C’è un momento, verso metà di “Musica triste”, il suo tredicesimo progetto tra album, ep e mixtape, uscito a due anni dal buon "Effetto notte", in cui sembra davvero che Emis Killa abbia trovato la chiave: quella della maturità. Non intesa come “serietà” a tutti i costi, ma come capacità di unire in modo alto ispirazione, autenticità e coerenza. Il disco si apre con “Luna storta”, una sorta di manifesto in cui Emis (qui la nostra intervista) si sente libero di dire tutto, senza filtri: un brano che annuncia subito la voglia del rapper di raccontare e raccontarsi senza compromessi, anche in modo crudo.
In quel frangente, e in altri momenti centrali dell’album, Emis suona lucido, centrato, a tratti vulnerabile. È qui che il disco mostra il suo potenziale più alto, con alcune delle tracce migliori della sua carriera recente. Tra queste svetta su tutte la title track. Una confessione quasi a voce bassa, in cui il rapper di Vimercate scava, spiegando a denti stretti quanto il successo possa consumare e quanto la malinconia sia parte del suo fare musica, parlando anche di questioni personali e di famiglia. È una delle sue prove più sentite: scrittura precisa, immagini efficaci, atmosfera trattenuta che valorizza la vulnerabilità senza scadere nel melodramma lacrimevole.
Tra i pezzi riusciti, cambiando registro, c’è anche “Robb Stark” (feat. Salmo), uno dei più aggressivi del disco. Qui Emis torna a mordere: punchline e trama cupa la rendono solida. Altri momenti da evidenziare sono “Sogni sporchi”, “Phrate”, brano sull’amicizia e la fratellanza che colpisce per sincerità e tono diretto, e “Ambra” (feat. Tedua), più che altro un pezzo d’amore malinconico ma lucente, costruito su un’ottima produzione. Funzionano anche “Mare di notte” e “Una siga fa” (feat. Papa V e Nerissima Serpe), che recupera la forza del racconto autobiografico degli inizi. Ma “Musica triste” non è solo questo. In mezzo, Emis inserisce dei riempitivi e diversi brani che sembrano quasi appartenere a un altro disco: tracce leggere o centrate su dinamiche uomo-donna già ascoltate troppe volte. Risultano prevedibili, quasi scolastiche. “Staila” (feat. Flaco G), “Mama”, “Calda” (feat. Tony Effe) sono tre esempi, rompono il filo emotivo costruito altrove con più forza.
Va bene l’idea di realizzare un disco eterogeneo e volutamente senza filo conduttore, con canzoni anche di intrattenimento, ma il gap qualitativo tra le prime tracce citate e queste ultime, più love e da club, è vasto. Il risultato finale è quindi un album che oscilla tra profondità e routine, tra intuizioni e scelte dettate da automatismi narrativi: nightlife, relazioni raccontate di fretta, immagini già sentite. “Musica triste” contiene alcune delle migliori canzoni di Emis Killa degli ultimi anni e nei suoi momenti più alti mostra un rapper capace di guardarsi dentro con coraggio. Ma fatica a mantenere la rotta, diviso tra l’urgenza di svelarsi, il richiamo del già visto e di un “politicamente scorretto” a volte forzato, quasi a tutti i costi. Poteva essere, e per qualche minuto lo è, il disco della maturità. Ma non rimane abbastanza a lungo su quel territorio per diventarlo davvero. Probabilmente a Emis neppure importa raggiungere quello status, ma è un peccato perché è come se rimanesse incatenato a terra, con due grandi ali sporche di catrame.
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