Quattro anni fa, sempre in questo periodo dell'anno, il cantautore statunitense Kevin Morby pubblicava il suo ottimo settimo album solista intitolato "This is a photograph". Ora, quattro anni dopo, quel disco ha trovato un suo erede nell'altrettanto ottimo "Little wide open". Un album quest'ultimo che vede schierato alla produzione Aaron Dessner, uno dei big della professione degli ultimi tempi grazie al lavoro svolto, tra gli altri, con Taylor Swift e, più di recente, con la nuova stella dell'indie folk statunitense Noah Kahan. Una collaborazione quella tra Kevin e Aaron nata nell'estate di due anni fa quando Morby venne chiamato ad aprire un concerto dei National, la band di Dessner. In quell'occasione i due si conobbero e tanto bastò per sviluppare un rapporto di stima e, successivamente, di lavoro che portò, nel 2025, alla realizzazione di "Little wide open" in un lasso di tempo di circa nove mesi nello studio di registrazione di Aaron Dessner.
Il Midwest
L'ispirazione per la scrittura delle canzoni di "Little wide open" Morby l'ha trovata pensando al suo amato Midwest che definisce "la mia America privata, il mio paradiso privato". Se dovessimo pensare al disco come fosse un film, il Midwest sarebbe il luogo in cui è ambientato il lungometraggio di Kevin, nei testi delle canzoni vengono spesso regalati riferimenti geografici ("Javelin", "All sinners", "Dandelion"), climatici ("Natural disaster") e sociali ("Bible belt") che connotano quella parte degli Stati Uniti. Ma il centro delle riflessioni di Morby riguarda essenzialmente la vita e la morte: nelle canzoni si viene infatti invitati a porre nella giusta prospettiva l'inizio e la fine dell'esistenza e a celebrare, pur nelle inevitabili difficoltà, i giorni che stanno nel mezzo. Il tema della transitorietà della vita ("Badlands" con la partecipazione di Justin Vernon aka Bon Iver) aveva contraddistinto anche il precedente album "This is a photograph". Là era stata l'improvvisa perdita del padre a dettare alcune considerazioni al riguardo, qui è l'imminente nascita del figlio – anche se le canzoni sono state scritte quando non era ancora in arrivo – a portarne naturalmente delle altre.
L'America
Quella che si respira all'ascolto di "Little wide open" è l'aria dell'America che vive lontano dai grandi centri urbani, non mancano quindi, qua e là, i suoni di mandolino, banjo e violini, ma non di quelli utilizzati per far festa nell'aia allo scadere della giornata. Quello di Kevin è puro cantautorato della miglior fatta che raggiunge il suo apice in "Natural disaster" dove duetta con Lucinda Williams, "100.000" e "Little wide open", canzoni poste nel mezzo del disco che ne rappresentano il cuore. Tre canzoni da togliere il fiato che lo confermano tra i migliori eredi della canzone Americana. Ai fan ha presentato il disco dicendo: "Questo è, senza dubbio, l'album più personale e vulnerabile che abbia mai realizzato. Aaron ha fatto un lavoro eroico nel trattenermi dall'inserire troppi espedienti nelle canzoni, lasciando che le mie storie rimanessero un po' nude. Nonostante il titolo, questo album è in realtà molto aperto." Tralasciata la parte di retorica sempre presente in un comunicato, per quanto questo possa essere sincero, di certo c'è che "Little wide open" è un altro grande album di Kevin Morby.
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