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Cure a Firenze tra classici e rarità: cosa aspettarsi in scaletta

12.06.2026 Scritto da Elena Palmieri

Il conto alla rovescia è sempre più serrato e manca poco al ritorno dei Cure in Italia. Dopo aver inaugurato il loro tour estivo con due concerti che hanno già riservato diverse sorprese ai fan, la band guidata da Robert Smith si prepara a salire sul palco del Firenze Rocks per quello che rappresenta il primo passaggio italiano dal 2022. Le esibizioni al Primavera Sound di Barcellona e al North Festival di Maia hanno mostrato una formazione desiderosa di guardare avanti senza rinunciare alla propria storia, alternando i brani di “Songs of a lost world” (qui la nostra recensione) ai grandi classici che hanno attraversato quasi cinquant'anni di carriera. Per il pubblico italiano l'appuntamento è fissato per domenica 14 giugno alla Visarno Arena e sarà quindi l'occasione di ritrovare una delle band più influenti della musica britannica e, allo stesso tempo, di osservare da vicino una nuova fase creativa che sembra essere già proiettata verso il futuro.

Il ritorno dei Cure in tour

Per i Cure questo nuovo tour rappresenta molto più di una semplice serie di concerti. Nel 2024 la band ha pubblicato “Songs of a lost world”, quattordicesimo album in studio arrivato a distanza di molti anni dal precedente lavoro discografico e accolto come uno degli eventi più importanti della loro carriera recente. Per l'uscita del progetto, Robert Smith e compagni hanno scelto una formula particolare per presentarlo dal vivo, organizzando soltanto una speciale serata al Troxy di Londra davanti a un pubblico ristretto (qui il nostro racconto da Londra). In quell'occasione il gruppo aveva dedicato un intero set al nuovo album prima di immergersi in una seconda parte costruita sui grandi classici del proprio repertorio.

Il tour estivo del 2026 segna quindi il vero ritorno dei Cure davanti a un pubblico più ampio e rappresenta la prima occasione per ascoltare nello stesso concerto sia le nuove canzoni di “Songs of a lost world” sia i brani che hanno reso la band una delle realtà più amate della storia del rock. È anche un ritorno particolarmente atteso nel nostro Paese, dove il gruppo mancava ormai da quattro anni e dove continua a godere di un seguito trasversale che unisce generazioni diverse di ascoltatori.

Insieme a Smith, in questa nuova serie di concerti c'è una formazione che negli anni è diventata una delle più solide della storia della band. Sul palco trovano spazio il bassista Simon Gallup, presenza fondamentale nell'identità sonora dei Cure fin dagli anni Ottanta, il batterista Jason Cooper, entrato nel gruppo nel 1995, il tastierista Roger O'Donnell e il chitarrista Reeves Gabrels, già collaboratore di David Bowie e membro stabile della formazione dal 2012. Durante il concerto al Primavera Sound, a loro si è riunito anche Eden Gallup, figlio di Simon, prendendo il posto lasciato libero dal compianto Perry Bamonte, chitarrista e tastierista della band, scomparso lo scorso dicembre all'età di 65 anni dopo una breve malattia.

Cosa aspettarsi dai Cure a Firenze: la possibile scaletta

Provare a prevedere una scaletta dei Cure non è mai semplice e i primi due concerti del tour lo hanno dimostrato chiaramente. Sia al Primavera Sound sia al North Festival, Robert Smith e soci hanno mantenuto una struttura di base molto simile, ma hanno inserito anche diverse variazioni che hanno trasformato ogni serata in un evento unico. A Barcellona il gruppo ha riportato in concerto “2 Late”, assente dal vivo dal 2019, insieme a “Wrong Number”, “alt.end” e “Mint Car”. Pochi giorni dopo in Portogallo, la band ha sorpreso ulteriormente il pubblico dedicando una parentesi dello show al suo secondo album "Seventeen Seconds" del 1980, segnata dal ritorno di “Treasure” e “In Your House”, eseguite rispettivamente per la prima volta dal 2013 e dal 2011.

Se c'è però una certezza, è che alcuni dei brani più rappresentativi della carriera dei Cure sembrano destinati a occupare un ruolo centrale anche a Firenze. Nelle prime due date, aperte sempre dall'atmosfera oscura e affascinante del singolo principale dell'ultimo album,"Alone", non sono mai mancate “Pictures of You”, “High”, “A Night Like This”, “Lovesong”, “Burn”, “Fascination Street”, “In Between Days”, “Just Like Heaven”, “From The Edge Of The Deep Green Sea” ed “Endsong”, a conferma del forte legame tra il nuovo corso della band e il suo passato. Nei bis hanno trovato spazio classici immancabili come “Lullaby”, “The Lovecats”, “Friday I'm In Love”, “Close To Me”, “Why Can't I Be You?” e “Boys Don't Cry”, canzoni che da sole raccontano gran parte della storia del gruppo.

Resta poi da capire quali sorprese Smith deciderà di riservare al pubblico italiano. Le recenti riesumazioni di “Mint Car”, “Treasure”, “Want”, “In Your House”, “M”, “2 Late” e “Wrong Number” dimostrano che il repertorio dei Cure è più aperto che mai a improvvise deviazioni e che ogni concerto può trasformarsi in un'occasione speciale per riscoprire brani rimasti a lungo lontani dalle scalette. È proprio questa imprevedibilità a rendere particolarmente interessante l'appuntamento di Firenze.

La collaborazione con Olivia Rodrigo e l'attesa di un nuovo album

Mentre il tour europeo entra nel vivo, l'attenzione intorno ai Cure continua a essere alimentata anche dalle novità discografiche. Proprio oggi, 12 giugno, Olivia Rodrigo ha pubblicato il nuovo album “You Seem Pretty Sad For A Girl So In Love”, che contiene anche “What's Wrong With Me”, il brano realizzato insieme a Robert Smith. La collaborazione era stata anticipata dal vivo durante il set a sorpresa della cantante al Primavera Sound, quando i due artisti avevano condiviso il palco presentando la canzone davanti al pubblico del festival spagnolo.

Parallelamente cresce anche l'attesa per il futuro della band. Negli ultimi giorni Smith ha infatti rivelato che il prossimo progetto discografico dei Cure è già completato e pronto per essere consegnato all'etichetta. Il cantante ha spiegato che durante le sessioni successive a “Songs of a lost world” è stato registrato materiale sufficiente per più dischi e che il lavoro destinato a uscire per primo sarà ancora più oscuro e introspettivo rispetto al precedente album. Secondo il musicista, si tratterà di un progetto collegato idealmente al disco del 2022, ma sviluppato da una prospettiva differente.

Durante un’intervista concessa ieri 8 giugno a BBC 6 Music, Smith è tornato a rivelare che i prossimi due album della band, da tempo chiacchierati, sono già “finiti”, mentre è in lavorazione anche un terzo disco dal carattere più “pop”. Del progetto, già annunciato in sordina nella biografia ufficiale del gruppo lo scorso ottobre, fa parte un album di 13 brani e sarà uno dei tre lavori in arrivo. "Abbiamo registrato materiale sufficiente per tre album", ha dichiarato il frontman dei Cure: "Quindi il secondo è finito ed è pronto per essere consegnato alla Universal". Parlando del disco destinato a essere "più pop" degli altri, Smith ha detto di pensare che qualcuno possa interpretarlo come il risultato della sua recente collaborazione con Olivia Rodrigo. Ha spiegato: "Il terzo album è strano, in realtà. Adesso che sto facendo queste cose, la gente pensa: 'Ah, è perché ha lavorato con Olivia'. Perché il terzo disco è davvero molto solare. È molto pop. Non si può però paragonare dal punto di vista melodico a quello che fa Olivia, ma è la mia idea di pop dei Cure. Probabilmente è 20 BPM più lento di qualsiasi cosa faccia lei, ma rispetto a ciò che abbiamo fatto negli ultimi due anni è davvero energico. Spinge parecchio". Tuttavia, il primo disco destinato a vedere la luce, non avrà lo stesso tono positivo. "Quello che uscirà per primo, semmai, è ancora più cupo di 'Songs of a lost world'", ha sottolineato Smith: "Cupissimo è una parola orribile da usare, ma è piuttosto oscuro. È collegato a 'Songs of a lost world', ma affronta le cose da una prospettiva diversa".


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