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Come ci farebbe gli auguri di buon anno Frank Zappa?

31.12.2025 Scritto da Lucia Mora

Il copione di questa sera è già scritto: cene programmate con largo anticipo, lustrini, brindisi, botti, fuochi d’artificio e un sentimentalismo che a molti risulta soffocante e forzato. Tra questi molti ci sono anche io, come immagino tanti altri. A noi che mal sopportiamo le feste a comando non resta che un antidoto: immaginarci di essere in compagnia di Frank Zappa, seduto davanti al suo Synclavier con una tazza di caffè nero e una sigaretta accesa, pronto a distruggere tutto ciò che di convenzionale c’è in queste giornate – ovvero qualsiasi cosa.

Non illudiamoci

Il baffo più dissacrante del rock partirebbe probabilmente da una semplice osservazione: il Capodanno è la festa più inutile del calendario. Che cosa c’è da festeggiare? Il 1° gennaio non siamo meno conformisti, manipolabili e mentalmente pigri di quanto non lo fossimo il 31 dicembre.

Il Capodanno non è che un reset simbolico, utile più al mercato che alla coscienza individuale; un modo elegante per vendere spumante di bassa qualità, buoni propositi prefabbricati, palestre affollate per qualche settimana (poi basta) e un’illusione temporanea di controllo sul caos.

Zappa è quel tipo di genio pazzoide che fa una domanda scomoda al cenone solo per assistere alla reazione che causa sugli astanti, e che guarda alle feste di Capodanno come a un esperimento antropologico. Poi ti prende in disparte e ti dice: "Attento a non farti schiacciare dalla follia collettiva mentre cerchi di divertirti a comando". Zappa non ti augura di “ripartire”, ma di non fingere di farlo. Un invito a guardarsi allo specchio con onestà intellettuale: siamo gli stessi, con gli stessi difetti, le stesse paure e — se va bene — le stesse capacità critiche.

Contro il conformismo

Se c’è una critica che Zappa non ha mai mancato di avanzare, nella musica come nelle interviste, è la denuncia della stupidità organizzata. Politica, industria culturale, religione, istruzione: nessun sistema era al riparo dalla sua ironia feroce. “Vi auguro di diventare meno facili da abbindolare”: un augurio che suona quasi offensivo, ma che racchiude il cuore del suo pensiero, cioè un monito a non abbassare mai la guardia, a coltivare il pensiero critico e a saper discernere tra grano e crusca, tra chi (o che cosa) merita e chi no.

Zappa detestava l’idea che la musica dovesse essere rassicurante, e detestava allo stesso modo l’idea che le persone si comportassero come ci si aspetta da loro, senza mai uscire dagli schemi. Detestava il conformismo, quell’atteggiamento che nel Capodanno trova la sua apoteosi: stesse usanze, stessi brindisi, stessi countdown. Ciò non significa che Zappa ambisse a gesta eroiche o eclatanti, anzi: viveva di autenticità, senza troppi fronzoli. Apprezzava i pensieri non allineati, la disobbedienza intellettuale – non la ribellione di facciata. E che cos’è il Capodanno se non quel momento un po’ ipocrita che tanti aspettano per godere di una trasgressione fino a quel momento soffocata con pudore?

Trasgredire tutto l’anno

Un altro augurio à la Zappa sarebbe: non aspettate Capodanno per trasgredire. Non aspettiamo che la vita migliori da sola, automaticamente. Se l’anno sarà buono o pessimo dipenderà (anche) da quanto saremo disposti a pensare, a dubitare, a creare e a non delegare ad altri la nostra visione del mondo.

Non ci serve un anno sereno: abbiamo bisogno di un anno imprevedibile e stimolante, senza prenderci troppo sul serio. Proprio come vorrebbe Frank.


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