Prima di diventare una delle canzoni simbolo dei Bon Jovi, “You Give Love a Bad Name” era già esistita sotto un’altra forma, con un altro testo e soprattutto con un’altra voce. Pochi mesi prima che Jon Bon Jovi trasformasse il brano nel singolo che avrebbe aperto la strada al successo della sua band e di "Slippery When Wet", infatti, una parte fondamentale della melodia era finita in un pezzo di Bonnie Tyler. Quella prima incarnazione non conquistò gli Stati Uniti come il suo autore aveva sperato e fu proprio la delusione per quel risultato a convincere Desmond Child a riprendere in mano la canzone e darle una seconda possibilità.
“If You Were a Woman (And I Was a Man)”
La storia cominciò durante la lavorazione di "Secret Dreams and Forbidden Fire", il sesto album della cantante gallese, pubblicato nell'aprile del 1986 e prodotto da Jim Steinman. Dopo il successo enorme ottenuto pochi anni prima con “Total Eclipse of the Heart”, Steinman cercava per Tyler una canzone costruita secondo indicazioni molto precise. Come ricordato da Child nel 2013 e ripresa poi da "Music Radar", Steinman gli spiegò che le strofe avrebbero dovuto ricordare Tina Turner, la parte centrale i Police, gli U2 o Hall & Oates e il ritornello avrebbe dovuto avere la forza di Bruce Springsteen. Raccogliendo tale richiesta, Desmond Child scrisse “If You Were a Woman (And I Was a Man)”, pubblicata nel maggio del 1986 come terzo singolo dell’album di Bonnie Tyler.
Il brano destinato a Tyler aveva un’impostazione ancora profondamente legata alla prima metà degli anni Ottanta, con sintetizzatori, produzione pop e una componente dance molto più pronunciata rispetto alla canzone che sarebbe nata poco dopo. Anche il testo percorreva una strada completamente diversa, e trovava Bonnie Tyler impegnata a cantare delle incomprensioni tra uomo e donna immaginando un ribaltamento dei rispettivi ruoli, chiedendosi se una relazione avrebbe potuto funzionare diversamente se ciascuno fosse riuscito a vedere il mondo dalla prospettiva dell’altro. La canzone funzionò soprattutto in Europa, arrivando a vendere 250 mila copie in Francia, ma negli Stati Uniti si fermò al numero 77 della "Billboard Hot 100".
Il risultato raggiunto, per Desmond Child fu una delusione, perché era convinto di avere tra le mani una melodia molto più forte di quanto quei numeri lasciassero pensare. Child attribuì parte dell'insuccesso alla scarsa promozione ricevuta dal singolo e decise che avrebbe dimostrato di non essersi sbagliato. "Ero arrabbiato con la casa discografica perché non aveva spinto quella canzone", avrebbe raccontato il produttore e compositore in seguito: "Dissi che avrei dimostrato che era una hit. Così la scrivemmo di nuovo".
"You Give Love a Bad Name"
L’occasione arrivò quasi immediatamente, nel momento in cui i Bon Jovi stavano per mettersi al lavoro su un album capace di cambiare le sorti della band. Il gruppo aveva già pubblicato due album e aveva ottenuto qualche risultato, a partire da “Runaway”, ma non era ancora riuscito a compiere il salto che lo avrebbe trasformato in una delle maggiori rock band del decennio. Il terzo disco di Jon Bon Jovi e soci sarebbe stato decisivo e dalla PolyGram arrivò il suggerimento di affiancare alla formazione un autore capace di costruire ritornelli più immediati. Desmond Child aveva già firmato, tra le altre cose, “I Was Made for Lovin’ You” dei Kiss e incontrò Jon e Richie Sambora nella casa dei genitori del chitarrista, in New Jersey.
I tre si misero a scrivere nel seminterrato della casa della madre di Sambora. Fu lì che Child recuperò il nucleo melodico di “If You Were a Woman (And I Was a Man)”, in particolare l’idea del ritornello, e lo portò dentro una canzone completamente nuova. Jon Bon Jovi e Richie Sambora, secondo quanto raccontato successivamente dallo stesso Child, non sapevano nemmeno che quella musica provenisse da un brano già inciso da Bonnie Tyler. I tre cambiarono le parole, cambiarono il punto di vista e soprattutto cambiò il suono. Al posto del confronto sui ruoli tra uomo e donna arrivò la storia di una relazione tossica, raccontata da un uomo che si sentiva sedotto, ferito e tradito. Al posto della produzione sintetica della versione precedente entrarono le chitarre e l’immediatezza di un hard rock costruito per essere cantato da una folla.
A completare la trasformazione contribuirono Bruce Fairbairn e Bob Rock, rispettivamente produttore e ingegnere del suono dell'album dei Bon Jovi, "Slippery When Wet", originariamente pubblicato il 18 agosto 1986. Rock avrebbe ricordato che una delle parti di chitarra suonate da Sambora in "You Give Love a Bad Name" compariva inizialmente verso la fine della canzone e fu spostata all’inizio proprio per renderla un gancio immediatamente riconoscibile. Ma a stabilire fin dai primi secondi l’identità del brano fu soprattutto l’ingresso vocale di Jon Bon Jovi, con quel “shot through the heart” che precipitava direttamente nel ritornello prima ancora di lasciare alla canzone il tempo di presentarsi. Era una costruzione semplice e aggressiva, pensata per arrivare subito al punto, molto lontana dall’atmosfera della registrazione di Tyler nonostante le due canzoni condividessero la stessa origine.
La nuova versione piacque talmente tanto a Jon Bon Jovi e Sambora che la band decise di tenerla per sé, anche se in una fase iniziale il pezzo era stato preso in considerazione per i Loverboy. “You Give Love a Bad Name” diventò quindi il primo singolo di "Slippery When Wet" ,il disco con cui la band trovò finalmente una forma capace di funzionare anche fuori dal circuito hard rock.
Il 29 novembre 1986 “You Give Love a Bad Name” raggiunse il numero uno della "Billboard Hot 100", regalando ai Bon Jovi la prima vetta della loro carriera nella classifica dei singoli statunitense. Poco dopo “Livin’ on a Prayer”, ancora una volta scritta da Jon Bon Jovi e Richie Sambora insieme a Desmond Child, avrebbe ripetuto il risultato e sarebbe rimasta al primo posto ancora più a lungo. Dal canto suo, "Slippery When Wet" finì per vendere oltre dodici milioni di copie soltanto negli Stati Uniti e trasformò una band che fino a pochi mesi prima cercava ancora il pezzo capace di cambiare tutto in uno dei nomi più grandi del rock americano degli anni Ottanta.
A rendere particolare la storia di “You Give Love a Bad Name” rimase però proprio quella prima vita quasi dimenticata. La stessa intuizione melodica aveva attraversato nel giro di pochi mesi due mondi musicali differenti. Con Bonnie Tyler era diventata una produzione pop ricca di sintetizzatori, ancora legata al suono che aveva dominato la prima parte del decennio. Con i Bon Jovi acquistò chitarre, cori, un ritornello enorme e l’estetica di quell’hard rock che di lì a poco avrebbe invaso MTV e le classifiche americane.
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