La scritta “Allo sbagliato” in neon rosso in un viale milanese, poco distante dalla Bocconi, ingresso sorvegliato da una bodyguard: sembra uno speakeasy, un club di altri tempi. In effetti, il posto dove Marco Mengoni si esibirà per un mese è lo storico Teatro Principe, inaugurato 100 anni fa, negli anni '50 e '60 “il tempio della boxe” e recuperato nel 2014: ospita ancora qualche incontro, ma è soprattutto uno spazio per serate e qualche concerto. Ora è "Allo sbagliato".
Dal cantiere al club, dalle polemiche alla musica
Quando eravamo entrati, un mese fa, era stato allestito come un cantiere per una conferenza stampa in cui Mengoni interagiva con un attore che recitava la parte del capo cantiere, e agli invitati erano stati forniti caschetti e giubbetti fosforescenti. Alla “data zero” che abbiamo visto e fino a dicembre, il Teatro Principe è allestito come un club vintage ma con oggetti di design, dalle sedie alle lampade. Quella conferenza non andò benissimo: al di là della messa in scena più spettacolare che informativa, era nata per raccontare una residency, un progetto di concerti dalla formula volutamente diversa “sbagliata”, ma finì per diventare la scintilla di una polemica sui costi dei biglietti, che in alcuni casi superavano i 200 euro. Entrando alla data zero vediamo quali sono, questi famigerati posti: 29 sedute su poltrone e divani dietro quello che normalmente è il palco, mentre Mengoni canta in una parte platea con una band di 11 elementi, tutti vicini e sopra una distesa di tappeti. Davanti e a lato altre sedute (circa 80, a circa 170 euro), dietro 200 posti in piedi, in balconata altri 200 posti in piedi. I posti più costosi sono tutti esauriti, per tutte le sere: rimangono solo posti in piedi per qualche data.
Ma stasera di biglietti non si parla, c’è la volontà di far parlare la musica e mettersi la polemica alle spalle. Abbiamo assistito la data zero, quella del 4 novembre, la sera prima della platea ufficiale. Allo Sbagliato ci sono addetti ai lavori, qualche collega artista e volti noti (Checco Zalone, Antonella Clerici, Cracco, Myss Keta). Sarebbe stato interessante vedere il pubblico reale, capire chi va a questi concerti, ma l’atmosfera è quella delle serate speciali.“Non è un tour”
Mengoni entra da solo, alle 20.30: è vestito in maniera casual, a sottolineare la dimensione informale. “Non è un tour”, specifica subito prima di lanciarsi in qualche battuta per rompere il ghiaccio e chiamare la band, presentandola. È l’inizio di uno show di 2 ore e mezza, frequentemente intervallato da monologhi e aneddoti tra un brano e l’altro. Sono scelte all’impronta da un “real book”, una raccolta con i testi e gli spartiti di 60 brani provati con la band, con Mengoni che “chiama” le canzoni decidendo all’ultimo. I telefoni sono imbustati con lo stesso sistema usato da Bob Dylan qualche sera prima, Mengoni si sente libero anche di fare cose “sbagliate” . Negli intermezzi parlati non ha sempre i tempi e il piglio di uno stand-up comedian, è tutto molto improvvisato. Ma è un concerto dove l’assenza di strutture è la struttura stessa. Poi quando la band attacca è un’altra musica.
Mengoni Inizia con “Una canzone triste”, spiegando come la minima differenza tra un accordo in minore e uno in maggiore cambi tutto il mood. Scherza che magari qualche collega non conosce questa differenza, eppure è una lezione su come un dettaglio possa fare tutta la differenza del mondo. Recupera “Questa notte”, che arrangiata come “Sittin’ on the Dock of the Bay” e infatti finisce con un mash-up con il classico di Otis Redding. “Un fiore contro il diluvio” sfocia in “Wicked Game” di Chris Isaak. “Jealous Guy” di John Lennon viene arrangiata in versione sincopata alla maniera di Donny Hathaway. Non ci sono in scaletta né “L’essenziale” né “Due vite”, di cui viene accennato per scherzo il giro di piano. Invece Mengoni fa “Due nuvole” tra le poche concessioni a brani più noti c’è “Cambia un uomo”, che con il suo passo da ballata soul si incastra bene nel suono della serata.
“Felice sì, ma tutto sbagliato”
Tranne il singolo “Giornate perse” che chiude la serata, tra i brani nel “real book” non ci sono ancora quelli del nuovo album “Felice sì, ma tutto sbagliato” che uscirà l’11 dicembre, dopo le 26 serate della residency. Mi viene spiegato che è stato inciso in contemporanea alla preparazione dello show e che quindi nei soundcheck di questi giorni qualcuno dei brani nuovi verrà provato e poi messo in scaletta, assieme ai recuperi dal repertorio e alle tante cover, come “How deep is your love” o “Son of a Preacher Man”. “Questa sera posso essere un coglione”, scherza a fine serata, sottolineando la libertà che dà l’assenza dei telefonini. All’uscita vengono tolti dalle buste e l’unica foto che si può fare è quella dell’insegna.
Vedere in uno spazio del genere un artista che fa gli stadi, sentirlo alle prese con un repertorio del genere, è un’esperienza. Il modello non è nuovissimo, in realtà: De Gregori lo fa da anni in piccoli teatri di Roma e Milano, con ancora meno persone e recuperando pezzi minori. Lo fa ispirandosi a “Springsteen on Broadway”, uno spettacolo molto intimo ma con i classici, molto scritto e per niente improvvisato (e con biglietti a cifre astronomiche, ma a Broadway è la regola). Qua è volutamente “sbagliato”: il concept è quello e permette di far entrare nella serata gli errori, voluti e non. La data zero lascia soprattutto la sensazione di un artista che si diverte a cantare, che esce un po’ dal personaggio troppo “pensato” e scenografico delle ultime performance, ed è sostenuto da una band che gira a mille, con un suono spaziale. Non tutto è “giusto”, anzi: le digressioni sono un po' dispersive, e resta da capire e chi è il pubblico reale di queste serate. Ma musicalmente, l’esperimento funziona davvero bene: sarebbe bello ritrovare questa libertà ed essenzialità musicale anche nell’album di dicembre.
Scaletta del 4 novembre
Canzone triste
Questa notte
Fuoco di paglia
Can I Call You Rose
Proibito
Calci e pugni
Un fiore contro il diluvio
Jealous Guy
Proteggiti da me
Fate
How Deep Is Your Love
In due minuti
Non passerai
Cambia un uomo
Take Your Time
Who’s Gonna Save My Soul
Gravity
Every Little Bit Hurts
Due nuvole
Son of a Preacher Man
Giornate perse
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