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"We are Motörhead and we play rock’n’roll": tutti gli album

28.12.2025 Scritto da Elena Palmieri

Dal primo album eponimo del 1977 fino all’ultimo lavoro pubblicato in vita, "Bad magic" del 2015, e oltre, con il postumo "The Manticore Tapes" del 2025, la band guidata da Ian “Lemmy” Kilmister ha tracciato un solco indelebile nella storia della musica, trasformando ogni riff in un’icona, ogni battere di cassa in un manifesto di libertà e anarchia sonora. Ogni disco, con le sue imperfezioni, le sue esplosioni di energia e la sua crudezza poetica, racconta una parte di quell’epopea che ha visto Lemmy unico punto fermo tra decine di musicisti, tra velocità impossibili, alcol e sfide costanti, dimostrando che il rock’n’roll non è mai stato tanto vivo e violento.

Oggi, 28 dicembre, in occasione del decimo anniversario della scomparsa dell’iconico frontman dei Motörhead, Rockol dedica uno speciale a Lemmy Kilmister con un “mixtape” (disponibile a questo link). A seguire, ogni album in studio viene raccontato non solo come una collezione di canzoni, ma come un capitolo di vita, un momento in cui la band ha sperimentato, rischiato e, spesso, ridefinito i confini del rock, dall’aggressività di "Overkill" all’irriverenza di "Orgasmatron", fino alla maturità di "Bad magic". Seguendo questo percorso, si può ricostruire non solo la carriera dei Motörhead, ma anche l’essenza di Lemmy stesso, che ha incarnato, fino all’ultimo respiro, la filosofia della band e l’inconfondibile mantra che ha proclamato per decenni: “We are Motörhead, we play rock’n’roll”.

Motörhead (1977)

Lemmy Kilmister al basso e voce, “Fast” Eddie Clarke alla chitarra solista e Philthy Animal Taylor alla batteria. La formazione classica dei Motörhead era già costituita, anche se la band nutriva la sensazione di avere poche possibilità di successo, tanto che arrivò all'idea di sciogliersi dopo un ultimo concerto al Marquee Club di Londra nell’aprile 1977. Tuttavia, quello show si decise di registrarlo: "Sarebbe stato il nostro concerto d’addio. Ho detto: prendiamo almeno un registratore mobile per documentare il cazzo di anno e mezzo che siamo stati insieme e mettere qualcosa sul nastro. Il problema con il Marquee era che volevano 500 sterline per registrare lì. E all’epoca, era fuori discussione", ricordò Clarke nel documentario "The Guts and the Glory". Il resto, come si suol dire, è storia. Quello che era stato inizialmente pensato come il live di addio, registrato su disco in soli due giorni negli Escape Studios del Kent, suonando crudo, veloce e aggressivo, diventò l'album eponimo di debutto dei Motörhead. Crudezza e aggressività, a cavallo tra punk e metal, in brani come "Iron horse/Born to lose", "White line fever" e la rivisitazione del pezzo "Motörhead" scritto in origine da Kilmister per il suo gruppo precedente, gli Hawkwind, offrirono un’introduzione d'impatto e incisiva alla band. Insieme al suono, l'album introdusse con la copertina anche Snaggletooth, l'icona visiva dei Motörhead.

Overkill (1979)

Con "Overkill" i Motörhead dimostrarono di essere una vera band (qui la storia dell'album), consolidata attorno le figure dei tre musicisti, uniti da un suono potente e immediato, dove il basso graffiante di Lemmy, i riff incisivi di “Fast” Eddie Clarke e la doppia cassa di Phil “Philty Animal” Taylor si fondono in una scarica di energia pura. L’album, uscito a marzo 1979, apre con la title track, diventata un cavallo di battaglia nei live, e prosegue tra hard rock, venature blues e atmosfere sperimentali, mostrando la crescita tecnica del trio rispetto al frettoloso debutto. "Overkill" non è solo coerenza e aggressività, ma anche riflessione sul suono e sullo stile della band, capace di fondere punk e rock’n’roll in maniera memorabile. A quasi cinquant’anni di distanza dalla sua uscita, resta un classico imprescindibile, facendo parte di quei tre capolavori, insieme ai successivi “Bomber” (ottobre 1979) e “Ace of spades” (novembre 1980), che hanno consacrato i Motörhead tra le icone della storia del rock.

Bomber (1979)

Sulla scia di "Overkill", a pochi mesi di distanza, il 12 ottobre 1979 i Motörhead pubblicarono "Bomber", il loro terzo album in studio, registrato con il leggendario Jimmy Miller. Senza poter provare i brani dal vivo come nel disco precedente, la band riuscì comunque a mantenere slancio e intensità, affrontando temi personali e sociali. L'album fissa su nastro la ferocia più aggressiva di Lemmy, che in brani come "Lawman" attacca le forze dell'ordine, mentre in "Poison" prende di mira il padre e la concezione del matrimonio, fino ad affrontare il tema dell'eroina in "Dead men tell no tales". La title track, ispirata al romanzo di Len Deighton, divenne subito imprescindibile nei live. Confermando la potenza del trio Lemmy, Clarke e Taylor, l'album venne lodato da critica e fan consacrandosi come un caposaldo della discografia dei Motörhead.

On Parole (1979)

Il primo album registrato dai Motörhead risale al 1975. Doveva essere il loro debutto, ma al completamento, nel 1976, rimase inedito e venne pubblicato solo oltre tre anni più tardi, nel novembre 1979, dopo il successo di Overkill e Bomber. On Parole cattura la band nella formazione originale con Lemmy, Larry Wallis e Lucas Fox, mescolando brani nuovi a rielaborazioni del passato di Kilmister negli Hawkwind e di Wallis nei Pink Fairies. La produzione travagliata, i cambi di batterista e la riluttanza della United Artists segnarono un progetto imperfetto ma fondamentale. Fortemente intriso di blues e alimentato da alcol e velocità, l’album gettò le basi per il sound iconico dei Motörhead, tra riff grezzi e ritmo serrato, anticipando l’energia che avrebbe caratterizzato la loro produzione. Nonostante l’uscita tardiva e le polemiche, resta un documento storico essenziale della nascita della leggenda.

Ace of Spades (1980)

Sempre in cima alle classifiche dei loro lavori migliori, "Ace of Spades" viene considerato all'unanimità e senza dubbi l'album definitivo dei Motörhead. Pubblicato nell’ottobre 1980, il disco rappresenta il trionfo del classico trio formato da Lemmy, “Fast” Eddie e “Philthy” Phil. L'album si rivelò non solo un capolavoro implacabile, ma anche un successo commerciale, aggressivo ma incredibilmente radiofonico. Registrato con Vic Maile, che trasformò la potenza grezza della band in un suono nitido e potente, l’album contiene classici immortali come la title track "Ace of spades", "(We are) The road crew" e "Jailbait". Ogni brano trasuda energia, riff e arguzia, e l’insieme supera di gran lunga la somma delle parti. Critica e fan lo hanno sempre riconosciuto come pietra miliare, influente anche nello sviluppo del thrash metal. La sua copertina western e il simbolo dell'asso di picche ne hanno ulteriormente cementato lo status leggendario.

Iron Fist (1982)

"Iron Fist" viene spesso descritto come il punto più basso della formazione Lemmy/“Fast Eddie”/“Philthy Phil”, uscito nell’aprile 1982, un anno dopo il primo e iconico album live "No sleep 'til Hammersmith". L’album, quinto lavoro di studio dei Motörhead e ultimo della celebre “tripletta”, raggiunse il sesto posto nella classifica britannica, ma pagò lo scotto della produzione affidata a Will Reid Dick e Eddie Clarke, priva della sottile astuzia di Vic Maile. Nonostante la title track divenne un successo dal vivo, le registrazioni furono travagliate. Lemmy lamentava canzoni incomplete e un disco di qualità inferiore, mentre la band affrontava tensioni interne che portarono all'uscita dal gruppo di Clarke durante il tour. Apprezzato per alcuni brani, ma segnato da una fase di fragilità creativa, "Iron Fist" rimane un documento crudo e imperfetto con cui il classico trio si ritrovò a concludere la propria esperienza insieme.

Another Perfect Day (1983)

Quando “Fast” Eddie Clarke lasciò i Motörhead nel 1982, la band si trovò a dover colmare un vuoto impossibile, scegliendo come sostituto l’ex chitarrista dei Thin Lizzy Brian “Robbo” Robertson. Il risultato di questa ripartenza fu "Another perfect day", l’unico album del gruppo con Robertson, accolto inizialmente con diffidenza per lo scontro tra il suo stile blues e il classico groove Motörhead. Tuttavia, "Robbo" apportò freschezza e alcuni dei migliori assoli della sua carriera, mentre Lemmy e “Philthy” mantennero intatto il carattere travolgente della band. Registrato con Tony Platt, il disco fu una sfida, con sessioni di chitarra estenuanti e una prima accoglienza critica fredda, ma col tempo ha conquistato i fan. La copertina di Joe Petagno rifletteva il caos interno alla band, mentre brani come "Shine" e "Dancing on your grave" rimasero nel repertorio live. Nonostante le difficoltà, "Another perfect day" dimostrò che i Motörhead sapevano reinventarsi senza perdere la propria essenza.

Orgasmatron (1986)

"Orgasmatron" arrivò a luglio 1986 come settimo album in studio dei Motörhead e primo pubblicato dalla loro etichetta GWR. Fu il primo disco della band con due chitarristi in formazione, Phil "Wizzö" Campbell e Michael "Würzel" Burston, oltre che l’unico lavoro di studio completo del gruppo a vedere Pete Gill alla batteria, sebbene tutti e tre abbiano suonato anche nei nuovi brani registrati per la compilation “No remorse” del 1984. "Orgasmatron" vedeva la band tornare sulle scene discografiche dopo l’insuccesso commerciale di "Another perfect day". Registrato in undici giorni a Londra e prodotto da Bill Laswell, il disco fondeva il classico groove sporco dei Motörhead con tentativi di suoni diversi e proponeva brani pesanti come la title track, "Deaf forever" e "Doctor Rock". Lemmy spiegò che il titolo non era un riferimento al film "Sleeper" di Woody Allen, e che originariamente il disco doveva intitolarsi "Ridin’ with the driver", da cui deriva il treno sulla copertina firmata da Joe Petagno. Pur ottenendo un successo commerciale limitato, l’album fu apprezzato dalla critica e includeva brani rimasti nel repertorio live della band.

Rock 'n' Roll (1987)

Da molti riconosciuto come il peggior album dei Motörhead, "Rock ’n’ Roll" occupa quasi sempre l’ultimo posto nelle classifiche dedicate ai lavori in studio della band. Pubblicato nell’agosto del 1987 come ottavo album in carriera e ultimo per la GWR, arrivò dopo l’imponente "Orgasmatron" e con il ritorno in formazione di Phil “Philthy Animal” Taylor, fattori che alimentarono aspettative poi clamorosamente disattese. Il disco si rivelò frettoloso e poco ispirato, incapace di replicare la precisione e la furia che avevano reso i Motörhead un fenomeno globale. A parte “Eat the rich”, scritta per l’omonimo film in cui compare anche Lemmy, i brani suonano svogliati, quasi privi di entusiasmo. Anche Kilmister ne riconobbe i limiti, parlando di poco tempo, problemi interni e di una produzione inadeguata. Commercialmente debole, segnò una fase discendente che si sarebbe chiusa solo anni dopo.

1916 (1991)

'1916’ è stato davvero l’album della rinascita per i Motörhead”, dichiarò Lemmy nel documentario "The Guts and the Glory". Dopo la delusione di "Rock ’N’ Roll" del 1987, i Motörhead tornarono in carreggiata con un album capace di mescolare ballate malinconiche come la title track, tributo ai giovani soldati caduti nella Prima Guerra Mondiale, e pezzi esplosivi come "R.A.M.O.N.E.S.", omaggio ai Ramones. Pubblicato nel gennaio 1991 per WTG Records, "1916" fu l’ultimo a vedere Phil “Philthy Animal” Taylor alla batteria per l’intero album. Brani come "The one to sing the blues" e "Going to Brazil" riflettevano le sonorità classiche del gruppo, mentre "Love me forever" e Angel City mostravano nuove sfumature melodiche. L’album ottenne recensioni entusiastiche, con il magazine statunitense "Rolling Stone" che lodò la sua spietatezza e coesione. Nominato ai Grammy 1992, consolidò lo status dei Motörhead come icone del rock duro senza compromessi.

March ör Die (1992)

Per i Motörhead sembrava l’inizio del declino, e pure la presenza degli ospiti del calibro di Ozzy Osbourne e Slash pareva poco azzeccata. “Philthy” Taylor lasciò la band a metà delle registrazioni, e Tommy Aldridge e Mikkey Dee intervennero per completare la batteria in un album inevitabilmente caotico. La band, incoraggiata dal successo precedente e dalle collaborazioni con Ozzy, cercò un rilancio commerciale, ma il risultato fu altalenante. "Hellraiser", più adatta a Osbourne, simboleggiava l’approccio maldestro dell’album, mentre brani come “I ain’t no nice guy” e la cover di "Cat scratch fever" di Ted Nugent evidenziavano l’energia rimasta intatta. Le sessioni a Los Angeles coincisero con i disordini di Rodney King, conferendo alle registrazioni un’atmosfera tesa e surreale. Nonostante tutto, l’album "March ör Die" catturò momenti di pura potenza rock, anche se le recensioni furono contrastanti, sottolineando un’eredità quasi compromessa ma mai del tutto persa.

Bastards (1993)

"Bastards" uscì l’11 ottobre 1993 come undicesimo album in studio dei Motörhead, primo con Mikkey Dee come batterista ufficiale. Registrato con la formazione Lemmy, Würzel, Zööm e Dee, e prodotto da Howard Benson, segnò il ritorno della band alle radici di velocità e potenza dopo l’insuccesso commerciale di "March ör Die". Tra i brani più noti spiccano "Born to raise hell", divenuta subito un classico recente, e "Don’t let daddy kiss me", che affronta il difficile tema degli abusi sui minori. La copertina, originariamente ispirata al primo titolo scelto per il disco, "Devils", fu ideata da Joe Petagnoche la adattò a "Bastards". La critica salutò l’album come uno dei migliori della band da diverso tempo, lodando la forza dei riff e la varietà dei temi. "Bastards" raggiunse la posizione 28 in Germania e conquistò le classifiche di Svezia e Giappone, consolidando il recupero creativo dei Motörhead.

Sacrifice (1995)

È il secondo e ultimo album a presentare la formazione a quattro membri composta da Lemmy, Phil Campbell, Mikkey Dee e Michael “Würzel” Burston, poiché questo lasciò la band dopo le registrazioni. "Sacrifice" venne pubblicato il 27 marzo 1995 via SPV/Steamhammer e segnò un momento di transizione per i Motörhead. Il contributo di Würzel fu minimo e l’atmosfera in studio risentì della sua lontananza, con il chitarrista spesso inattivo durante le sessioni. Nonostante ciò, l’album contiene alcune canzoni valide e coerenti, come il brano omonimo e “Out of the sun”, nate anche da improvvisazioni in studio. I testi risultano criptici, ma trasmettono il mood del disco. La band tornò poi al trio, consolidando la formazione più stabile fino alla fine della carriera. Pur non essendo un successo e non avendo un grande impatto nelle classifiche, venendo in gran parte ignorato dal pubblico generale, il disco rimane un tassello importante della discografia della band segnandone un passaggio fondamentale. La title track venne usata nel film "Tromeo and Juliet", una rivisitazione in chiave splatter ed erotica della celebre tragedia Romeo e Giulietta, di William Shakespeare, in cui Lemmy appare.

Overnight Sensation (1996)

Dopo l’uscita di Michael “Würzel” Burston, “Overnight sensation” segna il ritorno dei Motörhead a trio per la prima volta dalla pubblicazione di “Another perfect day” del 1983, portando all’ultimo cambio e consolidando il gruppo nella formazione più stabile fino alla fine del 2015. Pubblicato il 15 ottobre 1996 via Steamhammer, “Overnight sensation” venne prodotto da Howard Benson e vide la partecipazione esterna del chitarrista Magnus Axx alla scrittura di “Civil “war”. Nonostante la band fosse ridotta a tre membri, lo stile risultava più pesante rispetto a “Sacrifice”, ma talvolta le esibizioni apparivano un po’ confuse, e i fan faticavano a trovare un brano dominante. Lemmy ricordava come la scrittura dei pezzi richiese quattro settimane e le registrazioni due mesi, con Mikkey Dee impeccabile e Phil Campbell sotto pressione come unico chitarrista. L’album presenta una foto di Lemmy senza i suoi iconici basettoni e, secondo AllMusic, è il più eclettico della band da anni, con brani da riff potenti e groove mid-tempo come “Listen to your heart”. Lee Marlow di “Classic Rock” definì “Overnight sensation” la prova che il trio era più che all’altezza di tutte le formazioni precedenti.

Snake Bite Love (1998)

Registrato in fretta e co-prodotto da Howard Benson, "Snake bite love" è l'album che è stato sempre ricordato come il disco realizzato in un clima di forte stress. Pubblicato il 10 marzo 1998 come quattordicesimo album in studio dei Motörhead, e terzo con l’etichetta Steamhammer, "Snake bite love" venne definito dallo stesso Lemmy nella sua autobiografia "White Line Fever" come un lavoro "abbastanza riuscito", pur riconoscendo arrangiamenti strani e testi scritti all’ultimo minuto e ammettendo che fu registrato "un po’ a casaccio". Nel libro "Overkill: The Untold Story of Motörhead", Mikkey Dee dichiarò: "Eravamo stressati, fuori di testa, quando abbiamo registrato quell’album. È venuto fuori abbastanza bene, ma niente più di così. Lo sappiamo tutti". E raccontò di aver dovuto includere brani come “Night dide”, giudicati dalla band tra i peggiori mai scritti. Il titolo del disco nacque da una canzone completamente riscritta da Phil Campbell, con la batteria già registrata su accordi diversi. L’album mostra il lato meno heavy della band, alternando metal puro in “Dogs of war” e “Assassin” a rock’n’roll in “Snake bite love” e “Don’t lie to me”. Brani come “Desperate for you” e “Better off dead” divisero critica e fan, mentre AllMusic lo giudicò solido ma non memorabile. Nonostante ciò, conserva un certo fascino per i fan più tradizionalisti.

We Are Motörhead (2000)

I Motörhead inaugurarono il nuovo millennio con la loro dichiarazione di intenti. "We are Motörhead" arrivava il 15 maggio 2000 come quindicesimo album in studio della band, e quinto per l’etichetta Steamhammer, eguagliando il totale di album originali pubblicati con la Bronze Records. Registrato come trio, il disco confermava la cifra distintiva della band, viaggiando in quel rock’n’roll sporco, rumoroso e diretto. Una potente cover di "God Save the Queen" dei Sex Pistols, accompagnata da un video girato su un autobus scoperto londinese, rafforzava il legame con il punk. La copertina, firmata da Joe Petagno, proponeva un nuovo profilo di Snaggletooth e omaggiava le influenze death e black metal. La critica accolse positivamente l’album e "AllMusic" sottolineò l’energia del trio, il suono graffiante e il rispetto per l’eredità dei Motörhead, definendolo un lavoro ben eseguito e fedele al loro stile consolidato.

Hammered (2002)

"Hammered" arrivò il 9 aprile 2002 come sedicesimo album in studio dei Motörhead e il sesto pubblicato con l’etichetta Steamhammer, superando il totale degli album originali dell’era Bronze Records. Registrato nel quartiere di Hollywood Hills a casa di Chuck Reed, e prodotto da Thom Panunzio, il disco vedeva la band consolidata come trio con Lemmy, Phil Campbell e Mikkey Dee. L’album, segnato dai temi più oscuri e dal tono riflessivo, fu influenzato dagli eventi dell’11 settembre e alterna momenti meno ispirati ad esplosioni di energia come "Walk a crooked mile" e "Red raw". Memorabile per la bonus track "The game", tema d’ingresso di Triple H alla WWE, e per "Serial killer" con ospite al microfono Triple H, "Hammered" mostrò il lato più cupo e punk della band. La critica sottolinea riff potenti, melodie incisive e assoli in stile anni ’80, confermando la capacità dei Motörhead di creare rock’n’roll aggressivo e travolgente.

Inferno (2004)

"Inferno" arrivò il 22 giugno 2004 come diciassettesimo album in studio dei Motörhead, l’ottavo con l’etichetta Steamhammer e il secondo distribuito da Sanctuary Records in Nord America. Il disco segnò il primo lavoro della band con Cameron Webb alla produzione, sancendo una collaborazione che sarebbe durata fino all'ultimo "Bad magic" del 2015. Webb riuscì a guidare i Motörhead verso un suono potente e moderno senza tradire il loro rock’n’roll. Riff incisivi e brani travolgenti caratterizzano l’album, da "Killers", orecchiabile e diretto, a "Whorehouse blues", una deviazione country blues con chitarre acustiche e armonica, capace di sorprendere il pubblico dal vivo. La scrittura e registrazione seguirono il metodo “all’ultimo minuto”, tra sei settimane di prove e registrazioni fresche. Il disco include anche "In the black", pezzo presente nel videogioco "Brütal Legend". L’album ricevette elogi per precisione e incisività, con "Mojo" che sottolinò quanto "precisione e incisività della badn oggi sono spesso sottovalutate", mentre il biografo Joel McIver che ne lodò la capacità di imprimere l’identità del gruppo in modo più chiaro che negli ultimi dieci anni.

Kiss of Death (2006)

Con “Kiss of death” i Motörhead dimostrarono di essere in grado di ritrovare la giusta direzione. Uscito il 29 agosto 2006, come diciottesimo album in studio e nono lavoro per l’etichetta Steamhammer, il disco ritrovò alla produzione Cameron Webb, che aveva già lavorato al precedente "Inferno”. "Kiss of death” fissava Lemmy, Phil Campbell e Mikkey Dee in una fase in cui stavano ritrovando la concentrazione e scoprendo una nuova visibilità grazie agli ospiti C.C. DeVille dei Poison e Mike Inez degli Alice In Chains. Ironia e intensità si insinuavano tra le trame dell’album, attraverso pezzi come "Kingdom of the worm”. "Kiss of death”, ottenne ottime recensioni, grazie alla continuità del classico rock ’n’ roll dei Motörhead e la capacità di Lemmy di rendere toccante ogni brano, come sottolineato su "Classic Rock” riferendosi a "Sword of glory”. 

Motörizer (2008)

Motörizer” arrivò il 26 agosto 2008 come diciannovesimo album in studio dei Motörhead, e come ultimo disco per l’etichetta Steamhammer. Registrato tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 e prodotto da Cameron Webb, il disco segnava l’inizio dell’ultima fase d’oro della band, durata fino alla fine della sua carriera. Riff potenti e brani travolgenti arricchivano l’album, dalla cinica canzone di guerra “The thousand names of God”, impreziosita da una parte di chitarra slide, a pezzi destinati ad avere successo tra i fan come “Rock out” e “Runaround man”. L’album, con la copertina firmata da Mark De Vito, raffigurante uno stemma con riferimenti ai singoli membri e a Snaggletooth, venne accolto positivamente da critica e fan. Nelle classifiche, il disco raggiunse il numero 32 nella UK Albums Chart, fermandosi però alla 47 esima posizione in Italia e alla 82esima negli Stati Uniti.

The Wörld Is Yours (2010)

Pubblicato il 14 dicembre 2010 come vententesimo album in studio dei Motörhead, “The wörld is yours” arrivò come dedica da parte di Lemmy a Ronnie James Dio, scomparso sette mesi prima il 16 maggio 2010. Sempre con Cameron Webb alla produzione, grazie a brani come “Outlaw” e “Get back in line”, il disco trovava la band fedele alla propria anima rock and roll, lanciata a tutta velocità. Definito tra i migliori lavori dei Motörhead da testate come “AllMusic” e “Classic Rock”, sottolineando il perfetto equilibrio tra immediata forza rock e fedeltà alla loro formula consolidata, “The wörld is yours” venne promosso in tour e con apparizioni televisive negli Stati Uniti.

Aftershock (2013)

Ventunesimo album in studio dei Motörhead, "Aftershock” ha visto la luce nell’ottobre 2013, dopo un lungo lavoro di scrittura iniziato già nel 2012. Prodotto da Cameron Webb, il disco mescola blues, rock’n’roll anni ’50 e spinte metal, con brani come “Lost woman blues” e “Going to Mexico” che accumulano ritmo su ritmo, mostrando la band al massimo della forma. Lemmy e soci mantengono il loro stile inconfondibile, diretto e ruvido, con momenti travolgenti come “End of time”, “Death machine” e “Queen of the damned”, oltre a “Heartbreaker” - candidato ai Grammy come “Miglior Performance Metal”. L’album ha ricevuto recensioni molto positive, elogiando il ritorno alle basi e il contributo del chitarrista Phil Campbell, e ha venduto 11.000 copie nella prima settimana negli Stati Uniti, raggiungendo il numero 22 della Billboard 200 (In Italia si piazzò alla 24esima posizione).

Bad Magic (2015)

Pubblicato il 28 agosto 2015, mentre la band intraprendeva un tour per celebrare il quarantesimo anniversario della propria carriera, e pochi mesi prima della scomparsa di Lemmy Kilmister, "Bad magic" rappresenta una sintesi potente e immediata della storia dei Motörhead. Registrato a Los Angeles e prodotto da Cameron Webb, l’album unisce riff serrati, groove irresistibili e brani come "Victory or die" e "Teach them how to bleed", costruiti con precisione e spirito diretto. La cover di "Sympathy for the devil" dei Rolling Stones mostra la capacità della band di reinterpretare senza imitare, imprimendo il proprio marchio inconfondibile. "Bad magic" fu al tempo della sua uscita un ritorno alle radici e un testamento sonoro, tra ruvidezza, immediatezza e velocità senza tempo, che confermano i Motörhead come una leggenda del rock, capaci di attraversare generazioni senza perdere energia o identità. Qui la storia e la recensione di "Bad magic".

The Manticore Tapes (2025)

A testimonianza della prima sessione in studio in assoluto come Motörhead di Lemmy Kilmister, Phil "Philthy Animal" Taylor e "Fast" Eddie Clarke, morti rispettivamente nel 2015 e 2018, è stato pubblicato il 27 giugno 2025 un album con registrazioni del 1976 realizzate dalla formazione classica soprannominata "Three Amigos”. Il 11 registrazioni inedite del disco includono take alternativi, versioni strumentali e prime versioni di brani contenuti nel lavoro di studio d’esordio della band, "Motörhead", e nell’album del 1979 "On parole". L'uscita ha preso il titolo "The Manticore Tapes" dai leggendari Manticore Studios di Emerson, Lake & Palmer, situati a Fulham, dove fu registrato il materiale. Le registrazioni sono state restaurate grazie alla collaborazione di lunga data con Cameron Webb, presso i Maple Studios in California, e masterizzato da Andrew Alekel alla Bolskine House di Los Angeles.


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