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Tommaso Paradiso: "Ho una domanda per Springsteen. E Sanremo..."

27.11.2025 Scritto da Lucia Mora

“Aristotele diceva che felicità è conoscenza. Secondo me il cambiamento avviene solo attraverso una profonda conoscenza delle cose”. Tommaso Paradiso cita i filosofi del 300 a.C. con la stessa naturalezza con cui gira per Roma in monopattino a noleggio, perché “solo in movimento riesco a scrivere”.
Viaggiando per le vie della Città Eterna ha trovato l’ispirazione per “Casa Paradiso”, il nuovo disco che celebra la casa in quanto “luogo ameno, la definizione della serenità e dell’amore, il mio pensiero felice ovunque mi trovi nel mondo”. Nel 2022 diceva a Rockol che non avrebbe mai partecipato al Festival di Sanremo da concorrente… ma il Tommaso di oggi non è lo stesso di tre anni fa.

Questo disco è una casa che vuole raccogliere tutto ciò che conta per te. Che cosa è importante per te?
Le persone. Le persone con cui vivo, intese come nucleo familiare, ma anche come amici, come collaboratori, le persone con cui scrivo, con cui faccio musica. Le persone che incontro per strada e che ti fanno un sorriso, con cui puoi scambiare un sorriso anche se non le conosci. Credo ancora nelle cose buone, anche se magari sono un po' ingenuo, non lo so. Però tutto questo fa parte delle cose importanti nella mia vita, tra cui appunto anche la casa.

A proposito di amici. L’unico featuring del disco è con Setak. Com’è nata “Ma come fanno i rapper” e che valore ha l’amicizia con lui?
Innanzitutto devo dire che è una delle canzoni che, ogni volta che la sento, mi esce la lacrima, devo dire la verità. Perché è una canzone troppo vera, troppo sincera e scritta da due persone inadeguate come me e lui. Soprattutto quando è notte, ci lasciamo un po' andare e cominciamo a diventare più sensibili. “Ma come fanno i rapper” racconta proprio vent'anni di tempo passato assieme e peraltro, rispetto a vent'anni fa, siamo amici ancora più stretti di prima. È una cosa meravigliosa. Racconta la nostra storia e di come la pensiamo su molte cose. A differenza delle persone che bevono per dimenticare, noi beviamo per ricordare: ricordare questi momenti magici e anche tristi che abbiamo vissuto insieme.

C’è qualcosa che volevi comunicare, con questo nuovo progetto, che non hai mai potuto condividere prima?
L'importanza della casa. Comunicare l'importanza centrale della casa, intesa con tutte le accezioni di cui dicevo prima. Non sono così cresciuto, o maturato; non è che all'improvviso uno diventa bravo e saggio. Le cazzate si fanno sempre, però forse il concetto di casa, magari a venti o trent’anni, non ero pronto a esprimerlo. Adesso sì.

Dici che nella tua vita comandano le donne. In che modo ti influenza l’universo femminile?
C'è una canzone che scrissi tanto tempo fa – si intitola “Tra la strada e le stelle” – in cui dico: “Queste donne non sono un pericolo, ma la spinta di tutto”. Anche se scrivo canzoni che parlano di altro, non per forza di amore, c'è sempre una donna alla fine; anche una chiacchierata con una donna che in quel momento ti illumina e ti fa uscire qualcosa che magari prima era solo assopito. Sono veramente, profondamente innamorato dell'essere femminile. Per me è sempre stata una fonte d'ispirazione, come del resto lo è stata per i buoni poeti, no? La donna angelicata, il Dolce stil novo, quella roba lì. Ecco, per me è uguale, nonostante siano passati secoli.

Come gestisci il rapporto tra spontaneità e costruzione nella scrittura?
La costruzione secondo me entra in una seconda fase, quando bisogna far quadrare le cose, quando bisogna dare struttura a una cosa che è ancora grezza. La spontaneità è la fase iniziale, cioè la fase primordiale, quando devi cominciare a scrivere cose, parole, testi, musiche, note che prima non esistevano. Lì bisogna lasciarsi trasportare assolutamente dalla spontaneità. Nulla parte da una cosa già confezionata, cioè dalla costruzione. La costruzione è l'ultimo tassello, è la cesellatura finale.

Ti piacciono le persone che sanno ribaltare gli schemi. Tipo?
Senza andare troppo lontano, bastano le persone che mi stanno vicino: le ammiro perché sono molto più forti di me, più strutturate. Sono molto affascinato da queste persone, che oltre a saper ribaltare gli schemi hanno il coraggio di prendere decisioni, anche quando la decisione è difficile da prendere. Rimango molto affascinato dalle persone con molto polso, perché sono diverse da me.

Sei un malato di Springsteen. Che cosa ruberesti a Bruce, se potessi?
Eh… È Springsteen, che gli vuoi rubare? Tutto! Purtroppo non c'entriamo niente, io e lui, ma mi piacerebbe tantissimo parlarci. Non succederà mai, ahimè, ma Noel Gallagher una volta ha detto che la chiacchierata di musica più bella mai fatta nella sua vita è stata con il Boss. Non ha mai confessato che cosa si fossero detti, ma pensa che bello poterci parlare. A questo punto mi chiederai: e che domande gli faresti? Non lo so, qualsiasi cosa. Ecco, una cosa che proprio gli ruberei ai massimi livelli è quella performance fisica che riesce a fare durante i live a ottant'anni. È da quando ha vent'anni che non ha neanche una goccia di sudore, vaffanculo. Io al secondo pezzo ho pure le scarpe che sudano. E lui invece sta là, energico, tre ore e mezza di concerto, non le sente per niente. Gli chiederei i segreti per arrivare così a quell'età.

Il tour nei palazzetti è un modo per accogliere chi ti vuole bene in questa tua nuova casa?
È il modo migliore, assolutamente il modo migliore per accogliere chi mi vuole bene qui, in questa casa. Ma questo è un elemento che non è mai cambiato: ogni volta che c'è un live, c'è sempre qualcosa di impressionante tra me e loro, e questa cosa secondo me rimane sempre. A meno che qualcuno non mi ammazzi.

Hai pensato ai live mentre componevi il disco?
Sì, ho capito per esempio dove posizionare nei live la canzone “Tornare a casa”. È una delle poche certezze che ho.

Sanremo. Hai presentato un brano? Hai cambiato idea sulle competizioni canore?
Ci sono delle interviste che vengono rilasciate in momenti in cui magari o sei incazzato, o pensi in un altro modo, oppure le cose girano in un certo modo... Ti fai delle idee diverse. Qualche anno fa, quando saliva l'ossessione di Sanremo in tutti quanti, praticamente non esisteva più nient'altro. Ti fermavano tutti per strada, pure i vicini… non contava nient'altro della musica se non andare a Sanremo. Allora a quel punto uno risponde anche con un po' di risentimento: siamo qua a parlare del disco e voi mi fate solo quella domanda. Certe uscite dipendono da quello. Ma le statistiche dicono che prima o poi ci andrò, perciò...

(Articolo originale su Rockol.it)

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