News

Ci vorrebbe un'altra rivoluzione come quella dei Sepultura

20.02.2026 Scritto da Lucia Mora

È il 1996. Mentre il metal classico arranca sotto i colpi del post grunge e l’alternative rock domina le classifiche, quattro ragazzi di Belo Horizonte decidono di compiere un gesto estremo: tornare alle origini. Non del genere, ma della Terra stessa. "Roots" arriva come un terremoto sismico che ridefinisce i confini del metal estremo, portando la world music nel mosh pit. Un monolite nella storia dei Sepultura e del metal in generale.

Il Tocco di Ross Robinson

Se "Chaos A.D." aveva introdotto il groove, Roots abbraccia il fango. La scelta di Ross Robinson (fresco del successo con i Korn) è fondamentale: Robinson non cerca la perfezione tecnica dei tipici producer thrash della Bay Area, cerca il "pericolo".

Andreas Kisser e Max Cavalera abbandonano le accordature standard per scendere verso un muro di suono denso, meno orientato ai riff taglienti e più focalizzato sulla pressione sonora e sulle frequenze basse. La batteria di Igor Cavalera non è triggerata: si sentono il legno, la pelle e il sudore. La produzione valorizza l'imperfezione organica rispetto alla precisione chirurgica.

L'Integrazione Tribale, oltre il campionamento

La vera rivoluzione tecnica di "Roots" risiede nella collaborazione con la tribù dei Xavante e con il percussionista Carlinhos Brown. Non per aggiungere "suoni esotici" sopra brani metal, ma per costruire le strutture ritmiche attorno alle percussioni.

L'uso del Berimbau, strumento a corda tipico della capoeira (sentito distintamente in "Attitude"), introduce una timbrica metallica ma ancestrale, estranea al canone del genere. Per non parlare della poliritmia: brani come "Ratamahatta" fondono samba, batucada e death metal. Cavalera trasforma il suo kit in un'estensione di una batteria di percussioni brasiliane, sostituendo spesso i classici fill di doppia cassa con sincopi tribali.

In "Roots Bloody Roots" sentiamo un minimalismo armonico su accordature ultra-low, l'inno definitivo del nu-metal ante litteram; "Itsári" è una registrazione field-recording nella giungla con i Xavante; "Dictatorshitfonde hardcore punk e velocità thrash, un richiamo alle radici politiche e rabbiose della band.

Ogni brano di questo disco ha qualcosa da raccontare, come sempre accade di fronte a opere magistrali.

Il "paziente zero" del nu metal

Senza "Roots", il panorama metal degli anni 2000 sarebbe stato radicalmente diverso. L'album ha sdoganato l'idea che la pesantezza non derivasse solo dalla velocità, ma dal groove e dall'accordatura. Band come Slipknot, Soulfly (ovviamente) e persino i Deftones hanno attinto a piene mani dall'estetica "fango e tribù" inaugurata dai Sepultura.

È stato l'apice creativo della formazione classica, ma anche l'inizio della fine. Poco dopo il tour di "Roots", la rottura tra Max Cavalera e il resto della band avrebbe cambiato per sempre la storia del gruppo.

Registrare con i Xavante non fu solo una scelta artistica, ma una sfida logistica. Portare generatori e macchine per la registrazione analogica nel cuore del Mato Grosso nel 1995 è un'impresa che oggi, nell'era dei plugin, sembra pura follia romantica.

Trent'anni dopo, il battito dei tamburi di "Roots" non ha perso un decibel di potenza. Un promemoria di come l'innovazione arrivi spesso guardando indietro, verso le radici più profonde dell'uomo.


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi