La prende alla leggera, con un misto di autoironia e gratitudine. Anche rispetto a chi lo considera non abbastanza big per il palco dell’Ariston – cosa che puntualmente succede ogni anno con qualcuno. Nel suo caso c’è una storia fresca, il successo nato sui soical con “Non è mica te”. Eddie Brock, al secolo Edoardo Iaschi, romano classe 1997, debutta tra i Big del Festival di Sanremo con “Avvoltoi”; il 6 marzo pubblicherà la versione deluxe di “Amarsi è la rivoluzione”.
“Sinceramente non l’ho immaginato, l’ho solo sognato”, racconta a Rockol parlando dell’arrivo a Sanremo. “L’ho scoperto il 30 novembre, non lo sapevo proprio. Avevo un piccolo sentore che potesse succedere, ma non ci speravo più di tanto perché è sempre stato un sogno”. Quando la notizia è arrivata, dice, “è stata un’emozione che non avevo mai provato prima”. L’idea di presentare una canzone per il Festival, racconta, è maturata mentre “Non è mica te” cresceva sempre di più e il fenomeno si trasferiva dai social agli streaming: “Ho pensato che fosse un momento propizio per provare, parlando anche con le persone che lavorano con me. Però quando provi, per non rimanere deluso, resti sempre un po’ distaccato. Perché dici: ‘Cavolo, se poi non mi prendono e ci credevo così tanto, magari ci rimango malissimo’. Non mi andava”.
“Se non sono abbastanza big? Può essere”
Ogni anno, a Sanremo, si riapre la discussione su chi sia o meno abbastanza "big”. “Potrebbero avere anche ragione, dipende da come interpretano la cosa”, risponde. “Io mi prendo questa opportunità e questo onore. Se le persone pensano che io non sia troppo big per stare a Sanremo, forse hanno ragione dal loro punto di vista. Io vado là e dimostro quello che devo dimostrare, cercando di essere me stesso e di fare emozionare le persone. Ma se sono big o non big, a noi che ci frega”, dice con una risata.
“Avvoltoi”, precisa, è stata scritta dopo “Non è mica te”, ma non nasce pensando al Festival: “L’ho fatta a fine luglio, agosto. Volevo uscire con un singolo nuovo che rappresentasse il mio percorso, non c’era Sanremo nei piani. Non avevo idea che potesse finire lì. È proprio una parte di me, un prolungamento del mio percorso”.Il caso “Non è mica te”: “Non ho capito il meccanismo”
“Non è mica te” è diventata un caso a partire dalla sua circolazione sui social ma, spiega, non ha cambiato il suo modo di scrivere: “Non ho capito il meccanismo di quello che è successo… Ho scritto una canzone come le scrivo sempre, perché volevo raccontare una storia. Non c’è stato un meccanismo. Se vai a vedere, non ha neanche una struttura classica: c’è la strofa, poi il ritornello, poi un doppio ritornello, non c’è uno special vero e proprio. È un flusso di coscienza: ti cito James Joyce perché devo far finta di sapere qualcosa… Ma in realtà mi piaceva raccontare quella storia e l’ho raccontata. Se mi metto a costruire le canzoni in modo troppo rigido, con i muri della struttura, mi spengo”.
Il brano è diventato anche colonna sonora di “edit” calcistici, di video in particolare legati alla Roma. “È una cosa stupenda”, dice. “Le canzoni hanno mille vite. Magari la mettono sotto un video su Stepinski del Verona: tu diresti ‘ma chi è Stepinski?’. E invece funziona. Le persone interpretano a modo loro un’idea che non era neanche quella. Pensa a quante storie può avere la stessa storia”.La scuola romana e il duetto con Fabrizio Moro
Eddie Brock viene accostato alla scuola romana del cantautorato, quello classico e quello che arriva dall’indie. “Mi ci riconosco eccome. Se mi accosti a quella casa lì, sono la persona più onorata del mondo. Se posso anche in una piccola parte rappresentare la mia città, sono contentissimo”.
Nella serata delle cover duetterà con Fabrizio Moro sulle note di “Portami via”, brano con cui il collega andò in gara nel 2017. “Appena mi hanno chiamato, ho detto: il primo sogno è andare a Sanremo, il secondo è cantare con Fabrizio. L’ho chiamato, sperando bene, perché non è dovuto che venga con me. È stato educato, gentile, disponibile. Abbiamo scelto questa canzone perché ho cominciato a guardare il Festival più assiduamente proprio quando vinse lui”.
Di Moro sente vicino anche il percorso: “Quando avevo 24 anni mi sentivo già grande per fare questo lavoro. Ascoltavo Moro e pensavo: allora pure io posso farcela. E alla fine avevo ragione”.“Amarsi è la rivoluzione (Deluxe)” e il tour
Il 6 marzo uscirà “Amarsi è la rivoluzione (Deluxe)”. Oltre ad “Avvoltoi”, conterrà il duetto con Moro (inciso in studio) e un nuovo brano, “Il tuo universo”. “È una canzone a cui tengo molto e che ho voluto mettere dentro. Spero che si riscoprano anche altre canzoni magari non ascoltate quanto meritavano”.
Poi il tour che prenderà il via il 26 marzo a Milano (Santeria Toscana), per poi proseguire il 29 marzo a Roma (Largo Venue), il 3 aprile a Napoli (Duel Club) e il 4 aprile a Catania (ECS Dogana), per continuare in estate.
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