La necessità e la scelta di rappresentare testi contemporanei che non descrivono una realtà territoriale, ma una indefinita società, una condizione umana di solitudine e indifferenza, uno stato d’infelicità quasi compulsivo che richiama all'oggi, alla concretezza spietata della vita.
Un piccolo villaggio dell'Irlanda, due fratelli al limite del patologico, incapaci di vivere senza dispute e aggressioni.
Il parassita Coleman, impegnato a scroccare liquori e patatine al fratello Valene, possessivo, maniacale, che contrassegna con la propria iniziale ogni oggetto, per sottolineare al fratello le sue proprietà.
Cerca inutilmente di pacificarli un giovane prete, dedito all’alcol e frustrato dalla missione impossibile di convertire quel paesello cinico.
Solo una fanciulla nel mezzo di questo triangolo bizzarro, Ragazzina, giovane venditrice abusiva di whisky a domicilio.
Una commedia nera, concentrata in una stanza, dove delirio e stravaganza s’incontrano con umorismo e cinismo, confessioni senza salvezza si alternano a suicidi e vecchi omicidi di famiglia. La crudeltà si sottrae alla morale e si manifesta come gioco, ritmo, energia e se i personaggi aprono bocca è per insultare, rivendicare o compiangersi.
La giusta chiave di lettura di questo testo ce l’ha indicata Samuel Beckett quando ha affermato: "Non c’è niente di più comico dell’infelicità".