"Se avessi fatto cose normali e sensate, non sarei Ozzy". Così, lo scorso anno, Ozzy Osbourne annunciava l'uscita della sua ultima biografia, "Last Rites". L'annuncio arrivava poco dopo "Back to the beginning" (qui il nostro racconto), l'evento che il 5 luglio 2025 a Birmingham ha visto Black Sabbath e Ozzy dare l'addio alle scene in una giornata di maratona musicale, con numerosi ospiti stellari e nome di primo piano della scena metal. In quelle poche parole il Principe delle Tenebre aveva racchiuso tutto lo spirito che lo ha sempre guidato, fino al suo ultimo show, prima di spegnersi il 22 luglio 2025 all'età 76 anni. Sul palco del Villa Park della sua città natale, Osbourne ha infatti dimostrato di poter dare ancora tutto fino alla fine, senza rinunciare al suo immaginario e alla sua figura leggendaria di padrino dell'heavy metal.
"Back to the beginning"
“Back to the beginning” è stata una giornata costruita come un rito globale, vissuto tanto da chi era presente a Villa Park quanto da chi ha seguito l'evento in streaming, ma anche come una grande macchina commerciale e benefica, con biglietti per lo stadio andati esauriti in pochi minuti, prezzi molto alti per l’accesso dal vivo e proventi destinati a Cure Parkinson’s, Birmingham Children’s Hospital e Acorns Children’s Hospice.
La grandezza dell’evento, però, stava soprattutto nel ritorno a casa. I Black Sabbath erano nati ad Aston, a pochi passi da quel Villa Park che per Ozzy non era solo uno stadio, ma un luogo dell’identità, legato alla sua Birmingham e alla sua amata Aston Villa. Per la prima volta dopo vent’anni, Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward tornavano insieme sullo stesso palco, e intorno a loro Tom Morello costruiva una celebrazione dell’heavy metal più che un semplice concerto, chiamando Metallica, Guns N’ Roses, Slayer, Pantera, Tool, Gojira, Alice in Chains, Halestorm, Lamb of God, Anthrax, Mastodon, Rival Sons e una lunga serie di musicisti ospiti a rendere omaggio alla band che aveva dato forma a un intero linguaggio musicale.
Dai primi set del pomeriggio fino al buio della sera, “Back to the beginning” ha alternato brani dei gruppi in cartellone e riletture del repertorio di Ozzy e dei Sabbath. I Mastodon hanno aperto il cammino con “Supernaut”, i Rival Sons hanno affrontato “Electric Funeral”, gli Anthrax hanno portato “Into the Void”, i Lamb of God hanno scelto “Children of the Grave”.
Poi sono arrivati i supergruppi guidati da Morello, con Lzzy Hale su “The Ultimate Sin”, David Draiman su “Sweet Leaf”, Billy Corgan, Sammy Hagar, Tobias Forge nelle vesti di Papa V Perpetua, Ron Wood e Steven Tyler, fino al drum-off con Travis Barker, Chad Smith e Danny Carey. In mezzo, tra gli interventi più discussi e amati, Yungblud ha cantato “Changes” in completo nero, trasformando uno dei momenti più fragili del repertorio dei Sabbath in una dedica emotiva che avrebbe continuato a circolare anche dopo il concerto.
La seconda parte della giornata ha portato l’evento verso il suo centro più pesante. I Pantera hanno messo insieme “Cowboys From Hell” e “Walk” con “Planet Caravan” ed “Electric Funeral”, mentre Jason Momoa, presentatore della serata e fan dichiaratamente ossessionato dai Sabbath, si gettava nel moshpit. I Tool hanno mantenuto la loro compostezza chirurgica, gli Slayer hanno accelerato il clima con “South of Heaven”, “Raining Blood” e “Angel of Death”, i Guns N’ Roses hanno dedicato quasi tutto il loro set ai padrini dell’heavy metal prima di chiudere con “Welcome to the Jungle” e “Paradise City”, e i Metallica hanno unito “Hole in the Sky” e “Johnny Blade” a “Creeping Death”, “For Whom the Bell Tolls”, “Battery” e “Master of Puppets”.
Poi, mentre Birmingham veniva avvolta dal buio e dagli altoparlanti usciva “Carmina Burana”, Ozzy è emerso dalla botola sul suo trono nero, scolpito con una grande sagoma di pipistrello. Non poteva più camminare, aveva il corpo segnato da anni di problemi di salute, cantava seduto, ma la voce c’era ancora. Con Tommy Clufetos, Zakk Wylde, Adam Wakeman e Mike Inez ha attraversato “I Don’t Know”, “Mr. Crowley”, “Suicide Solution”, “Mama, I’m Coming Home” e “Crazy Train”, ringraziando continuamente il pubblico con il suo linguaggio diretto e scomposto. Subito dopo, sul palco sono saliti Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward. I Black Sabbath hanno chiuso la loro storia con “War Pigs”, “N.I.B.”, “Iron Man” e “Paranoid”, senza bisogno di grandi discorsi. C’erano il peso della fine, la forza del principio e la potenza di un rito che, per tutta la giornata, aveva ripetuto più “grazie” che “addio”.
Anche fuori dal palco, “Back to the Beginning” ha avuto il suo seguito immediato. Nel backstage, Sid Wilson degli Slipknot ha chiesto a Kelly Osbourne di sposarlo, dopo una relazione iniziata nel gennaio 2022 e la nascita del figlio Sidney l’anno successivo. Per Ozzy era il decimo nipote, dopo i figli avuti da Jack e quelli nati dai figli Jessica e Louis, avuti dal primo matrimonio con Thelma Riley. La proposta sembrava aggiungere una piccola scena familiare alla grande liturgia pubblica dell’addio, anche se in seguito Sid e Kelly si sono separati. Sul piano benefico, invece, i numeri inizialmente circolati si sono rivelati molto lontani dalla realtà. Dopo la cifra di 190 milioni di dollari condivisa e poi ridimensionata, Sharon Osbourne ha definito quei dati assurdi e ha chiarito che l’evento aveva raccolto circa 11 milioni di dollari, comunque una cifra importante, da dividere tra le tre organizzazioni benefiche coinvolte.
A quando il film concerto?
Pochi giorni dopo “Back to the Beginning”, era stato annunciato anche un film-concerto intitolato “Back to the Beginning: Ozzy’s Final Bow”, pensato come una versione condensata dell’intera giornata e presentato come una lettera d’amore a Ozzy e al suono pionieristico dei Black Sabbath. Il progetto, prodotto da Mercury Studios, avrebbe dovuto durare circa 100 minuti e - come riportato da "Deadline" lo scorso anno - arrivare nelle sale all’inizio del 2026, prima di una successiva uscita fisica in DVD e Blu-ray. Nelle prime informazioni diffuse, il film prometteva performance di “War Pigs”, “Iron Man”, “Children of the Grave” e “Paranoid”, insieme a materiale dietro le quinte e interviste realizzate intorno a quella giornata irripetibile.
A un anno di distanza, però, l’uscita non ha ancora una data precisa. Il film, annunciato come uno dei primi capitoli della memoria ufficiale dell’ultimo concerto di Ozzy e dei Black Sabbath, risulta ancora sospeso in una zona di attesa, dopo lo slittamento rispetto alla finestra inizialmente indicata. Sharon Osbourne ha spiegato che completarlo è stato più difficile del previsto, non per ragioni di strategia soltanto, ma per il peso emotivo di rimettere mano alle immagini dell’ultimo show di Ozzy dopo la sua morte. È un dettaglio che cambia il senso dell’operazione, perché “Ozzy’s Final Bow” non è più soltanto il film di un concerto d’addio annunciato, ma il documento dell’ultima volta in cui Ozzy è salito su un palco.
Allo stesso tempo, conoscendo Sharon, è difficile separare del tutto il lutto dalla costruzione del lascito. Per tutta la vita artistica di Ozzy, e ancora di più negli ultimi anni, Sharon è stata la regista delle grandi operazioni intorno al suo nome, capace di trasformare fragilità, leggenda, memoria familiare e immaginario metal in una narrazione compatta, riconoscibile e commercialmente fortissima. “Back to the Beginning” era già questo prima ancora di andare in scena, con il concerto benefico, lo streaming a pagamento, le iniziative collaterali, la mostra, i pacchetti per i fan e la promessa di un film. Ora il film-concerto è diventato anche una questione di tempo, perché deve arrivare abbastanza vicino all’emozione dell’evento da conservarne la forza, ma abbastanza lontano dal dolore da poter essere guardato, montato e consegnato al pubblico senza sembrare solo un prodotto.
Il trono e le altre iniziative, un anno dopo
Nel primo anniversario di “Back to the beginning”, Birmingham è tornata a mettere Ozzy al centro della propria memoria pubblica. Il simbolo più forte è il trono usato durante l’ultima esibizione dal vivo, ora esposto al Birmingham Museum and Art Gallery all’interno della mostra “Ozzy Osbourne: Working Class Hero”. Era apparso a Villa Park durante il concerto d’addio, ma anche in occasione dell’ingresso di Ozzy nella Rock and Roll Hall of Fame, e oggi è collocato in una teca di vetro che permette di osservarne i dettagli, dai teschi scolpiti ai piedi decorativi fino al cannone ad acqua incorporato usato durante le performance.
Il trono non è un semplice oggetto di scena, perché racchiude l’ultima immagine pubblica di Ozzy come performer. Seduto, immobile, fisicamente limitato, ma ancora padrone del proprio immaginario, Osbourne ha usato quella sedia come un’estensione del personaggio, trasformando una condizione di fragilità in una figura di potere scenico. Come riportato dalla BBC, Jez Collins del Birmingham Museum ha detto che i Black Sabbath e Ozzy sono sinonimo di Birmingham, che hanno fatto moltissimo per la città e che la città li ricambia con un amore enorme. Guardando il trono, Collins lo ha definito un oggetto iconico, dello stesso livello del maiale volante dei Pink Floyd, aggiungendo che gli vengono letteralmente i brividi. Anthony Crutch, sempre del museo, ha spiegato che la mostra ha assunto un’importanza nuova dopo la morte di Ozzy, perché fin dall’inizio i visitatori hanno avuto reazioni molto emotive davanti al percorso dedicato a uno dei musicisti più celebri nati in città.
Accanto alla mostra del museo, “Back to the beginning” è tornato anche negli spazi urbani di Birmingham. Al Bullring, Grand Central, è arrivata “Back to the beginning - The exhibition”, realizzata in collaborazione con Central BID Birmingham, come omaggio a una delle più grandi icone della città e come invito a celebrare l’ultima esibizione del Principe delle Tenebre.
Anche il canale tematico "SiriusXM Ozzy" è tornato idealmente a Birmingham per una celebrazione speciale del primo anniversario, con interviste esclusive dal backstage, musica e riflessioni degli artisti che si erano riuniti per rendere omaggio all’ultimo inchino di Ozzy.
Un anno dopo, resta l’impressione che “Back to the beginning” sia stato davvero un ritorno al principio, ma non nel senso più semplice della nostalgia. È stato il modo in cui Ozzy e i Black Sabbath hanno riportato la propria storia là dove era cominciata, dentro una città operaia che ha trasformato rumore, fabbriche, grigio industriale e inquietudine in una delle lingue più riconoscibili della musica del Novecento. Il 5 luglio 2025, Ozzy non è sparito in silenzio. È tornato a casa, ha cantato finché ha potuto, ha salutato il pubblico dal suo trono nero, e ha lasciato che fossero Birmingham, i Sabbath e l’heavy metal a chiudere il cerchio.
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