Il mondo della musica, spesso avvolto nel mito inossidabile della sregolatezza, sta vivendo un profondo e necessario cambio di paradigma. Sempre più artisti stanno trovando il coraggio di smantellare la facciata del successo per mostrare la vulnerabilità che si cela dietro le quinte. Di recente, l'ex batterista degli Slipknot Jay Weinberg ha parlato apertamente del percorso di terapia intrapreso per elaborare la sua improvvisa separazione dalla band, sottolineando quanto sia stato fondamentale per la sua salute mentale. Oggi, a fare eco a questa urgenza di prendersi cura di sé, arrivano le dichiarazioni di un altro batterista: Richard Jupp, storico co-fondatore degli Elbow.
Sebbene i loro percorsi siano nati da premesse diverse — Weinberg ha subito un licenziamento inaspettato, mentre Jupp ha scelto volontariamente di fare un passo indietro — il filo conduttore è lo stesso: la necessità di ridefinire la propria identità lontano dalle pressioni dell'industria musicale per salvare la propria mente.
Richard Jupp ha annunciato la sua uscita dagli Elbow nel 2017, dopo ben 25 anni di carriera passati dietro le pelli della band britannica. All'epoca, le dichiarazioni ufficiali parlavano di nuovi progetti legati alla sua scuola di batteria e a enti di beneficenza. Adesso, in una recente intervista a "BBC News", il musicista ha finalmente rivelato il vero peso di quella decisione, raccontando una storia di dipendenza, di consapevolezza e di rinascita.
Eppure, dietro l'apice del successo, si nascondeva un disagio profondo. Jupp ha puntato il dito contro la normalizzazione dell'alcol e delle droghe all'interno dell'industria musicale, un ambiente che per decenni ha scambiato l'autodistruzione per un "rito di passaggio". «Ho visto, all'interno del settore, persone che continuano a perpetuare quel mito del rock'n'roll», ha spiegato il batterista, ammettendo di aver partecipato in prima persona a quella cultura tossica.
Il punto di rottura è arrivato al compimento dei 40 anni. Dopo essersi reso conto di avere un problema, Jupp ha deciso di provare ad affrontare un intero anno di tour completamente sobrio, per testare la sua resistenza all'interno di quell'ecosistema. La risposta è stata inequivocabile: «Mi sentivo distaccato. Mi sono chiesto: "Che valore ha tutto questo se sto andando in una direzione che non funziona più per me?"». Da quel momento, ha scelto di dire basta.
C'è un parallelo fortissimo tra le parole di Jupp e il recente vissuto di Weinberg. Per chi vive decenni all'interno di una band di successo mondiale, il gruppo non è solo un lavoro, ma un'estensione del proprio io. Mentre Weinberg ha dovuto usare la terapia per ricostruire un'identità che sentiva essergli stata strappata via, Jupp ha dovuto compiere l'atto, altrettanto doloroso, di abbandonarla volontariamente.
Oggi, entrambi i musicisti hanno trovato una nuova dimensione. Da quando ha lasciato la band, Jupp si è dedicato all'insegnamento, concentrandosi sui benefici fisici, cognitivi ed emotivi del suonare. Proprio in questi giorni, Jupp sta tenendo dei workshop di batteria in una clinica, Delamere Health, un centro di riabilitazione nel Cheshire. Ha trasformato la sua esperienza personale in un'ancora di salvezza per chi sta affrontando l'inferno della dipendenza.
«Ritmo, ripetizione, movimento e concentrazione mi aiutano a tornare al momento presente. Si tratta di condividere qualcosa che mi ha davvero aiutato a rimanere con i piedi per terra e a stare bene», ha concluso. «So che cosa significa guardare alla propria vita e decidere che qualcosa deve cambiare. Poter offrire qualcosa che aiuti queste persone a riconnettersi con se stesse e con la vita ha un significato incredibilmente importante».
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