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Dai Soen ai Porcupine Tree: il prog conquista il novarese

05.09.2026 Scritto da Lucia Mora

La prima serata del 2DAYS PROG +1 Festival a Revislate ha confermato la vocazione di questo palco, attivo ormai da 18 anni: un crocevia in cui la tecnica si mette al servizio dell'emozione. A battezzare un venerdì sera di grande intensità sono stati i Black Pie, che hanno riversato sul pubblico un'energia ruvida e subito coinvolgente. Un'esibizione frontale e ben a fuoco, perfetta per rompere il ghiaccio. Subito dopo, le atmosfere si sono fatte più stratificate con gli Anaid: la formazione ha spostato le coordinate verso territori più dilatati ed esplorativi, tessendo trame complesse e sfoggiando un fraseggio ricco di sfumature dinamiche. Una performance elegante, che ha preparato il terreno con la giusta tensione prima dell'arrivo dei pesi massimi.

È infatti con l'ingresso dei Soen che la dimensione ritmica e compositiva ha cambiato marcia. Al centro di questo meccanismo perfetto c'è, inevitabilmente, Martin Lopez, che il mondo del prog lo conosce bene (Opeth, Amon Amarth). Dietro le pelli, Lopez scandisce il tempo e respira con la musica. Il suo talento risiede in un tocco che unisce il peso specifico del metal a un groove flessuoso, quasi latino. Non c'è mai un passaggio in cui la tecnica (pur eccellente, spinta da un doppio pedale devastante) sovrasti il brano: Lopez suona per la canzone, gestendo le dinamiche con una sensibilità che trasforma la poliritmia in pura narrazione.

Il vero climax emotivo della serata si è consumato con l'arrivo dei Voyage 35. Riportare sul palco il repertorio "dimenticato" della prima era dei Porcupine Tree era una scommessa ambiziosa, ma il risultato è stato di una magia più unica che rara. Ritrovare Colin Edwin al basso e John Wesley alla chitarra in questa veste ha riaperto un cassetto prezioso della storia del prog moderno.

Il basso di Edwin è tornato a fare da baricentro esatto della scena: impeccabile, caldo, ipnotico. Le sue linee non sono mai invadenti, ma costruiscono fondamenta solide su cui far librare le atmosfere psichedeliche e dilatate tipiche di quel primo periodo (da Dark Matter all'irrinunciabile Radioactive Toy). A dialogare con le sue frequenze, la chitarra di Wesley ha graffiato l'aria di Revislate con un'espressività viscerale. Wesley conosce quei brani dall'interno, e i suoi assoli reinterpretano il passato con una carnalità e un dolore latente che rifuggono qualsiasi edulcorazione; proprio in Dark Matter le sue sei corde sono state protagoniste di un solo magistrale.

Ascoltare brani che sembravano ormai consegnati solo agli archivi dello studio di registrazione, riproposti con questa autenticità e con questa chimica tra i musicisti, ha trasceso la semplice operazione nostalgia. Un viaggio immersivo in un'epoca in cui il progressive stava riscrivendo le proprie regole, un'esperienza che ha ricordato al pubblico perché si continua a cercare rifugio sotto questo palco. Questa sera, sabato 5 settembre, appuntamento con Ottone Pesante, Samurai of Prog, Ritual e la band di Martin Barre, storico chitarrista dei Jethro Tull.


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