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Torna in Italia Todd Rundgren, il pioniere che sfidò Lennon

01.09.2026 Scritto da Lucia Mora

Il concerto in programma per domenica 6 settembre al Campo sportivo di Revislate appartiene, senza timore di smentita, alla categoria dei live imperdibili. Per la serata conclusiva del 2DAYS PROG+1 Festival, il palcoscenico novarese si prepara ad accogliere Todd Rundgren, riannodando un filo che, con il pubblico italiano, si era interrotto da tempo. Un headliner tanto geniale quanto allergico alle etichette, il cui operato è risultato fondamentale per plasmare la storia del rock e del pop degli ultimi cinquant'anni.

L'ossessione dell'autarchia in studio

Per comprendere appieno il peso specifico di Rundgren in quanto pioniere, basta fare un salto indietro nel tempo, fino alle leggendarie sedute di registrazione di Something/Anything?. In quel monumentale doppio album del 1972, il musicista originario di Philadelphia ha delineato in maniera definitiva il proprio profilo di artista totale; in un'epoca in cui le produzioni discografiche si affidavano per prassi a un esercito di turnisti, rinomati arrangiatori e faraonici team di studio, Rundgren scelse di farsi carico dell'intero processo creativo: scrisse i brani, cantò le linee vocali, incise metodicamente le tracce di chitarra, le tastiere, il basso e la batteria.

Il risultato fu un capolavoro pop estroso, smisurato e sfaccettato, capace di passare senza sforzo dalla ballata d'autore fino alle più suadenti inflessioni soul. Così facendo, ha fondato l'estetica indipendente del "fai-da-te", anticipando di parecchi decenni quell'approccio da produttore casalingo che la tecnologia moderna avrebbe reso una pratica diffusa soltanto nel nuovo millennio.

Tra prog e Led Zeppelin

La naturale irrequietezza di Rundgren, tuttavia, non poteva di certo accontentarsi di rimanere imbrigliata nei confini rassicuranti della forma canzone tradizionale. Nel 1974, assecondando una spinta verso l'esplorazione, ha fondato gli Utopia, virando in maniera decisa la propria traiettoria verso le architetture vertiginose del rock progressivo. Tra suite estese, complessi innesti di sintetizzatori e incastri chitarristici di rara perizia tecnica, il progetto Utopia ha esplorato i limiti estremi della ricerca sonora senza mai barattare del tutto il gusto per la melodia.

È in questa fase di febbrile espressione tecnica che il gruppo ha incrociato la strada con i giganti assoluti dell'epoca: nell'agosto del 1979, infatti, gli Utopia ebbero l'onore di fare da opening act ai Led Zeppelin alle storiche e oceaniche date di Knebworth Park in Inghilterra.

Trionfi e scontri epici, da Janis Joplin a John Lennon

Se la sterminata discografia a suo nome racconta una parte essenziale della sua storia, l'altra metà si nasconde tra le pieghe dei crediti di copertina di alcuni tra i dischi più influenti e venduti del Novecento. Nel ruolo di produttore, Rundgren ha sempre mostrato un intuito eclettico e camaleontico, ma ha anche fatto valere un carattere spigoloso e privo di filtri diplomatici. È sua la firma sul trionfo teatrale di Bat Out of Hell di Meat Loaf, così come porta il suo nome la regia dell'esordio dei New York Dolls o l'intricato mosaico pop degli XTC in Skylarking.

Eppure, questa sua spiccata propensione al comando ha generato anche cortocircuiti clamorosi. Nel 1971, il celebre manager Albert Grossman lo aveva scelto per produrre Pearl, ultimo album (uscito postumo) di Janis Joplin. Tuttavia, le differenze caratteriali tra i due artisti si rivelarono un ostacolo insormontabile: le continue frizioni e l'impossibilità di trovare un terreno comune in studio fecero naufragare il progetto sul nascere, costringendo la produzione a prendere un'altra strada.

La sua lingua tagliente e la totale mancanza di timore reverenziale non risparmiarono nemmeno le divinità intoccabili della musica. Resta celebre il violento scontro a distanza avuto nel 1974 con John Lennon. In un'intervista rilasciata a "Melody Maker", Rundgren diede dell'idiota e dell'ipocrita all'ex Beatle, accusandolo di predicare la pace e la rivoluzione per poi andare a ubriacarsi e aggredire le cameriere in locali come il Troubadour di Los Angeles. La risposta di Lennon, fedele al suo noto sarcasmo graffiante, non si fece attendere: scrisse un'iconica lettera pubblica alla rivista intitolata "Opened Lettuce to Sodd Runtlestuntle", storpiava il nome del produttore in "Turd Runtgreen" e smontava le sue accuse con un mix di veleno e umorismo, dando vita a una delle faide a mezzo stampa più sagaci degli anni Settanta.

Lo sguardo verso la tecnologia

Accanto a una scrittura prolifica e a un lavoro di produzione instancabile, c'è un ulteriore tratto che isola Rundgren dal resto dei suoi colleghi: l'interesse spasmodico e costante per l'innovazione. Già nei primi anni Novanta, mentre l'industria discografica era ancora pigramente legata ai supporti fisici tradizionali, si spingeva oltre l'immaginabile.

Ha sperimentato i primi formati interattivi in assoluto, pubblicando un album pionieristico come No World Order su formato CD-i, e ha esplorato lucidamente le infinite possibilità della distribuzione digitale quando la rete era ancora un territorio per pochissimi addetti ai lavori. Questa curiosità famelica e mai sopita lo rende ancora oggi un profilo intellettuale singolare, fieramente proiettato verso il futuro e poco incline a sedersi sulla semplice, confortevole celebrazione del proprio sconfinato repertorio.


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