In circa quattro anni (dal 1974 al 1978), Antonio Amurri ha provveduto, ma ovviamente solo sulla carta, a sterminare ogni forma di famiglia italiana, consegnando ai lettori di allora dei comodi manuali per la soppressione di mogli, mariti, genitori, aggiungendo poi – ma solo nel 1986 – anche la suocera. Divertenti e garbati, ironici e ben scritti, senza la minima truculenza, i libri hanno sicuramente divertito alcune generazioni di lettori che, nel frattempo, sono diventati coniugi e/o genitori, senza però mettere mai in pratica i relativi suggerimenti.
L’opera teatrale (i dialoghi di raccordo sono di Francesco Fanuele) diretta da Filippo D’Alessio riporta giustamente (e a nostro parere doverosamente) l’attenzione sull’elegante drammaturgia amurriana, mantenendo coerentemente ambientazione e testo tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. I due volumi Come ammazzare la moglie, e perché (1974) e Come ammazzare il marito senza tanti perché (1976) vengono fusi assieme e legati nella sequenza scenica dalla postazione del “Telefono Amico”, soccorso a cui le coppie scoppiate si rivolgono in cerca di una soluzione.
I consigli vengono impartiti da una coppia in procinto di matrimonio, di conseguenza nella concreta possibilità di trasformarsi di lì a breve in una delle coppie che si rivolge al “sostegno” per ottenere l’agognato parere. Semplice ricorrere al “manuale” e, una volta individuata la tipologia del coniuge, indicare, semplicemente leggendo, la fantasiosa (quanto improbabile) metodologia di soppressione.
La comicità di Amurri spostata in teatro viene tutta giocata su di un piano surreale, che richiama Ionesco e Flaiano (oggi ritrovabili nella geniale contemporaneità di Lillo & Greg), ancorata al passato televisivo del “Carosello” e del “bianco e nero”. Datata? no sicuramente, ma piacevolmente agée, come potrebbe essere assistere ad uno sketch con Bice Valori e Paolo Panelli e senza dover attendere l’apertura estiva delle teche della Rai per poterlo apprezzare.