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Tornano i Gogol Bordello con la loro “vendetta groove post-punk”

03.02.2026 Scritto da Elena Palmieri

C’è un momento, all’inizio di questo nuovo capitolo dei Gogol Bordello, in cui Eugene Hütz mette subito le cose in chiaro, chiamando in causa se stesso prima ancora del mondo che lo circonda. "Io. Sono io il bersaglio della mia vendetta post-punk", ha spiegato il frontman in un’intervista recente in vista dell'uscita del nuovo album della band. Annunciando il disco “We Mean It, Man!”, in arrivo il prossimo 13 febbraio, Eugene Hütz aveva fatto sapere in un comunicato stampa: "I Gogol Bordello sono sempre stati aperti alle contaminazioni. E ‘We Mean It, Man!’ riunisce tutte le nostre ispirazioni originali più di qualsiasi altro lavoro: punk, musica gitana, hardcore e techno. Ho concepito questo album come una collaborazione con uno dei miei produttori preferiti di sempre, Nick Launay, che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del post-punk come genere. In termini di collage multimediale portato all’essenza, questo è il miglior Frankenstein che abbiamo realizzato dai tempi di 'Gypsy Punks'. Questa è la nostra vendetta groove post-punk”. Spiegando quindi in una chiacchierata per il sito "Retrofuturista.org", cosa intendesse, Hütz  ha aggiunto: "Mi sono reso conto che per molti anni abbiamo fatto molta musica semplicemente folle, sguaiata, ad altissima energia, gypsy punk, hardcore, vivendo prevalentemente in quella zona. Una parte enorme di me vive in un mondo di euforia e di musica che nasce da un groove post-punk euforico, quindi volevo riequilibrare le cose e portare in superficie quelle influenze iniziali, le cose che all’inizio mi hanno ispirato a creare la mia musica. Come dicevo, per esempio, i Joy Division". È da questo gesto di auto-riflessione, più che da una rottura, che nasce il nuovo album, in uscita il 13 febbraio 2026, quasi quattro anni dopo “Solidaritine”.

Non è un caso che Hütz parli di ritorno alle origini come di un movimento naturale, quasi genetico. In una dichiarazione che racconta bene l’identità dei Gogol Bordello, band fondata a New York nel 1999 da un musicista nato a Kiev e cresciuto attraversando confini culturali, geografici e sonori, trasformando il palco in uno spazio di collisione continua tra punk, musica gitana dell’Europa orientale, hardcore, folk e attitudine dadaista, con un'immagine surreale Eugene Hütz ha detto a "Retrofuturista.org": "Mi sentivo come se fossi un musicista professionista già prima di uscire dal grembo di mia madre, se posso dirlo, perché ho già dei ricordi di Jimi Hendrix e degli Stooges ascoltati attraverso la parete del grembo di mia madre per via di mio padre. Quindi non ho mai davvero sperimentato alcuna forma di esistenza pre-musicista. In pratica ho ripreso da dove era arrivato mio padre e ho 'scaricato' tutta la sua collezione musicale non appena sono nato".

Dentro questo percorso, “We Mean It, Man!” si presenta come un disco di sintesi e di rilancio. Co-prodotto da Nick Launay e Adam “Atom” Greenspan, il disco sceglie di abbandonare l’idea del caos come accumulo, per lavorare invece su ritmi compressi, pattern di batteria “gated”, loop elettronici e una scrittura più asciutta, senza rinunciare all’impatto fisico che ha sempre caratterizzato la band. Dal vivo, il gruppo farà ascoltare il nuovo lavoro anche in Italia per una data fissata per l’11 agosto 2026 al Castello di San Giusto a Trieste della rassegna “Hot in the City”.

Il contesto storico e politico entra nel disco in modo diretto, quasi frontale. "Brani come 'Life Is Possible Again' esprimono molto il desiderio che il mondo esca dal fosso in cui si trova. Sono successe tante cose catastrofiche in un paio d’anni che è quasi impensabile e inaccettabile. Eppure dobbiamo trovare dei meccanismi per farvi fronte", ha spiegato Hütz nell'intervista: “'Life Is Possible Again' è in realtà una canzone sulla perseveranza contro ogni previsione. Le persone o hanno già mollato, o stanno semplicemente andando avanti con qualsiasi cosa stia succedendo, o si limitano a seguire la corrente". Nello stesso solco si muove "No Time For Idiots", che diventa una riflessione amara sulla perdita di attenzione e di pensiero critico: "Sembra che le persone abbiano completamente perso la capacità di concentrarsi, o qualsiasi forma di pensiero critico, o anche solo di fare un’analisi logica", ha sottolineato il frontman: "Diciamolo: le persone non sono mai state particolarmente brillanti in questo, ma ora stanno perdendo del tutto la capacità di concentrazione".

C’è infine una dimensione quasi spirituale che attraversa l’intero album, lontana da qualsiasi retorica salvifica ma profondamente legata all’idea di resistenza. "Solo dieci anni fa sembrava che il mondo fosse sull’orlo di una sorta di svolta spirituale; tutti meditavano e leggevano libri New Age come se stesse per succedere qualcosa di grandioso. Ora tutto questo è stato completamente spazzato via", ha osservato Hütz: "Quindi, spiritualmente, questo album parla di perseveranza contro ogni previsione e del tentativo di riunire le persone che sono ancora capaci di un minimo di concentrazione e di pensiero critico. Si spera che, sulle ali di una musica carica positivamente, tutto questo possa volare nel mondo e fare un po’ di bene". In questo senso, “We Mean It, Man!” non è solo il nuovo capitolo discografico dei Gogol Bordello, ma il punto in cui una band storicamente votata all’eccesso decide di distillare la propria energia per renderla ancora più urgente, necessaria e contemporanea.

Ecco la tracklist e la copertina di “We Mean It, Man!”:

  1. We Mean It, Man!
  2. Life Is Possible Again
  3. No Time For Idiots
  4. Hater Liquidator
  5. Boiling Point
  6. Ignition
  7. From Boyarka to Boyaca
  8. Mystics
  9. We Did Good With The Good We Did
  10. Crayons
  11. State Of Shock
  12. Solidarity (Nick Launay Mix)

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