News

Violet Grohl non vuole più essere solo la figlia di Dave Grohl

02.06.2026 Scritto da Elena Palmieri

Da quando è salita sul palco per la prima volta, Violet Grohl è sempre stata la figlia di Dave Grohl. Sia come corista che come solista, soprattutto durante i concerti tributo a Taylor Hawkins nel 2022, la figlia maggiore del frontman dei Foo Fighters ha dimostrato di possedere un talento e un gusto musicale fuori dal comune. Eppure il nome di Violet è rimasto a lungo legato a quello del padre, come se il suo ruolo fosse quello di una presenza aggiuntiva all'interno di una storia scritta da altri. Ora, finalmente, la ventenne cantautrice prova a uscire da quell'ombra e a presentarsi al pubblico solo come Violet Grohl. È questo il significato più profondo di "Be Sweet To Me", il suo album di debutto.

La prima impressione è quella di un disco che non nasconde mai le proprie radici. Gli anni Novanta sono ovunque, nelle chitarre sature e ruvide, nei ritornelli che alternano dolcezza e abrasività, nelle melodie che sembrano arrivare da una collezione di dischi consumati da ascolti ripetuti. Non sorprende che molti abbiano individuato richiami ai Nirvana, ai Breeders, alle Veruca Salt e a tutto quel mondo alternative che Dave Grohl e la sua generazione hanno contribuito a costruire. La differenza è che Violet non utilizza questi riferimenti come semplici esercizi di stile, ma come il linguaggio naturale attraverso cui esprimersi.

L'apertura affidata a "THUM" chiarisce immediatamente le intenzioni del disco. Le chitarre distorte e il tono sognante ma inquieto introducono un universo sonoro che si muove continuamente tra fragilità e forza, tra introspezione e rabbia. "Self help myself / Chew my bitter fingers", recita un passaggio del primo brano del disco, offrendo da subito una prova della scrittura di Violet. Sonorità in bilico e testi introspettivi ma anche criptici costituiscono una formula che ritorna più volte nel corso dell'album. In "Often Others", uno dei momenti migliori di "Be Sweet To Me", si crea una tensione quasi metallica sostenuta da batterie fragorose e riff che sembrano avanzare senza fermarsi mai, mentre le parole tagliano come lame nel ritornello: "Take strange rides, often others / Blame these eyes, often others".

Tra i brani più riusciti c'è anche "595", costruita attorno a un immaginario provocatorio che prende spunto dalla cultura delle linee telefoniche erotiche. Sarebbe facile ridurre la canzone alla sua tematica, ma Violet cerca di parlare di autonomia e autodeterminazione, utilizzando il desiderio come strumento di affermazione personale più che come semplice provocazione. Magari l'intento della riflessione che la cantautrice cerca di costruire può non convincere del tutto, ma la scrittura riesce a colpire: "Up the skirt, cock it first / Boy, you got bad timing", recita un passaggio iniziale del pezzo, in cui Violet a essere insieme morbida e aggressiva, vulnerabile e sicura di sé.

Quando invece i toni si abbassano, emergono altre qualità. "Mobile Star" è una parentesi sospesa e quasi ipnotica che guarda al pop degli anni Ottanta attraverso una lente lo-fi, mentre "Big Memory" mostra un lato più malinconico e melodico della cantautrice. In questi episodi si percepisce chiaramente il tentativo di costruire una personalità che non coincida soltanto con l'eredità del rock alternativo americano.

Non tutto in "Be Sweet To Me" possiede la stessa forza. A volte l'amore per i modelli di riferimento appare quasi eccessivamente rispettoso e alcune soluzioni sonore finiscono per sembrare più una ricostruzione accurata che una vera reinvenzione. È il limite più evidente di un disco che guarda spesso al passato e che, proprio per questo, nei suoi momenti meno riusciti rischia di appoggiarsi troppo alle proprie influenze. Nonostante ciò, il primo album di Violet Grohl arriva trasmettendo soprattutto la sensazione di assistere ai primi passi di un'artista che sta cercando di definire la propria identità. Si è davanti all'inizio di un percorso che in qualche modo si attendeva da tempo

Violet non rinnega il mondo da cui proviene e non tenta nemmeno di nascondere i privilegi che l'hanno accompagnata fino a questo punto. Al contrario, come dimostrato nelle varie interviste, la giovane cantautrice li accetta e li utilizza come punto di partenza per raccontare una storia che vuole essere sua. Il risultato passo così dall'essere un semplice omaggio agli anni Novanta, a una dichiarazione d'indipendenza. "Be Sweet To Me" non è ancora l'album che separa definitivamente Violet Grohl dall'ombra di suo padre, ma è il primo passo concreto in quella direzione. Ed è un passo sufficientemente sicuro da far pensare che il viaggio sia appena cominciato.


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi