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Tra Stefano De Martino e Fetty Wap: com'è "Radio Liberato"

11.05.2026 Scritto da Mattia Marzi

«Benvenuti a Radio Liberato», recita la voce di Stefano De Martino nell’”Intro”. Poi, quasi senza soluzione di continuità, parte subito il riff - ultra Anni ’80 - di “Goodbye”. Comincia così “Radio Liberato”, il nuovo progetto discografico di Liberato. L’espressione scelta, “progetto discografico”, non è casuale. Perché “Radio Liberato”, pubblicato a sorpresa sulle piattaforme - indovinate un po’ - allo scoccare della mezzanotte del 9 maggio, non è un nuovo album di inediti, non è un mixtape, non è una playlist, ma è un po’ di tutto questo.

Cover, remix e inediti: cosa c'è nel disco

Nel disco ci sono brani inediti, rivisitazioni di classici del misterioso artista di “Nove maggio” riletti da amici e colleghi, contributi di conduttori e attori. “Radio Liberato” è immaginato come uno show radiofonico pirata di Liberato, che non a caso lo ha lanciato fingendo di hackerare le frequenze di Rai Radio2, lo scorso venerdì. Arriva a un anno da “Liberato III” e a meno di un mese dal concerto del 5 giugno allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli. Gli inediti del disco sono due: “Goodbye” e “Napoli Queen”, che è una rivisitazione di “Trap Queen” di Fetty Wap. Ci sono poi una rivisitazione di Mahmood di “Intostreet”, una di “Me staje appennenn’ amò” di Calcutta, una di “Niente” della cantautrice e produttrice campana Sara Gioielli e una totale riscrittura di Iosonouncane di “Gaiola” (che dura da sola nove minuti e mezzo ed è una sorta di esperienza immersiva), quest’ultima a fare da anello di congiunzione tra le cover e i remix.

Tra i collaboratori anche Modeselektor e Fenoaltea

Tra questi rientrano quello di “Guagliò” firmato dai Modeselektor (il duo di musica elettronica composto da Gernot Bronsert e Sebastian Szary, già al fianco di Apparat), quello di “Nun ce penzà” della cinese Yu Su (tra le esponenti della musica elettronica contemporanea più stimata dalla critica mondiale, capace di unire nelle sue produzioni dub, synth pop e ambient, come del resto fa anche nel pezzo di Liberato), quello di “Sì tu” del siciliano Fenoaltea (tra lo-fi e tropical house). Maria Esposito, l’attrice lanciata da “Mare fuori”, legge il testo di “Alessandro Magno”, Serena Rossi recita in “Maga” facendo la parte di una cartomante che legge le carte a Liberato (che ad un certo punto rivela anche il suo nome, bippato).

Tutto bello: ma a quando altri pezzi come "Nove maggio"?

In questo intreccio volutamente disordinato ma coerente, “Radio Liberato” finisce per assomigliare davvero a ciò che dichiara di essere: una trasmissione pirata più che un album, un flusso continuo in cui musica, voci e immaginario si sovrappongono senza gerarchie. Non tutto, all’interno del disco, ha lo stesso peso. E proprio questa disomogeneità è parte del gioco: tra momenti più riusciti e altri più diluiti, il progetto trova la sua forza nell’idea, più che nella singola traccia. A proposito: Liberà, quanno arrivano n’ata vota pezz’ comm’a “Nove maggio” e “Tu t’e scurdat’ ‘e me”? È un collage che funziona soprattutto come esperienza, meno come raccolta di brani autonomi. Un lavoro perfettamente coerente con il progetto Liberato, che non cerca la forma, ma la reinventa ogni volta. Anche a costo di lasciare qualche pezzo meno incisivo lungo la strada.


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