Gli Anni ’80, del resto, si stavano avviando verso la loro conclusione, portandosi dietro il pop brillante e radiofonico che li aveva definiti: lo spettro dell’AIDS e le disillusioni politiche avevano già iniziato a segnare una cesura profonda nello spirito del decennio, trasformando un’era di euforia e colori sgargianti in un periodo di tensione e consapevolezza amara. È in questo contesto che George Michael, a 24 anni, chiude gli Wham! in soffitta e con “Faith” ridefinisce il suo personaggio. Lo fa ripresentandosi al mondo con un disco che unisce pop, soul, funk e rockabilly, ma soprattutto con un controllo creativo quasi assoluto. Lo stesso che aveva cominciato a ricoprire già durante gli ultimi anni del duo composto insieme a Andrew Ridgeley, intraprendendo con brani come “Careless Whisper” — pubblicato in alcuni territori non a caso a nome “Wham! featuring George Michael” — una direzione più sofisticata e adulta rispetto al pop spensierato che aveva reso celebre il duo. Il risultato è clamoroso: oltre 25 milioni di copie vendute a livello mondiale, un Grammy Award vinto come “Album of the Year” e quattro singoli consecutivi — “Faith”, “Father Figure”, “One More Try” e “Monkey” — arrivati al numero uno della Billboard Hot 100, la classifica settimanale dei singoli più venduti negli USA.
Da idolo delle ragazzine a perfezionista ossessivo
“Faith”, che alla vigilia del quarantennale della sua pubblicazione torna oggi sul mercato in una nuova edizione in vinile, prima ristampa dopo oltre dieci anni (l’album, acquistabile a questo link sul sito di Sony Music, è pubblicato in diverse versioni limitate: Red & Black Marble, picture disc, doppio vinile black con Blu-Ray e CD — la nuova edizione 2LP marmorizzata da 10 tracce include “I Want Your Sex – Pts. 1, 2 & 3, The Monogamy Mix”), è un album enigmatico. Lo è a partire dall’immagine virile e americanizzata con la quale George Michael si ripropone: giacca di pelle, jeans, sguardo sicuro. L’obiettivo è quello di costruire un personaggio più adulto: «Faith (“fede”, ndr), come parola, rappresenta il modo in cui mi sentivo in quel momento. Era una parola che rappresentava la mia speranza e il mio ottimismo». Quando spedisce nei negozi l’album, il cantautore britannico chiede di essere riconosciuto come un musicista completo, non più come la metà di un fenomeno teen-pop. Se gli Wham! avevano incarnato musicalmente la leggerezza e la frivolezza di ciò che erano stati fino a quel momento gli Anni ’80, “Faith” mescolava invece rock, soul, funk e R&B con una sicurezza adulta. Il riff di chitarra del brano che dava il titolo all’ellepì era dichiaratamente rock’n’roll, “One More Try” una ballata quasi gospel. Uno degli aspetti più affascinanti di “Faith” rimane proprio il suo processo creativo: Michael lavora quasi in solitaria, programmando batterie, suonando strumenti, curando arrangiamenti e produzione. L’idolo delle ragazzine lascia il posto a un perfezionista ossessivo.
I testi, tra Aids e provocazioni
La maturità è testimoniata anche dai testi, dai quali emergono tensioni profonde: desiderio, senso di colpa, spiritualità, bisogno di controllo. Brani come “Father Figure” e la stessa “One More Try” rivelano una vulnerabilità intensa, mentre “I Want Your Sex” — oggi inclusa nella ristampa nella versione completa “Pts. 1, 2 & 3, The Monogamy Mix” — fu all’epoca oggetto di polemiche e censura. In piena crisi AIDS, il brano oscillava tra provocazione pop e dichiarazione di sessualità consapevole, aggiungendo un ulteriore livello di complessità a un album già stratificato. George non stava più raccontando l’edonismo reaganiano degli Anni ’80, ma il lato oscuro di quel decennio. Per la leggerezza adolescenziale non c’era più spazio.
Un disco inquieto e seducente
Riascoltato oggi, a distanza di quasi quarant’anni dalla sua uscita, “Faith” resta un disco luminoso e inquieto, seducente e ambiguo. È l’album che ha consacrato George Michael come uno degli artisti solisti britannici più venduti di tutti i tempi, ma è anche un’opera che anticipa le tensioni tra immagine pubblica e identità privata che segneranno la sua carriera. «Avevo ancora bisogno di sfide, oltre a quella principale di scrivere musica migliore. Essere di successo è qualcosa che devi guadagnare. Quello era un nuovo inizio: ero io», avrebbe detto.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link