Quella tra Zerocalcare e Giancane sembra oggi una collaborazione più che naturale. Il legame tra il fumettista e autore romano, all’anagrafe Michele Rech, e il cantautore Giancarlo Barbati Bonanni nasce infatti dentro una scena molto precisa: Roma, i centri sociali, il punk hardcore, i concerti, le locandine e le autoproduzioni. A legarli c'è anche la passione per gli 883 e Max Pezzali. Molto prima che le loro strade si intrecciassero stabilmente attraverso le serie animate, il rapporto tra i due si è consolidato ai tempi di “Ipocondria”, il brano di Giancane con Rancore del 2018 con il videoclip illustrato proprio da Zerocalcare. Negli anni il duo ha rafforzato una delle collaborazioni artistiche più riconoscibili degli ultimi tempi, passando per “Rebibbia quarantine”, fino ad arrivare a “Strappare lungo i bordi” e “Questo mondo non mi renderà cattivo”. Ora i due hanno di nuovo unito le forze per la nuova serie di Zerocalcare, "Due spicci", appena approdata su Netflix. La sigla è nuovamente una canzone di Giancarlo, "Non ti riconosco più", che dà il titolo anche all’album strumentale che fa da colonna sonora agli episodi.
"Due spicci" è inoltre costellata di canzoni che a volte funzionano come degli easter eggs o per aumentare l’empatia dello spettatore verso un determinato avvenimento. Ogni brano scelto per gli otto episodi della serie, che segue Zero e Cinghiale alle prese con la gestione di un piccolo locale nel loro quartiere, diventano citazioni o strumenti narrativi che aiutano a entrare immediatamente dentro una scena o dentro un preciso stato d’animo. Dalle musiche di Giancane, dai Queens of the Stone Age ai Cure, passando per Le Luci della Centrale Elettrica, Joy Division, R.E.M., Smashing Pumpkins, Senza Sicura, A-Ha, Natalie Imbruglia, 883 e Tiziano Ferro, la colonna sonora costruisce un immaginario condiviso che oscilla continuamente tra nostalgia adolescenziale, disagio, ironia e malinconia. "La musica c’ha un grosso peso”, sottolinea Zerocalcare, intervistato da Rockol insieme a Giancane. L'artista spiega quindi: "Io ho cominciato a fare animazione soprattutto per la possibilità di metterci la musica. Mi piaceva l’idea che, rispetto al fumetto, insieme ad alcune scene potessi costringere le persone ad ascoltare proprio la canzone che volevo io in quel momento. Quindi la musica è davvero fondamentale”.
Come ci si sente quando esce una serie?
Zerocalcare: In passato avevo molta più ansia rispetto a come sarebbe stata accolta la serie, se sarebbe andata bene o male. Però, allo stesso tempo, non vedevo l’ora che uscisse. Tra la fine del lavoro e la pubblicazione passano sempre mesi, e io prima avevo questa smania di farla vedere il prima possibile. Adesso invece vorrei quasi che non uscisse mai.
Sul giudizio del pubblico, in realtà, oggi sono abbastanza sereno. Se una cosa piace oppure no, non vivo più quell’ansia che avevo all’inizio. Mi sento anche più solido: se qualcuno mi dice “mi ha fatto schifo”, non è una cosa che mi ferisce particolarmente. Quello che invece mi pesa davvero è tutto il contorno, il dibattito continuo, le eventuali polemiche, l’esposizione mediatica. Ecco, quella dimensione lì oggi quasi mi provoca gli attacchi di panico.È stato diverso per Giancane con la pubblicazione dell’album “Non ti riconosco più”?
Giancane: Io la vivo in maniera diversa. In questo contesto sono quello che suona, sono meno esposto - a parte quando sono sul palco. E poi a me questo mondo piace davvero, sono fissato con le sigle. Sono molto contento di aver lavorato anche a questo progetto. Per me è stato davvero un bel lavoro. Mi sono divertito anche durante la lavorazione, perché il clima era piuttosto rilassato. Alla fine il mio referente era solo Zerocalcare, che invece aveva addosso pressioni diverse, quindi capisco il suo punto di vista. La mia unica preoccupazione, semmai, era che il disco non si sentisse bene. Poi, del giudizio delle persone, pure a me non interessa. I gusti sono gusti. Anzi, quando arrivano critiche costruttive provo anche a prenderci qualcosa di utile. Semmai stranisce quando ti dicono che è tutto sempre bellissimo: non è possibile, non è vero.Già dai tempi del video musicale di “Ipocondria” del 2018 sembrava che i vostri mondi si fossero incontrati in maniera molto naturale. Come avete capito che i vostri lavori riescono a comunicare bene tra loro?
Giancane: Non so se ci sia stato un momento preciso. Mi ricordo però che quando ho pensato al video di “Ipocondria” con Rancore, scrissi a Michele perché volevo fare un video animato. E il suo era il primo nome che mi è venuto in mente.
Zerocalcare: Il nostro è sempre stato un rapporto senza intermediari, senza filtri, senza etichette. Anche perché avevamo già tantissimi amici in comune e, prima ancora di conoscerci davvero, praticamente frequentavamo gli stessi ambienti. È stato tutto molto naturale.
Giancane: Poi lui mi becca sempre in periodi un po’ storti, e in cui tiro fuori cose che magari non includerei nei miei dischi. Tipo certi pezzi al pianoforte finiti nell'album “Non ti riconosco più”, molto malinconici, sono brani che di solito tengo per me e che restano chiusi dentro casa mia. Però lui li ascolta, ci trova dentro qualcosa e magari gli fanno venire delle idee da usare nella serie."Ipocondria” è poi diventata la sigla della serie animata di Zerocalcare “Rebibbia quarantine”, che ha anticipato il primo grosso progetto per Netflix, “Strappare lungo i bordi”. La scelta di coinvolgere Giancane sul piano musicale è sempre stata una decisione naturale?
Zerocalcare: Sì, assolutamente. “Rebibbia quarantine” per me è stato una sorta di primo esperimento con l’animazione e avevo la sensazione che funzionasse. Dentro quel progetto, la sigla di Giancane era già diventata qualcosa di molto riconoscibile, quasi un elemento identitario. Per questo mi sembrava naturale ripartire da lì.
Poi, parlando con lui e chiedendogli se gli andasse di scrivere una sigla, mi sono reso conto di una cosa: io di musica non capisco veramente niente. All’inizio pensavo semplicemente di chiedergli una canzone. Non avevo neanche immaginato la possibilità di lavorare anche sulle parti strumentali, sulle atmosfere, sulla costruzione vera e propria della colonna sonora. Quando però ho capito che lui quella roba la sapeva fare davvero, che riusciva a scriverla e a darle una forma, allora mi sono attaccato a lui come una cozza.Pensando al vostro modo di lavorare insieme: che tipo di scambio avviene tra voi? Da dove nasce tutto questo: arrivano prima le immagini o la musica?
Giancane: Nel nostro caso è sempre stato tutto molto casuale, molto spontaneo. Ci sono pezzi che Michele aveva già sentito e sui quali aveva immediatamente capito che avrebbero funzionato in certi momenti della serie. Però non esiste un vero metodo nel modo in cui lavoriamo insieme. Quando, per esempio, ho fatto la colonna sonora di un film è stato completamente diverso: lì il regista mi diceva esattamente cosa serviva, in che modo, con quali intenzioni.
La cosa interessante è che Michele dice sempre di non capire niente di musica, ma non è vero. Magari non conosce l’aspetto tecnico, come io non capisco niente di disegno sul piano tecnico. Però capisce perfettamente se una cosa funziona oppure no.
Io ho tanti amici musicisti super nerd che mi parlano di frequenze, risonanze, dettagli tecnici… Ma a me, sinceramente, interessa fino a un certo punto. Alla fine la domanda è semplice: la canzone ti arriva oppure no? E Michele da questo punto di vista è una delle mie reference più importanti, quasi “l’uomo della strada”. Molto spesso ascolta i pezzi prima ancora che escano.Degli esempi?
Giancane: Per la sigla di “Due spicci” avevo mandato a Michele soltanto una strofa e un ritornello. Poi il pezzo l’ho finito anche in base a quello che raccontava la serie. La sigla di “Questo mondo non mi renderà cattivo”, invece, era un brano che esisteva già. Così come quella di “Strappare lungo i bordi”: era praticamente già fatta per tre quarti. In un certo senso Michele mi dà anche degli spunti per chiudere i pezzi, perché leggendo una cosa che ha scritto magari mi viene in mente un’immagine, una parola, una direzione nuova.C’è un aspetto preciso del lavoro dell’altro che ammirate particolarmente e che, secondo voi, vi fa funzionare bene insieme?
Zerocalcare: Io, proprio perché di musica non capisco niente, resto sempre impressionato dalla capacità di Giancane di creare atmosfere in maniera immediata. Vado da lui, magari gli dico solo una sensazione, un’emozione, e lui anche senza strumenti veri si mette sulla tastiera, tira fuori suoni e melodie. Ed è una cosa che a me sembra incredibile.
Poi c’è un altro aspetto che mi colpisce molto. Quando provo a montare una scena usando un pezzo che mi piace, spesso la sincronizzazione non funziona davvero. Nella mia ingenuità penso sempre che quella cosa non si possa fare. Invece lui riesce a modificare, adattare, plasmare una melodia facendola aderire perfettamente ai tempi e alle immagini. E lo fa con una naturalezza assurda.
Giancane: Lui ha un modo molto particolare di raccontare le cose: riesce a essere pungente, ironico, a far ridere e allo stesso tempo a colpire in maniera molto precisa. È proprio una sua caratteristica da sempre. Io ho iniziato a conoscere le cose di Zerocalcare quando pubblicava su un blog, che aveva aperto nel 2011. Era anche un periodo particolare della mia vita, e mi sono ritrovato tantissimo in quello che raccontava, nei personaggi, nei dialoghi, nel modo in cui guardava il mondo. La cosa bella di Zerocalcare è che ti fa sentire meno solo.
Zerocalcare: Nel mondo più mainstream io mi sono sentito spesso fuori posto, e tante cose che ho fatto le ho vissute quasi sperando che la gente capisse che in realtà venivo da un’altra realtà. Con lui questa sensazione non l’ho mai avuta. Non mi sono mai sentito a disagio o fuori contesto.
Giancane: Perché veniamo più o meno dagli stessi ambienti. Certo, fa sempre strano ritrovarsi in contesti molto lontani da quelli da cui arrivi. Però, fortunatamente, anche lì dentro ci sono parecchi disgraziati come noi.La musica e le canzoni giocano un ruolo sempre più centrale nella narrazione. In serie come “Peaky Blinders” la musica è fondamentale per costruire l’atmosfera, mentre in “Stranger Things” le canzoni diventano addirittura parte integrante della trama. Per le serie di Zerocalcare, che funzione hanno la musica e le canzoni?
Zerocalcare: Io ho cominciato a fare animazione soprattutto per la possibilità di metterci la musica. Mi piaceva l’idea che, rispetto al fumetto, insieme ad alcune scene potessi costringere le persone ad ascoltare proprio la canzone che volevo io in quel momento. Quindi la musica è davvero fondamentale.
Addirittura, ci sono volte in cui le canzoni vengono prima della scrittura: mi capita di scrivere una scena immaginandomela già con una certa canzone in sottofondo. È successo con “Questo mondo non mi renderà cattivo”, che prende il titolo da una canzone di Path. È stato proprio ascoltando quel pezzo che ho capito quale dovesse essere la scena centrale della serie.
Ma anche per quest’ultima serie la musica ha avuto un peso enorme. La linea narrativa di Sara, per esempio, l’ho scritta pensando a un momento preciso accompagnato da “Chakra” di Vasco Brondi come colonna sonora.
Quindi sì, la musica c’ha un grosso peso.
Giancane: Questa serie inizia con un pezzo incredibile! (“The vampyre of time and memory” dei Queens of the Stone Age, ndr).Quando nasce una serie o anche un fumetto, esiste già una sorta di playlist mentale? Una raccolta di canzoni che in qualche modo influenza la costruzione della storia, della narrazione, dello screenplay?
Zerocalcare: Io ascolto tantissima musica, soprattutto quando corro. Prima anche in macchina, molto di più, mentre adesso meno, perché sto sempre dietro al navigatore e a capire dove devo andare. Quindi il momento in cui ascolto davvero musica è soprattutto quello. E spesso, mentre corro, ci sono canzoni che - per quello che raccontano o anche solo per l’atmosfera che mi creano in testa - mi fanno venire in mente delle immagini o delle situazioni. Allora me le segno, perché capisco che potrebbero diventare parte della spina dorsale della storia. Poi quando entro davvero nella fase di scrittura, quando butto giù dialoghi e scene, spesso mi immagino già una determinata canzone legata a un momento preciso. E quindi me la appunto direttamente lì. In pratica la scrittura e la scaletta musicale crescono quasi in parallelo.
Poi c’è tutta la fase in cui faccio i primi videoboard, anche molto grezzi, brutti, montati male. Però è lì che provo davvero a capire se una certa canzone funziona sopra una scena oppure no. A volte funziona perfettamente, altre no. E a volte succede pure che il brano funziona benissimo, ma non è possibile usarlo per questioni legati ai diritti o altro. In “Due spicci”, per esempio, volevo includere anche “Everlong” dei Foo Fighters, ma non è stato possibile.Tra gli aspetti più peculiari delle serie di Zerocalcare ci sono anche tutti quei riferimenti nascosti disseminati ovunque: nelle locandine appese nelle camere, nei richiami a un certo immaginario legato all’adolescenza dei Millennial, magari deformato o parodiato, come “Guerre stellari" che diventa “Guerre tra ‘e stelle”. Anche le canzoni, a volte, sembrano funzionare come degli easter egg. Quando scegliete un brano o un momento musicale per una scena c’è anche questa intenzione?
Zerocalcare:
Sì, assolutamente. In un episodio di “Due spicci” si sente “Torn” di Natalie Imbruglia che funziona proprio come un easter egg. E poi ci sono anche riferimenti più espliciti. In un altro episodio c’è invece “Take on me” degli A-Ha, che include addirittura nel disegno una citazione del videoclip musicale originale, con l’estetica in bianco e nero e la motocicletta. In generale la serie è piena di riferimenti di questo tipo. Anche quando chiedo a Giancane qualcosa di originale, spesso parto comunque da un immaginario preciso. Magari gli dico: “Mi fai una cosa che suoni anni Novanta?”. Oppure che richiami un certo tipo di atmosfera.
Giancane: Soprattutto nella prima serie, c’era molto quell’idea di momenti musicali alla “Twin Peaks”: quei suoni che appena li senti ti portano immediatamente dentro un mondo preciso. Per me “Twin Peaks” è stata importantissima anche dal punto di vista musicale. Quando la vidi la prima volta non capivo assolutamente nulla di musica, però c’erano certe sonorità che mi mettevano addosso un’ansia incredibile. Ancora oggi mi fanno venire i brividi.Dai Cure a Le Luci della Centrale Elettrica, dai Joy Division agli R.E.M. e agli Smashing Pumpkins fino ai Senza Sicura e Tiziano Ferro: guardando gli episodi di “Due spicci”, più che nelle serie precedenti, si ha la sensazione che le canzoni, facendo leva sulla nostalgia e su un immaginario condiviso e riconoscibile, aiutino lo spettatore a ritrovarsi emotivamente dentro scene e situazioni che magari non ha vissuto in prima persona, creando comunque un aggancio personale e immediato con ciò che sta guardando.
Zerocalcare: Mi rivenderò questa osservazione nelle prossime interviste (ride, ndr). È un’impressione che non ho mai messo a fuoco finora, però è vero che quella musica fa appello a un bagaglio comune. E in qualche modo ti porta lì, dentro quella situazione.
Giancane: Secondo me è una cosa molto naturale. Magari non la razionalizzi nemmeno troppo, però senti che un certo mondo musicale funziona bene con una determinata scena, che la rende più dura oppure più leggera. Poi nella seria ci sono riferimenti che tornano sempre. Gli 883, per esempio, ci sono praticamente in tutte e tre le serie: Max Pezzali viene sempre citato.
E infatti all’anteprima di “Due spicci” al Circo Massimo di Roma una delle cose che mi ha fatto più effetto è stata sentire, poco prima della proiezione, due o tre pezzi di Max sparati dagli impianti. La gente era completamente presa, cantavano tutti. È stato bellissimo.Punk rock, rock alternative e altri generi si alternano a pezzi del pop italiano, come gli 883 o Tiziano Ferro, appunto. Come convivonoquesti due mondi apparentemente lontani nell’immaginario di Zerocalcare?
Zerocalcare: Secondo me sembrano lontani soprattutto visti da fuori. Poi nella realtà non lo sono così tanto. Nell’ultima puntata di “Due spicci” c’è un pezzo dei Plakkaggio HC, che arrivano da un mondo punk hardcore e metal molto preciso, e buona parte della band suona anche nei 666, che sono praticamente una cover band metal-punk degli 883. Magari i suoni possono sembrare distanti, ma se vai a vedere davvero i testi e l’immaginario, alla fine parlano spesso delle stesse cose: periferia, disagio, marginalità. È roba molto “Oi!”, in un certo senso.
Giancane: Io ho iniziato a scrivere pezzi anche grazie agli 883. Mi ricordo che da ragazzino ascoltai un loro brano - credo “Cumuli” - e pensai: “Ma com’è possibile che si possano fare canzoni così belle senza parlare d’amore?”. Quella cosa mi ha aperto un mondo. Da lì mi sono quasi imposto una regola: Giancane non scriverà mai canzoni d’amore. Magari le scrivo per conto mio e non le faccio sentire a nessuno, però artisticamente mi sono dato quel limite proprio grazie a Max Pezzali. Mi sono chiuso delle porte da solo, ma va bene così. E poi ci sono pezzi come “Se tornerai”: ti spezzano il cuore. Io quando uscì ero adolescente, e quella roba mi è rimasta addosso.
Sembrano mondi lontanissimi, ma secondo me non lo sono affatto. Anche perché Mx, per esempio, è un appassionato enorme di punk hardcore.In un momento della serie, l’Armadillo chiede in modo sarcastico a Zero: “Ma cosa ti hanno insegnato tua madre, tuo padre, Yoda e Max Pezzali?”. Quindi, cosa vi ha insegnato a Max Pezzali?
Zerocalcare: A lui ha insegnato a non scrivere canzoni d’amore, per esempio. A me invece ha insegnato l’epica degli sfigati.
Giancane: E anche il valore della normalità: essere una persona normale, educata.“Non ti riconosco più” è una canzone meno frenetica, più malinconica e introspettiva, rispetto a quelle scelte come sigle di “Strappare lungo i bordi” e “Questo mondo non mi renderà cattivo”. Com’è nato il brano e quando avete capito che avrebbe funzionato come sigla di “Due spicci”?
Giancane: È nata qui a casa mia, dove ho strumenti ovunque e passo le giornate a suonare. Non c’è stato un momento preciso in cui è nata la canzone. Avevo in testa la melodia del ritornello e in quel periodo stavo passando un momento abbastanza complicato. Il pezzo è venuto fuori in maniera più introspettiva e malinconica proprio per quello. Non stavo benissimo. Poi ho capito che poteva funzionare quando l’ha ascoltata Zerocalcare.
Zerocalcare: Pure io stavo passando un periodo non bellissimo. Per questo anche la serie è quella più introspettiva che abbiamo fatto. La canzone, in qualche modo, era perfettamente dentro quell’atmosfera.L’album “Non ti riconosco più”, togliendo la componente cantautorale e articolandosi in brani strumentali, sembra elimina quel cuscinetto di ironia che normalmente passa attraverso le parole di Giancane. Com’è stato lavorarci?
Giancane: i piace molto che Michele mi abbia dato la possibilità di fare una cosa del genere. Sono sonorità e atmosfere che magari io porto avanti da tempo, che difficilmente riuscirei a inserire in un mio disco. Qui invece hanno un senso preciso, perché ogni brano è stato scelto da Zerocalcare per accompagnare determinate scene e determinate emozioni in “Due spicci”. In un mio album potrei anche mettere un pezzo strumentale, certo, ma sentirei comunque il bisogno di dire qualcosa. Giancane nasce perché devo dire delle cose, non perché devo far sentire delle cose. Qui invece è diverso, perché il disco è molto più nudo: non devo comunicare qualcosa con un testo, provo a farlo soltanto attraverso la musica.Il 3 e 10 luglio, rispettivamente a Padova e Milano, terrete un concerto che vi vede collaborare dal vivo. Come sarà?
Zerocalcare: Abbiamo già fatto live insieme. Di solito, mentre Giancane e la sua band suonano, io disegno e quello che faccio viene presentato su un ledwall o attraverso proiezioni. A volte magari faccio un unico disegno che accompagna tutto il concerto, altre volte un disegno diverso per ogni canzone.
Giancane: È divertente perché lui sul palco sembra sempre completamente fuori posto. Si vergogna, sta tutto chino sul tavolo a disegnare. Però in quel modo riesce comunque a “parlare”, senza dover parlare davvero. E soprattutto, dopo il concerto, evita pure di mettersi a fare i disegnetti per tutti.
In realtà questi live sono nati quasi per caso, soprattutto negli spazi sociali occupati. All’inizio li facevamo solo lì, anche per dare una mano, e poi ogni tanto continuiamo a portarli in giro quando riusciamo.
La cosa bella è che mentre suoniamo lui disegna ispirandosi ai pezzi, soprattutto ai miei brani. Però io, puntualmente, i disegni li vedo solo il giorno dopo nelle storie sui social.
Zerocalcare: E io, anche se continuo a implorarlo, non ricevo mai la scaletta in anticipo!“Due spicci” include anche una canzone originale di Coez, “Ci vuole una laurea”, introducendo una voce nuova. Com’è nata questa collaborazione?
Zerocalcare: È successo tutto in maniera molto casuale. Io e Coez ci conosciamo e ogni tanto ci sentiamo, ci scambiamo idee. Tempo fa, ma dopo l’uscita della serie “Questo mondo non mi renderà cattivo”, mi aveva fatto ascoltare un brano che secondo lui poteva piacermi perché toccava temi molto vicini ai miei. Effettivamente era un pezzo molto anni Novanta, che parlava di amicizie tossiche, di certe dinamiche molto simili a quelle raccontate in canzoni come “Cumuli” o “Se tornerai”. Quando l’ho sentito gli ho detto subito che era un pezzo bomba, ma la serie precedente era già uscita. Così gli ho raccontato un po’ la direzione della nuova serie e gli ho detto che alcune cose che fa avrebbero potuto funzionare dento il mondo di “Due spicci”. Lui stava già lavorando a un pezzo e, quando me l’ha fatto ascoltare, mi è sembrato che funzionasse davvero.“Due spicci” viene presentata come la conclusione di una trilogia. Il progetto era sempre stato pensato di tre serie o avete capito solo con “Due spicci” che quel percorso si stava chiudendo?
Zerocalcare: In realtà all’inizio era pensato come una dilogia. Io avevo in mente “Strappare lungo i bordi” e “Questo mondo non mi renderà cattivo.”. Poi, dopo aver fatto quelle due serie, mi sono reso conto che c’era ancora qualcosa di incompleto. Un po’ per le aspettative delle persone, un po’ perché lo sentivo io stesso. Avevo la sensazione che alcuni personaggi avessero ancora bisogno di una chiusura, di completare davvero il loro arco narrativo.Possiamo però sperare di vedervi ancora insieme in futuro, magari anche in un progetto completamente diverso o su un altro tipo di linguaggio?
Zerocalcare: Se qualcuno prima o poi mi darà retta, io vorrei fare un videogioco e vorrei che lui ne facesse la colonna sonora.
Giancane: Bello! Io i suoni già ce li avrei pronti, se vuole. Alla fine, se io continuo a suonare e lui continua a disegnare, qualcosa prima o poi verrà fuori.Ultimissima domanda per entrambi: tre canzoni fondamentali della vostra vita?
Giancane: Facile: “Cumuli” degli 883, una qualsiasi random degli Iron Maiden - va bene tutto. E poi “Ti scatterò una foto” di Tiziano Ferro, perché mi è sempre d’aiuto. Se durante un concerto succede qualche problema tecnico, noi facciamo partire sempre quella. È diventata una specie di safe place dal vivo. Ed è bellissimo vedere anche la reazione della gente: magari c’è il metallaro enorme sotto al palco che all’inizio storce il naso, poi però si scioglie e la canta. A me piace proprio mettere insieme mondi diversi, anche quelli più “duri”. Quando vedo quelli che fanno i rudi e poi li becco a cantarla, mi fermo e penso: “Lo vedi che alla fine ti ha preso pure questa?”. Solo per questo per me resta un pezzone.
Zerocalcare: “Cumuli” la scelgo pure io. Poi direi “Career Opportunities” dei Clash e “Vermi” dei Monkeys Factory . Io ascolto praticamente le stesse canzoni da quando ero adolescente. Musicalmente non sono mai cresciuto, quindi continuo ad ascoltare sempre quelle.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Crediti fotografici per l'immagine usata nell'articolo: Netflix
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link