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Perdersi nel darksynth di Occams Laser

26.06.2026 Scritto da Lucia Mora

Se c'è una certezza nel panorama darksynth e synthwave internazionale, è l'instancabile produttività di Occams Laser (il produttore britannico Tom Stuart). La saga di Odyssey of Noise esplora i confini più duri, distorti e industriali del suo sound. Arrivati al capitolo Vol. VI, ci troviamo di fronte a un'estensione ancora più raffinata dei lavori precedenti che, ancora una volta, unisce sintetizzatori rétro, colonne sonore horror anni '80 e cyberpunk.

Il concept

Premessa utile a chi naviga poco in queste acque: il darksynth è un sottogenere più aggressivo e cupo della synthwave, che abbandona le melodie solari e nostalgiche per buttarsi a capofitto in linee di basso distorte, arpeggi in tonalità minore e percussioni elettroniche taglienti e aggressive. La serie Odyssey of Noise rende bene l'idea di come suoni questa sorta di oppressione cibernetica.

Rispetto ad altri album più "narrativi" di Occams Laser, come Purgatory, questa odissea si concentra più sulle sensazioni da evocare nell'ascoltatore attraverso i suoni. La furia degli esordi lascia spazio a una tensione più calcolata. L'atmosfera è fredda, rituale, claustrofobica: sembra quasi di essere intrappolati nel Sottosopra di Stranger Things e qualche brano - come The Razor's Edge - ricorda inevitabilmente l'atsmofera della serie che più di tutte ha saputo cavalcare la nostalgia degli Ottanta.

I punti di forza

La differenza è che qui di nostalgia non c'è traccia. L'album rifiuta i cliché della synthwave e si getta in un'elettronica industriale arricchita da sfumature dark ambient e techno. Le frequenze basse sono il vero motore dell'album, perché creano quel muro costante che vibra nello stomaco di chi ascolta e che rimane impresso. Ogni elemento è al suo posto in questa catena di suoni che somiglia a un labirinto in cui è bello perdersi.

Un altro punto di forza è la gestione del ritmo. Molti dischi darksynth tendono a premere troppo sull'acceleratore, col rischio di saturare l'attenzione. Occams Laser si dimostra un compositore maturo, che gioca costantemente con la dinamica del "trattenere e rilasciare". Brani caratterizzati da build-up lenti sfociano in drop industriali riusciti, alternati a momenti di decompressione atmosferica. Un ottimo ascolto per chi ama il genere, un bel biglietto da visita per i neofiti. 


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