Il 29 luglio 2015, alla conclusione del tour a supporto del loro quinto album, "Get hurt", i Gaslight Anthem annunciarono che si sarebbero messi in pausa a tempo indeterminato: ai più pessimisti parve l'anticamera dello scioglimento. Al fondo di quella decisione c'era lo stato di salute mentale del frontman Brian Fallon, in quel periodo alle prese con un matrimonio che stava andando a pezzi, aveva un figlio in arrivo e doveva gestire tutte le pressioni derivanti dal music business che gli regalavano continui attacchi di ansia. Uscire dalla routine del lavoro di gruppo gli sembrò un passo importante per imboccare la strada verso il tornare ad essere una persona più equilibrata. Tempo un anno, nel 2016, Fallon diede inizio alla sua carriera solista pubblicando un album dal titolo emblematico: "Painkillers" ('antidolorifici'). A quello ne fece seguire un secondo nel 2018, un terzo nel 2020 e un quarto nel 2021. Poi, ricostruitosi definitivamente nel corpo e nella mente, trovò il coraggio di richiamare a sé i vecchi compagni per lavorare a "History books", il disco del ritorno dei Gaslight Anthem dopo nove anni. Era il 2023. Brian oggi ha 46 anni, si dice molto sereno, ha pubblicato un nuovo album solista con un titolo che richiama il luogo da cui proviene, "Not bad for New Jersey", ed è al lavoro su un nuovo disco dei Gaslight Anthem.
Solo un altro rocker del New Jersey
La serenità non è una condizione necessaria per realizzare un buon disco rock, "Not bad for New Jersey" comunque lo è. Nell'album si ritrovano tutte le prerogative musicali che contraddistinguono Fallon: il rock tirato pieno di furore ed energia e la ballata più pacata e riflessiva. La title track apre le danze senza risparmiare chitarre e romanticismo, infine l'amore trionfa. Di tutt'altro tono "Better before", qui il protagonista è coinvolto in una relazione alquanto infelice tanto da fargli maledire la sera che l'ha incontrata ('I was better before the night I met you'). "Pearls" è una ballata acustica dedicata a una ragazza che ha preferito le mille luci di New York al suo amore. "The Big Sleep" presenta il primo ospite dell'album, il cantautore country folk canadese Donovan Woods, che dà manforte come seconda voce. "On Good Terms" è una country ballad in cui Fallon viene accompagnato da Lori McKenna. Tra gli amici chiamati da Brian per arricchire i registri dell'album figura anche il frontman dei Killers Brandon Flowers - che di New Jersey se ne intende considerata la comune frequentazione di Springsteen - accade nella notturna e convincente "Love at the End of the World". La roccheggiante "Somewhere You Shouldn’t Be" scorre via impreziosita dal lavoro alla chitarra di Phil Collen dei Def Leppard. "Fading On Me" è una rock song come ne abbiamo sentite a milioni e come milioni di altre in precedenza inserita in un album non sfigura. "Walkin’ Through the Garden" profuma di zolfo e ci porta addirittura nel Giardino dell'Eden al tempo del peccato originale. Il gran finale è affidato al nero e travolgente blues rock "Wolf By the River" che si avvale dei lancinanti assoli alla chitarra del maestro Marc Ribot.
Del lasciarsi andare
Brian Fallon in una intervista a Kerrang ha rivelato: “In questo album mi lascio andare completamente alle influenze di Bryan Adams, Def Leppard e Police. Non c'è alcuna timidezza, ed è stato il primo passo per concedermi la libertà di essere me stesso. Volevo davvero realizzare questo disco come omaggio alla musica che ho scoperto per prima. Jon Bon Jovi è stato fondamentale per me, perché non ha inibizioni. Mi sono sempre identificato nell'idea di essere una sorta di Cyndi Lauper del punk rock. Lasciarsi andare e abbandonarsi a certe cose può portare a creare il proprio lavoro migliore.” Nulla di nuovo sotto il cielo del New Jersey, se non una manciata di nuove e buone canzoni che non mancano di energia e buone intenzioni: Brian Fallon si conferma rocker di comprovata qualità.
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