News

Con "El Galactico" i Baustelle diventano neopsichedelici

02.01.2026 Scritto da Mattia Marzi

Fino all’11 gennaio, ripubblichiamo le recensioni dei dischi candidati ai Rockol Awards 2025 nella categoria "Miglior album italiano": è possibile votare qua.  
Qua invece le candidature per i migliori live.

Un giro in macchina tra la Pacific Coast Highway e l’Aurelia. “El Galactico” dei Baustelle è un disco che traccia un filo invisibile che lega il litorale toscano alla West Coast. Dopo aver filtrato con le sonorità orchestrali ed epiche con “Fantasma”, riscoperto il synth pop Anni ’80 con il dittico de “L’amore e la violenza” e pure il rock degli Anni ’70 tra blues, soul e boogie con “Elvis”, stavolta i Baustelle guardano al suono della psichedelia losangelina di un periodo ben preciso, quello del biennio 1966-67.

Fu in quei mesi che i Beach Boys incisero capolavori come “Pet sounds”, “Smiley smile” e “Wild honey”, che i Byrds maturarono il loro stile con “Fifth dimension” e “Younger than yesterday”, che i Mamas & Papas spedirono nei negozi uno dietro l’altro “If you can Believe your eyes and ears” (l’ellepì di “California dreamin’”, per intenderci), l’eponimo “The Mamas & the Papas” e “Deliever” e che la parabola dei Buffalo Springfield si consumò con “Buffalo Springfield” e “Buffalo Springfield Again”, prima di “Last time around”. Le chitarre Rickenbacker a 12 corde, gli arpeggi ipnotici, le armonie vocali: nelle dodici tracce che compongono “El Galactico” ci sono alcuni degli elementi più iconici e caratteristici di quei lavori.

Ma Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini, che con l’album, il decimo della loro carriera, festeggiano le loro nozze d’argento con la musica (era il 2000 quando il trio fece il suo debutto con “Sussidiario illustrato della giovinezza”, oggi considerato un cult della scena indipendente e alternativa italiana), non aspiravano ad una riproduzione nostalgica di quelle sonorità: il loro obiettivo era reinventare quelle atmosfere, traghettandole nel presente, con una visione originale e contemporanea. Da qui anche il titolo del disco, che potrebbe essere tanto quello di un potenziale bar messicano di tacos a Los Angeles quanto quello di un locale, reale, a Milano Est (esiste davvero, cercate su Google). Per farlo, hanno chiamato a lavorare al disco Federico Nardelli, un produttore giovane (classe 1989, romano), molto calato nel suono contemporaneo ma con una vasta cultura musicale, qualità che in questi anni gli hanno permesso di spaziare da Ligabue a Gazzelle, da Colapesce e Dimartino a Tommaso Paradiso, da Fulminacci a Samuel Romano dei Subsonica. Il lavoro sul suono ricorda un po’ quello dei Tame Impala degli esordi, quando Kevin Parker riprese il suono sixties dei Beatles e lo portò nel presente, anzi, nel futuro, con ritmiche più accattivanti. Non è un caso che il lavoro del genietto della neopsichedelia sia citato da Bianconi come una delle principali fonti di ispirazione del disco.

Il sound è lucente e malinconico, scintillante e lisergico. Le storie, però, sono quelle dei nostri giorni, cupi e violenti. In “Filosofia di Moana”, attraverso gli occhi della pornodiva Moana Pozzi, si racconta un bagliore che attraversa la vita e la morte , in “Una storia” ci si perde nei meandri oscuri di una violenza filmata e finita in rete, ne “L’imitazione dell’amore” neppure le canzoni sembrano ormai poter alleviare il dolore, ne “La nebbia” c’è un elogio, per l’appunto, della nebbia, l’unico elemento del reale capace di mitigare i mostri della realtà: «In quegli ellepì che abbiamo citato si respirava un certo ottimismo verso qualcosa che stava per nascere, prima che con la Summer of Love tutto assumesse l’aspetto di un fenomeno da baraccone, tra droghe e figli dei fiori. Oggi quel sogno americano è andato in crisi. Viviamo tempi cupi. L’album è lo scontro tra quel sogno e il mondo contemporaneo, un presente che è carico di spunti, anche drammatici».


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi