parte della mia carriera. Mi piaceva tributarle con questa copertina, dove sono contento di non comparire e di non essere io il protagonista: mi sembrava una scelta originale, ma soprattutto matura”. Una maturità che si traduce anche in coerenza: “Devi mantenere l’ispirazione che ti ha portato dove sei. Io mi sento sempre di avere vent’anni quando faccio rap, anche se al di fuori sono molto diverso rispetto a com’ero da ventenne. Ho sempre cercato di mantenere lo stile, perché è quello che ha fatto affezionare i miei primi fan. Ma invecchiando bisogna saper trovare un equilibrio: bisogna essere credibili”.


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