Otello deve morire. Desdemona deve morire.
traduzione e adattamento di Francesco Niccolini
per Dimitri Frosali
regia di Roberto Aldorasi
Iago e Otello, ovvero: due facce della stessa medaglia
Cosa resta di questa tragedia della stupidità umana e del sospetto elevato alla massima potenza, se proviamo a serbarne solo il cuore nero, quello più feroce? Loro due, Iago e Otello, complici nell’assassino, eppure uno nemico dell’altro in tutto il resto. Desdemona, Cassio, Roderigo, Emilia, Brabanzio ridotti a ombre che dialogano con i due protagonisti, diabolici, simili nella rabbia eppure così diversi: uno marionettista e l’altro marionetta, ma anche per questo legati da fili senza i quali l’uno e l’altro non possono esistere, sono spenti. Chissà, forse anche per questo Pier Paolo Pasolini nel suo cortometraggio capolavoro Che cosa sono le nuvole, li mette in un teatro di marionette a discutere di cosa è la gelosia, chi sono loro, e cosa ne sarà dei loro grandi amori: quello che lega Otello e Desdemona, e quello che lega Iago a Otello.
Scarnificata, ridotta all’essenziale più intimo e scabroso, la tragedia di Otello diventa un ritrovo di fantasmi, ferite, sospetti, dubbi, intenzioni, moventi, gelosie e vendette che tutti mischiati si trasformano in un caleidoscopio di malumori e disagi, destinati a rendere infelici i protagonisti di questa vicenda, dalla quale siamo destinati a uscire tutti sconfitti: senza più fiducia, senza amore, senza futuro.
In un’epoca in cui il femminicidio è regola cieca e spietata, la tragedia di Desdemona ritrova purtroppo uno spazio potente: tragedia insensata, superficiale, evitabilissima, tutta basata sull’arroganza del maschio, così incapace di dialogare con le persone amate da preferire la distruzione totale a qualunque possibile sconfitta.
Un attore, due ruoli, molti fantasmi intorno: una scommessa teatrale spietata ed ennesima conferma che i capolavori di William Shakespeare fanno del genio inglese l’autore più contemporaneo del nostro cupo tempo presente.