È la prima volta che Oltre il giardino arriva in teatro.
Pochi forse sanno che non è stato solo un film straordinario, ma è un’opera narrativa originale, che in parte diverge dalla sceneggiatura rivelando una semplicità disarmante nella narrazione, affascinante e potente come una grande fiaba antica. In uno scenario internazionale in cui i leader delle grandi potenze sembrano tutti uguali nell’essere privi di lungimiranza, empatia, umanità; in cui il pensiero ha lasciato il passo agli slogan e la guerra è diventata protagonista nei conflitti mondiali, raccontare la semplicità di un uomo che ha vissuto sempre solo in rapporto con il suo giardino può diventare ancora più rivoluzionario di quando il romanzo di Kosinski fu scritto. Chance Giardiniere ha vissuto per sessant’anni confinato nel suo piccolo spazio verde, che cura con amore, e non conosce nulla della realtà se non attraverso i programmi e i film che guarda in televisione. Nel giorno in cui dovrà lasciare quel giardino che è il suo mondo, le persone esterne, anche le più potenti, resteranno ammaliate dalla sua pacifica umanità, tanto da farlo diventare il consigliere del Presidente degli Stati Uniti d’America. Una sfida poetica e ironica: portare sul palcoscenico per la prima volta una storia in cui la semplicità e la pura conoscenza del mondo attraverso i fiori diventano metafora della possibile e vera natura dell’esistenza.