Il protagonista Alceste è un intransigente idealista, che pretende di comportarsi senza ipocrisie e senza piegarsi a compromessi, incapace di conciliare i propri principi etici con le consuetudini sociali. A Filinto, suo amico, Alceste spiega che pur avendo una lite giudiziaria in corso non farà niente per ottenere un giudizio favorevole. Alceste s’inimica Oronte perché giudica pessimo un suo sonetto.
Innamorato di Célimène, una giovane donna un po’ civetta ed amante della mondanità, cerca di convincerla a rinunciare al mondo a cui è abituata per amor suo. Com’è facile immaginare, la differenza dei due caratteri e modi di vivere porterà alla fine della relazione ed il deluso Alceste, che nel frattempo ha perso il processo intentatogli, deciderà di espatriare. La commedia finisce con Alceste che ripudiato da tutti, abbandona la società mondana in cui si trovava e si ritira per una vita solitaria.
Messo in scena la prima volta nel 1666, e critico di quella società d’allora, Il misantropo è un testo tutt’altro che anacronistico. Possiede ancora oggi una sconcertante attualità. In più di tre secoli è cambiata la società, ma non gli uomini che la abitano. La volontà di apparire, di essere apprezzati o meglio invidiati, l’ipocrisia dei rapporti formali in società, la svalutazione del termine amico, sono temi presenti tuttora nella società contemporanea. Oggi, all’interno di una deriva mediatica e complici di un’esasperazione dell’apparire, Monsieur Molière, con il suo Misantropo, viene, ancora una volta, per instillarci il dubbio e la riflessione sul concetto di equilibrio e di amicizia…e ieri come oggi sembra volerci dire: voi vivete male, Signori!