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David Bowie: la storia di "The man who sold the world" (parte 3)

04.11.2025 Scritto da Paolo Madeddu

Fu con una certa sorpresa che Bowie vide questa canzone diventare il manifesto postumo dell’ultima grande rockstar, Kurt Cobain. Il quale per di più non l’aveva mai sentita in gioventù, al pari della produzione più celebrata del suo autore.
Chad Channing, batterista dei Nirvana fino al 1990, sostiene infatti di essere stato lui ad averla fatta conoscere a Cobain e a Krist Novoselic. Pat Smear sarebbe invece il responsabile dell’inserimento del brano nella scaletta della fatidica esibizione per MTV: “Avevamo stabilito che avremmo fatto una cover e Kurt voleva farne una di Bowie. Nella sua collezione vidi l’album che conteneva 'The Man Who Sold The World' e gli dissi che avremmo dovuto fare quella”.


Quanto a Cobain, nell’introdurre il brano disse al pubblico: “Vi assicuro che questa la rovinerò”. In realtà, come ha poi confermato la violoncellista Lori Goldston e come si può vedere nelle prove dello show, non c’era particolare motivo di preoccuparsi. Così, a canzone conclusa, dopo aver mormorato “Questa canzone è di David Bowie”, il frontman disse al pubblico: “Alla fine non ho fatto errori”.
Resta un piccolo enigma la modifica alla frase “I’ve gazed a gazely stare at all the millions here”, che nella versione nirvaniana sembra diventare “with multimillionaires”, fornendo un argomento a chi pensa che Cobain vedesse rispecchiate nel testo di Bowie le proprie sensazioni di estraniamento rispetto all’industria del disco. Ma la pronuncia non è limpidissima e c’è il rischio concreto che l’intera interpretazione sia più visionaria dell’artista stesso.
In ogni caso, ben prima che la popolarità della cover crescesse in maniera inarrestabile, la band adottò la canzone in via definitiva inserendola nella scaletta del suo ultimo tour, nel quale – pur mantenendo la violoncellista sul palco – la suonò in modalità decisamente plugged.


“Rimasi semplicemente sbigottito quando scoprii che Kurt Cobain apprezzava il mio lavoro, e avrei sempre voluto parlare con lui dei motivi per i quali aveva deciso di interpretare 'The Man Who Sold The World'”, ha detto Bowie in un’intervista a "Spin" nel 1995, poco tempo dopo il suicidio del ventisettenne collega. “Ne hanno fatto una versione molto pulita e in qualche modo molto onesta"
Nel 2002, a "Blender": “La interpretava in un modo molto dolente, e lo dico il più gentilmente possibile. Non ho mai visto il video fino a dopo la sua morte: era un po’ incerto con la chitarra e c’era un che di lamentoso nella sua voce, che dava alla canzone certe sfumature che prima non c’erano. La sua interpretazione sembrava esprimere un coinvolgimento molto personale, la mia era molto più sfiduciata. Mi ero completamente dimenticato di quella canzone, però a quel punto ho iniziato a farla sul palco; mi ha fatto pensare: ‘Be’, in effetti è davvero una buona canzone’”. 
Nel 2017, in occasione di un tributo a Bowie, i Nirvana superstiti hanno eseguito nuovamente il brano dal vivo con Beck in qualità di cantante.

(Paolo Madeddu)

 

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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(Articolo originale su Rockol.it)

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