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Einar Solberg unisce prog metal e orchestra

30.04.2026 Scritto da Lucia Mora

Vox Occulta è il nuovo, interessante capitolo della storia solista di Einar Solberg, il frontman dei Leprous. Mentre il precedente 16 era un mosaico sperimentale di generi diversi, questo nuovo lavoro si presenta come un'opera più a fuoco, coesa, massimalista e profondamente cinematografica. Collaborando con la Norwegian Radio Orchestra, Solberg abbandona quasi totalmente i sintetizzatori - marchio di fabbrica dei Leprous - per abbracciare un suono organico, imponente e stratificato.

Tra metal e orchestra

Che metal e orchestra possano andare d'accordo è risaputo; S&M, il live dei Metallica con la San Francisco Symphony Orchestra, è lì a dimostrarcelo. Per il suo disco, Solberg affida il difficile compito di unire questi due mondi al produttore David Castillo (Opeth, Katatonia). L'obiettivo? Bilanciare la densità di un'orchestra sinfonica con l'impatto di una sezione ritmica metal moderna.

La scelta di eliminare l'elettronica sposta l'intero peso atmosferico sugli archi e sugli ottoni. Questo permette al disco di respirare, con una dinamica in cui il riverbero è naturale e non filtrato. Il mix privilegia la separazione degli strumenti: nonostante i (quasi) 12 minuti di Grex presentino una stratificazione sonora estrema, le frequenze della chitarra di Pierre Danel rimangono nitide senza soffocare i violoncelli. L'album gioca costantemente su contrasti di volume, passando da sezioni quasi impercettibili a picchi orchestrali.

Una voce drammatica

La voce di Solberg cerca di andare oltre il canto per diventare uno strumento orchestrale aggiunto. La sua tecnica ha raggiunto una maturità che fonde tre registri principali: il falsetto, il belting (registro di petto, ben valorizzato fin dall'inizio con Stella Mortua) e il ritorno allo screaming (come nella sopracitata Grex), non tanto come richiamo ai Leprous quanto come esigenza drammatica.

Vox Occulta infatti unisce lo sguardo cinematografico di Solberg, la sua ambizione di autore di colonne sonore, e la sua identità di compositore prog. È un'opera imperiosa, oscura (fin dal titolo) che richiede un ascolto attento e un buon impianto (o delle buone cuffie), per non farsi scappare i tanti dettagli di questo vasto puzzle.


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