"Chi vincerebbe facendo a lotta, Lemmy o Dio?". È una domanda trabocchetto, perché la risposta è già scritta nella storia del rock’n’roll: Lemmy è Dio! Oggi, 28 dicembre, in occasione del decimo anniversario della scomparsa dell'iconico frontman dei Motörhead, Rockol dedica uno speciale a Lemmy Kilmister con un "mixtape" (disponibile a questo link) pensato come atto di devozione laica verso un’icona che ha attraversato decenni senza chiedere permesso a nessuno. La battuta resa popolare dal film "Airheads – Una band da lanciare" del 1994 non è solo una gag, ma una sintesi culturale. Nel metal e nel rock Lemmy non è un rivale di Dio, è una figura mitologica già collocata su un altro piano, dove la fede passa per amplificatori, palco, whiskey e volume al massimo.
Con i Motörhead la musica accelera
Ian Fraser Kilmister, noto poi semplicemente come Lemmy Kilmister, nasce a Stoke-on-Trent la vigilia di Natale del 1945 e cresce tra Inghilterra e Galles, prima che la musica diventi una direzione obbligata. Prima dei Motörhead ci sono i lavori occasionali, i gruppi beat, la Londra della controcultura, l’esperienza come roadie di Jimi Hendrix e poi gli Hawkwind, con i quali Kilmister impara che il rock può essere ripetizione, trance, eccesso. Quando viene allontanato dalla band nel 1975, Lemmy non riparte da zero e fonda i Motörhead come risposta immediata, senza ripensamenti. Il nome è tutto un programma. Nelle interviste Lemmy raccontava che il nome Motörhead nasceva da un vecchio termine gergale usato per indicare un consumatore di anfetamine, affiancato però da un’altra accezione, più innocua e concreta, legata al mondo dei motori e della velocità. Lo divertiva constatare come molti americani ignorassero completamente il significato legato alle droghe e leggessero quel nome solo in chiave meccanica, pensando ad auto, motociclette e officine. Con il tempo, Motörhead finì per entrare anche nel linguaggio comune come sinonimo di speed freak, rafforzando un’immagine che oscillava costantemente tra cultura della strada, velocità e eccesso.
Di conseguenza, con i Motörhead la musica accelera, il basso diventa arma ritmica, la voce assume il ruolo di narratore ruvido. Lemmy continuerà a ripetere che i Motörhead sono una band rock’n’roll, anche mentre il mondo li inserisce nella storia dell’heavy metal.L’immagine completa il suono
Lemmy si fa personaggio, prima che icona, disegnandosi addosso non un travestimento, ma un'uniforme: giacca nera, cappello, stivali, dettagli militari e richiami western, il microfono piazzato in alto come un punto di osservazione sul mondo. La voce sembra arrivare da un locale saturo di fumo, whiskey e amplificatori, un racconto continuo fatto di guerra, gioco d’azzardo, autorità, perdita e sopravvivenza. Il basso Rickenbacker non accompagna, ma guida attraverso accordi e distorsione come una chitarra ritmica sovralimentata. Quella introdotta da Lemmy e i suoi Motörhead è una grammatica personale che influenza generazioni di musicisti, dal metal al punk, senza bisogno di manifesti o dichiarazioni programmatiche.
Dietro l’icona resta una biografia senza idealizzazioni. Lemmy non si è mai sposato e ha sempre raccontato la propria vita sentimentale senza costruire una narrativa eroica. Ha avuto due figli, Sean Kilmister e Paul Inder, quest’ultimo incontrato anni dopo la nascita e poi presente nella sua vita adulta. Ha attraversato eccessi, dipendenze, tournée infinite, problemi di salute, senza mai trasformare tutto questo in un discorso morale. Ha parlato spesso contro l’ipocrisia del potere, delle istituzioni, della religione, difendendo una forma di libertà individuale che non chiede assoluzioni. Anche per questo Lemmy è rimasto credibile: nessuna redenzione, nessuna lezione, solo coerenza.
Dieci anni dopo la sua morte, avvenuta il 28 dicembre 2015 a causa di una forma aggressiva di cancro, Lemmy Kilmister non appartiene alla nostalgia ma a un presente che continua a usarlo come misura. I Motörhead restano un riferimento perché non promettono salvezza, ma presenza. Nel suo modo diretto di stare al mondo, Lemmy ha lasciato un messaggio semplice: suona, vivi, non arretrare. Per questo, forse, non sorprende scoprire che Lemmy affrontó la propria mortalità, e la diagnosi di cancro, con lo stesso atteggiamento immediato e senza fronzoli che ha caratterizzato tutta la sua vita. Per i dieci anni dalla morte, "Metal Hammer” ha raccolto testimonianze di familiari, amici e colleghi più stretti dell’icona dei Motörhead. In uno speciale, in particolare, sono stati raggruppati racconti e ricordi su come Lemmy avesse reagito alla diagnosi di cancro ricevuta nel dicembre 2015. Tra le persone ascoltate, l’ex manager dei Motörhead Todd Singerman - per esempio - ha raccontato: "Come ha affrontato la morte? Da campione. Quando il medico era in casa e ce lo disse, io scoppiai a piangere lì per lì. Non riuscivo a farne a meno. E Lemmy fu quello che mi consolò”. Ha aggiunto: “Letteralmente il suo unico obiettivo era crollare all’ultimo show dell’ultimo concerto dell’ultimo tour. Ci è arrivato a due settimane di distanza. Lo stesso vale per Ozzy. Sono entrambi morti esattamente 17 giorni dopo il loro ultimo show!”. Il batterista Mikkey Dee, ex compagno di band di Lemmy, ha ricordato lo stile di vita del frontman dei Motörhead narrando: "Nelle interviste la gente diceva: ‘È una tragedia’. Io rispondevo: ‘Non è una tragedia. È triste, certo, ma guardatela da questa prospettiva: Lemmy ha vissuto 70 anni secondo le sue regole, a modo suo’”. A lui ha fatto eco Phil Campbell, aggiungendo: “Che cosa starebbe facendo se fosse ancora qui? La stessa cosa che ha sempre fatto. Suoneremmo nei Motörhead. Non abbiamo mai parlato della fine, parlavamo sempre del prossimo album, del prossimo tour, del prossimo concerto, del prossimo pezzo. Saremmo ancora lì a sparare volume, che vi piaccia o no”. Kilmister è venuto a mancare due giorni dopo la diagnosi di una forma aggressiva di cancro alla prostata, e quattro giorni dopo il suo settantesimo compleanno.
Oggi non serve chiedersi chi vincerebbe facendo a lotta tra Lemmy e Dio. La risposta è già amplificata, distorta, definitiva. Buon rock’n’roll, Lemmy. E grazie per non aver mai abbassato il volume.
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