Nel minuto che precede la fine della sua vita, il tempo si dilata fino a diventare materia scenica. Marilyn rimane sospesa in un istante che si frantuma, si moltiplica, si trasforma. In questo spazio liminale icona e persona si sovrappongono fino a diventare indistinguibili, al punto da confondere in modo quasi impercettibile il linguaggio tra spontaneità e citazione.
Non si tratta di racconto, ma di presenza: un corpo che attraversa memoria, musica e immaginario collettivo per rimanere, una volta e per sempre, obiettivo di ogni sguardo. Lo spettacolo si realizza alternando i suoi più grandi successi a numeri originali di teatro musicale, attraverso un tessuto che intreccia fascino, icona e vita vera.