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Ultima lettera a Francesco Guccini

06.08.2026 Scritto da Andrea Sanfilippo

Ho sempre temuto, in fondo, che prima o poi qualcuno mi avrebbe chiesto di scrivere ciò che mi accingo a fare. Timore di cadere nelle lusinghe della retorica, di voler insegnare a qualcuno come e perché dolersi della scomparsa di Francesco Guccini, quasi fossi un sacerdote che custodisce chissà quale culto. E allora, per evitare tutto questo, mi rivolgo a te che, in un modo o nell’altro, hai condizionato e indirizzato buona parte della mia vita. C’è stato un tempo in cui conoscerti di persona è stato il mio più grande sogno – realizzato, se vogliamo, in sporadici e fugaci incontri - e un altro in cui ho preferito mantenere integro il mito giovanile, per evitare che il cinismo dei giorni fiaccasse i miei giovanili ardori. Nonostante questo non ho mai smesso di cantarti e di filtrare, indebitamente, la mia vita attraverso le tue canzoni. C’è chi oggi, giustamente, piange l’uomo, il padre, il marito; questo no, non posso permettermelo e non riesco nemmeno a rimpiangere l’artista. Ciò che potevi darmi me lo hai dato in più di trent’anni di frequentazioni musicali, in canzoni che hanno dato forma e sostanza alla mia storia, io minimi fra i tuoi minimi.

So già che quello che scrivo non lo rileggerò per non coltivare il rimpianto di non aver detto abbastanza, di aver banalizzato, di non essere stato all’altezza in questo giorno di afa e sconcerto di rendere un adeguato commiato: so di certo, però, che era giusto che lo facessi per non sostituire rimpianti con rimorsi.

In fondo non si è mai preparati abbastanza alla morte dei miti, perché la loro scomparsa si porta appresso una parte sostanziale di noi.

E allora dirò a te e a chi mi leggerà cosa mi auguro: mi auguro che tu non finirai nell’insopportabile pastoia dei tributi tardivi, che non verrai consegnato ad una stantia canonizzazione, ad una istituzionalizzazione che oggi più che mai suonerebbe fasulla, che non finirai cannibalizzato, in buona fede, da chi cercherà in ciò che hai scritto risposte per un presente o un futuro che non ti appartiene più - e da cui avevi preso ormai da tempo le distanze – e per opportunismo da chi cercherà di estorcere alle tue canzoni qualcosa che possa tornargli utile. Sopra ogni altra cosa ti auguro di riposare in pace su a Pianvignale tra le nevi alte di un tempo, il languire del Limentra e degli altri che ti hanno preceduto. Spero che anche su di te si chiuda il tempo e che un provvidenziale oblio ti accompagni, lontano dalla memoria collettiva che prima o poi diventa di massa, dall’ipertrofia del ricordo condiviso: e in questo ingorgo di vita e morte spero che prima o poi qualcuno, inaspettatamente, riscopra il fascino, vergine e primigenio, delle tue canzoni con quella stessa intatta meraviglia che in un’altra torrida estate di trentuno anni fa folgorò un diciassettenne qualunque in un momento qualsiasi di questa cosa che chiamiamo vita.

 

 

Andrea Sanfilippo, docente di lettere, è autore della monografia su Guccini "Francesco Guccini. Come un altro sogno. Frammenti di vite scritte e cantate" e di "I Musici di Francesco Guccini. L'altro lato del palco. Ovvero il volto nascosto del successo" entrambi editi da Bastogi Roma.


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