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Turnstile live a Milano: l’hardcore che ora tutti vogliono vedere

13.11.2025 Scritto da Elena Palmieri

Da promessa dell’hardcore americano a fenomeno culturale, i Turnstile arrivano a Milano nel pieno di un’ascesa che sembra non conoscere sosta. "Never enough", uscito lo scorso giugno, ha confermato il gruppo come una delle forze più creative e trasversali della scena, capace di farsi includere persino da Elton John nella sua playlist estiva. Le cinque nomination ai Grammy chiudono un cerchio che pochi avrebbero immaginato quando la band infiammava i club di Baltimora. Ora tocca all’Alcatraz, tappa italiana di un tour che segue i concerti al Magnolia dello scorso anno e all’AMA Music Festival nel 2023, allora in ruoli minori. Stavolta, invece, la città risponde con un tutto esaurito annunciato da settimane, in una corsa al biglietto che racconta molto più di qualsiasi slogan: i Turnstile sono diventati un nome che trascende il genere.

L’attesa vibra prima ancora che le luci si abbassino, dopo l’apertura di High Vis e The Garden. Alle 21.45 in punto, "Never enough" - che ai Grammy ha strappato tre nomination - accende la sala e il pavimento dell’Alcatraz diventa subito un mare in movimento. I suoni elettronici che si uniscono alle distorsioni di chitarre e ai colpi netti di batteria ricordano le sperimentazioni che da tempo caratterizzano e differenziano i Turnstile, e che nel loro ultimo disco gli ha portati a un livello ulteriore. Dal vivo, però, il brano respira l'impeto delle origini quando i cori dei presenti si levano all'unisono, aizzati dalla band stessa. Brendan Yates è fisicità: comanda e dissolve la distanza tra palco e pubblico, rimanendo presto a turso nudo, senza maglietta. Daniel Fang detta il ritmo come un metronomo umano, ma con la pesantezza da locale underground, mentre le chitarre di Pat McCrory e Meg Mills disegnano traiettorie tese. La scaletta di ventuno brani si muove tra esplosioni e sospensioni, tra il passato e il presente, alternando l’impatto di "T.L.C." del precedente "Glow on" del 2021, con "Drop" e "Real Thing" ai momenti più dilatati di "Light Design" e "Sunshower". Ampio spazio viene dato ai lavori meno recenti, prendendo molto dall'Ep "Step 2 rhytm" del 2013 e dal primo album "Nonstop Feeling" del 2015, riportando a quando la band sudava per imporre la propria essenza e non per le masse. È un equilibrio raro: il pogo è costante, gli stage diving non cessano un secondo, ma non annulla la percezione di un suono più ampio, quasi contemplativo.

Ci sono corpi che volano e mani che si intrecciano, illuminati da fari di luce che ricreano i colori della band. E poi i cori che diventano una sola cosa, mentre nella balconata si vedono gli Wolf Alice (di scena domani, 13 novembre, proprio all'Alcatraz) fare headbaging. Ogni pezzo è un frammento di qualcosa di più grande: "Pushing Me Away" trascina, "Sole" unisce, "Seein’ Stars" - il brano scelto da Elton John per la sua platlist e ora in nomination ai Grammy- trasforma l’hardcore in un ballo collettivo illuminato dalla palla da discoteca appesa al soffitto. Eppure, tra le pareti industriali dell’Alcatraz, non si ha mai la sensazione di assistere a una semplice festa: c’è l’idea di un rito condiviso, di un linguaggio comune che parla di libertà, appartenenza e catarsi. Persino chi non conosce il genere sembra capire il senso di tutto questo, coinvolto in un’energia che non lascia scampo.

Dopo "Look Out for Me", il gruppo si concede un’ultima corsa con "Mystery", "Blackout" e "Birds" - l'altro brano in lizza ai Grammy, chiudendo oltre un’ora e mezza di concerto senza pause mentre il frontman invita alcuni del pubblico a sfogarsi sul palco. Sullo schermo scorrono immagini del pubblico, volti e sorrisi che raccontano l’esperienza più di qualsiasi recensione. I Turnstile salutano lasciando dietro di sé un’idea precisa: l’hardcore non è più un recinto, ma un territorio aperto dove tutti possono entrare. Stasera, a Milano, se ne ha la prova definitiva. La scena e la musica hardcore continuano a far sentire il proprio urlo, spingendo sulla furia del suono per denunciare disuguaglianze e oppressioni. È un mondo che sta tornando ad affascinare le masse, senza perdere la rabbia e il proprio attivismo sociale. Oltreoceano, anche i Knocked Loose - sopratutto grazie al singolo con Poppy - stanno sfiorando il mainstream. Ci sono orgoglio e preoccupazione nei militanti della scena, con la paura che l’industria possa storpiarne gli scopi. Ma i Turnstille sono già oltre.

Ecco la scaletta:

NEVER ENOUGH
T.L.C. (TURNSTILE LOVE CONNECTION)
ENDLESS
I CARE / DULL
DON'T PLAY
Real Thing
Drop
LIGHT DESIGN
Fazed Out
SUNSHOWER
7
Keep It Moving
Pushing Me Away
FLY AGAIN
SOLE
CEILING (registrata)
SEEIN' STARS
HOLIDAY
LOOK OUT FOR ME

BIS 

MYSTERY
BLACKOUT
BIRDS

(Articolo originale su Rockol.it)

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