A cavallo fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, dopo una breve ma intensa infatuazione per il punk degli inizi, complice anche il fatto di condurre in radio una trasmissione di “musica obliqua” avevo cominciato a interessarmi di musica elettronica e dintorni. Ero partito dai Kraftwerk – saltando a piè pari tutta la “kosmische musik”, che avevo sempre trovato un po’ noiosa – , avevo molto amato “N° 1 in heaven” degli Sparks con Giorgio Moroder, e avevo seguito le tracce di gente come The Normal (Daniel Miller, il fondatore della Mute, con il suo singolo “T.V.O.D.” / “Warm leatherette”), Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, senza trascurare esponenti meno estremisti come Joy Division, Human League, i primi Depeche Mode, e naturalmente il David Bowie di “Station to station”.
Proprio su un numero speciale di “Mojo” dedicato a David Bowie ho trovato la citazione volante di un nome che non avevo mai sentito, e che mi ha incuriosito. Sono andato a informarmi, e ho capito come mai era sfuggito al mio radar di allora: sono stati un duo americano, mentre io – Sparks a parte - sono sempre stato principalmente anglofilo.
La scoperta, benché tardiva, è stata interessante.
I Cybotron erano due ragazzi di Detroit, Juan Atkins e Richard “3070” Davis, con background musicali differenti ma interessati entrambi alla relazione (anche filosofica) fra uomini e macchine. Per questo scelsero di chiamarsi Cybotron, un nome che evocava il cyborg – il termine inventato all’inizio degli anni Sessanta dagli scienziati Manfred E. Clynes e Nathan S. Kline abbreviando “cybernetic organism”, per indicare un organismo che combina parti organiche a parti meccaniche.
Analogamente, la musica di Atkins e David cercava di tenere insieme il funk dei Parliament e la “motorik” dei Kraftwerk. Un ibrido europeo-afroamericano che si trova esemplificato nel primo singolo dei Cybotron, “Alleys of your mind”, uscito nel 1981.
La diffusione solo locale del brano fece sì che la successiva prova dei Cybotron dovesse aspettare un anno prima del singolo successivo, “Cosmic cars” (1982)
che fu seguito da “Clear”, forse la migliore esemplificazione del progetto musicale dei Cybotron
espressa più ampiamente e compiutamente nell’album del 1983 “Enter” (Fantasy Records).
“Enter”
“Techno City”
Ma a quel punto le strade di Atkins e David avevano già cominciato a divergere – Davis più possibilista riguardo a un’espansione con strumenti “veri”, Atkins più radicalmente essenziale – e la separazione arrivò nel 1985, con Davis che mantenne il nome Cybotron e pubblicò altri lavori negli anni successivi, mentre Atkins fondò la sua etichetta, la Metroplex, e inaugurò la stagione della Detroit techno con l’alias Model 500.
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