Prima che i Blondie diventassero i paladini locali del punk e della new wave, e firmassero con l’etichetta britannica Chrysalis, la cantante Debbie Harry lavorava come cameriera al Max’s Kansas City, uno dei club più celebri di New York, frequentato da chiunque, dall’ex Beatle John Lennon all’artista Andy Warhol. Era la prima metà degli anni Settanta e New York era una città in declino, stretta nella morsa di un’ondata di criminalità violenta. Ovviamente, chi lavorava in città di notte – che fosse in hotel, bar, ristoranti o persino nei teatri – doveva correre i propri rischi. Al tempo, Debbie Harry sapeva bene che girare per le strade la sera tardi poteva vole dire attirare attenzioni indesiderate. Una volta, in particolare, a Debbie capitò un incontro terrificante con colui che lei ha sempre identificato come il noto serial killer Ted Bundy. Prima di riportare l'eposidio della sua autobiografia "Face it", pubblicata nel 2019, Harry tornò con la memoria a quella sera in cui salì sul Maggiolino Volkswagen di Bundy nel corso di un'intervista rilasciata a Mojo nel 2002. Come ripreso da Loudersound, ripensando all'incontro con il pluriomicida arrestato nel 1978, la cantante raccontò:
Come riferì precedentemente in un altro racconto del 1989, Debbie Harry narrò che a quel punto cercò di infilare il braccio nello spiraglio del finestrino lato passeggero, cercando di aprire la portiera dall’esterno. "Non appena lui se ne accorse, cercò di svoltare l’angolo a tutta velocità. Io venni sbalzata fuori dall’auto, atterrando in mezzo alla strada. Sono stata fortunata, davvero", ricordò a Mojo.