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Una canzone può essere poesia?

21.03.2026 Scritto da Lucia Mora

Quale occasione migliore della Giornata Mondiale della Poesia per affrontare l'annoso dilemma che separa il testo scritto da quello cantato? Non è necessariamente solo un esercizio accademico, ma una riflessione sulla natura stessa del linguaggio, che è poi il nostro mezzo per conoscere il mondo. I puristi della musica storcono il naso davanti a questo accostamento, proprio come i puristi della letteratura. La verità è che, almeno per me, non esiste un confine tanto facile da tracciare: la lingua è per sua natura mutevole e la musica pure, perché è giusto e bello che l'arte e la parola siano libere. Ma un po' per celia, un po' per non morire provo a unirmi anche io a questo dibattito difendendo la tesi per cui, no: non c’è motivo di escludere una canzone dal sacro regno della poesia.

Il peccato originale

Storicamente, chiedersi se una canzone sia poesia è quasi un paradosso. Alle origini della civiltà occidentale, poesia e musica erano indistinguibili. L’etimologia è così bella che sarebbe un peccato ignorarla: il termine "lirica" deriva dalla lira, lo strumento a corde che una volta accompagnava i versi, a indicare l'unione indissolubile tra poesia e musica nelle origini del genere.

I rapsodi non leggevano i poemi omerici: li cantavano. ”Iliade” e “Odissea” non venivano lette, ma cantate o recitate con cadenze ritmiche precise, anche per favorire la memoria. Un po’ come per i trovatori, quei poeti e compositori medievali del sud della Francia che cantavano di amore e di temi cavallereschi in lingua d'oc, creando la lirica cortese.

La scissione è avvenuta con l'invenzione della stampa e la diffusione della lettura silenziosa. La poesia si è chiusa nella pagina, diventando musica per gli occhi, mentre la canzone ha mantenuto la dimensione performativa e orale.

Divergenze strutturali

Nonostante il legame “di sangue”, dal punto di vista tecnico esistono differenze cruciali che un occhio critico non può ovviamente ignorare. 

La poesia deve generare il proprio ritmo esclusivamente attraverso la combinazione di fonemi, accenti e pause; la musica è interna alle parole. In una canzone spesso il testo è "lacunoso", perché il silenzio o la tensione sono riempiti dagli strumenti, e certe ripetizioni (i ritornelli, banalmente) che sulla carta possono apparire banali, servono a sostenere la struttura armonica.

Mentre la poesia italiana si fonda sul computo sillabico (endecasillabi, settenari), la canzone risponde alla quadratura musicale (battute di 4/4, 3/4). Ciò significa che una parola in una canzone può essere "allungata" o "spezzata" dalla melodia, cosa che nella lettura metrica tradizionale non è concessa.

Il caso Dylan

Il Premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan nel 2016 segna il punto di non ritorno. La motivazione della commissione – "per aver creato nuove espressioni poetiche all'interno della grande tradizione della canzone americana" – ha ufficializzato un concetto tecnico: la canzone è un genere letterario a sé stante.

Se anche gli esimi pensatori di Stoccolma si sono gettati nell’eresia, posso farlo anche io che non sono nessuno: perché certe canzoni di Fabrizio De André o di Francesco Guccini (che mi strozzerebbe se sapesse che lo considero un poeta) non dovrebbero valere (anche) come poesie, dal momento che rispettano certi canoni metrici e, soprattutto, hanno dei testi con una valenza e una dignità completamente autonome? Non è forse vero che possono emozionarci anche solo leggendole, senza musica nelle orecchie? E non è questo, alla fine, quello che conta davvero, il fine ultimo tanto di un poeta quanto di un cantautore?

Definire una canzone "poesia" non serve né a elevare un cantautore né tantomeno a sminuire un poeta: è semplicemente il riconoscimento di una funzione. Una canzone diventa poesia quando il testo non si limita a descrivere un'emozione, ma usa il linguaggio in modo connotativo, ambiguo e stratificato, trasformando la parola in un simbolo universale che risuona anche una volta spento l'amplificatore.


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