Dopo oltre dieci anni alla guida di La Maschera, progetto vitale per la nuova musica d’autore napoletana, Roberto Colella intraprende la strada solista. Si chiude (fisicamente e metaforicamente) nel suo studio per dar vita a Ce sta sempe na via, un’opera artigianale di cui scrive i testi e a cui presta – oltre alla voce – chitarra classica acustica ed elettrica, mandolino, sax soprano, piano e tastiere. “Questo disco va alla memoria del mio fraterno Federico Cupola e alle vittime innocenti in Palestina e nel mondo, per mano della follia umana”.
Tra sperimentazioni e citazioni
Uno dei pregi dell'album è proprio la natura polistrumentista del suo autore. Colella non si limita alla chitarra o al pianoforte: la sua impronta è ovunque, lontana dalla pulizia asettica delle produzioni pop contemporanee. Non è un disco di "canzoni napoletane" nel senso classico: “Il napoletano ha una forza espressiva gigante ma anche sintetica. Ma è una lingua che richiede una sincerità d’animo, sennò ‘te fa fesso’!”. Potremmo definirlo un esperimento etno pop colto. Troviamo influenze che spaziano dal folk balcanico alle ritmiche africane, fino a sfumature jazzistiche e incursioni orchestrali.
C’è una continua ricerca del groove mediterraneo, dove la batteria dialoga costantemente con le percussioni, creando un tappeto sonoro dinamico. Si crea un senso di attesa e di viaggio che sposa perfettamente il titolo del disco: la ricerca di una via. “Più di ogni altra cosa, con il titolo volevo ricordare in primis a me stesso e poi agli altri di non perdere la speranza”.
Impegno e introspezione
Ce sta sempe na via è un inno alla resistenza, più che alla resilienza. I testi sono densi di immagini cinematografiche: vicoli, mare, volti, ma anche sogni e disillusioni. Con il giusto equilibrio tra l'impegno civile (caro alla sua storia) e l'introspezione privata.
C'è sempre una risposta.
Nella coscienza sociale.
Nei popoli che resistono.
In una casa su un albero.
Nel volo degli uccelli:
soli nel buio della notte,
insieme nell'armonia del giorno.
Nell'amore profondo:
quella via di salvezza
che chiede conferma ogni giorno.
Nelle paure che ci rendono umani.
Nella consapevolezza che tutto passa.
Per lasciare una traccia.
Per sentirsi vivi nel viaggio.
Ce sta sempe na via.
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