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Un nuovo disco di Beth Orton è sempre una buona notizia

25.06.2026 Scritto da Paolo Panzeri

Elizabeth Caroline Orton, inglese del Norfolk, classe 1970, quest'anno festeggia i trenta anni da quella che viene considerata la sua prima uscita discografica, "Trailer park". La precisazione è doverosa perché prima di quell'album, nel 1993, ve ne fu un altro, "SuperPinkyMandy", pubblicato in pochissime copie e solo in Giappone per la produzione del guru dell'elettronica William Orbit. "Trailer park" fu uno dei primi album a fondere (molto bene) il registro della musica folk e quello delle sonorità elettroniche e trip-hop contribuendo a creare un nuovo genere musicale che venne battezzato folktronica. Beth, allora 25enne, rappresentava al meglio le due anime di questo genere.

Nel 1999 seguì l'album "Central reservation" che, quanto a qualità, è almeno pari al disco precedente, se non addirittura un passo avanti. Beth Orton viene accarezzata dalla notorietà. Tra un disco e l'altro Beth si è sempre presa dello spazio, del tempo, per realizzare al meglio il proprio progetto musicale. Nel 2002 pubblica "Daybreaker" (leggi qui la recensione) e nel 2006 con "Comfort of strangers" (leggi qui la recensione) pone in evidenza la sua anima più folk e cantautorale accantonando l'elettronica. "Sugaring season" (leggi qui la recensione) esce nel 2012, e giunge a sei anni da "Comfort of strangers", sei anni in cui Beth diventa madre due volte. Per alcuni questo è forse il suo migliore album in assoluto, un album che deve molto alle radici folk della natia Gran Bretagna.

Con "Kidsticks" (leggi qui la recensione), uscito nel 2016, la Orton torna a misurarsi con l'elettronica. L'album non è indimenticabile e fa parlare di sè principalmente per una polemica riguardante il video della canzone "1973" in cui con delle bombolette spray Beth rovina due piante protette nel deserto del Mojave. Lei si scusa immediatamente per il suo gesto, che non credeva potesse essere così grave e, soprattutto, fuori dalla legge: "Mi dispiace. Mi sento male dallo schifo. Mi avevano detto che la pianta era già morta. Ora farò eliminare il video. Per favore fatemi sapere cosa posso fare per rimediare in qualche maniera."

Dopo sei anni di silenzio nel 2022 Beth Orton pubblica "Weather alive" (leggi qui la recensione), un disco che la conferma cantautrice dal talento cristallino. Ora è alle viste un nuovo album intitolato “The ground above”. Nel disco la musicista inglese si avvale di un team composto dal polistrumentista Shahzad Ismaily, Vishal Nayak alla batteria, Sam Beste al piano, alle chitarre ci sono Grey McMurray e Dave Okumu, mentre la tromba è affare di Christos Stylianides.

L'uscita dell'album è anticipata dalla lunga (otto minuti) e onirica title track. Beth Orton la spiega così: “Ciò che mi ha tenuta in vita è stata un’invincibilità feroce, quella di chi si lancia a capofitto nella vita, spinta magneticamente come in un sogno di volo che non permette al tempo di afferrarmi per le caviglie e raggiungermi. Il dolore mi ha detto di dire sì alla vita, di abbracciarla, assaporarla e divorarla. So che la vita è priva di significato tanto quanto io posso renderla significativa. Volevo scrivere un po’ di tutto questo in un sogno, una confluenza di significato e sentimento.” Comunque la si pensi, l'uscita di un album di Beth Orton è sempre una buona notizia.

Tracklist:

The Ground Above

Before I Knew

Cigarette Curls

Waiting

Celestial Light

I’ll Miss You

Love You Right

Otherside

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