Il Teatro Regio di Parma è uno di quei luoghi che riescono a dare subito un carattere unico alla serata. Un ambiente di velluti e dorature, dove ogni dettaglio ha spazio a sufficienza per respirare. È qui che Tom Smith, storico frontman degli Editors, ha presentato al pubblico italiano il suo debutto artistico da solista, in una cornice capace di valorizzare appieno la dimensione più introspettiva che ha deciso di esplorare.
Tra la penombra e le luci soffuse, non c’è che l’essenziale sul palco, con una strumentazione ridotta all’osso e in prevalenza acustica. Nessun supporto elettronico, nessuna sovrastruttura. Tom Smith mostra così, con tono da crooner, la sua anima più emotiva, quella che nel sound denso e spigoloso degli Editors finiva spesso nascosta.Anteprima solista al Barezzi Festival
Con un’anteprima delle tracce che andranno a comporre il primo album a suo nome, “There Is Nothing In The Dark Which Isn’t There In The Light”, in uscita il prossimo 5 dicembre, l'appuntamento al Regio offre la possibilità di ascoltare Smith in una veste differente, con una performance basata soprattutto sulla sottrazione. All’interno della XIX edizione del Barezzi Festival, la rassegna dedicata alla figura del primo protettore di Giuseppe Verdi, prende forma quindi l’incontro tra il timbro baritonale del musicista inglese e il silenzio raccolto della sala.
In un programma che per la nuova edizione 2025 alterna nomi internazionali e preziose scoperte, seguendo lo spirito dell’illuminato mecenate, dagli Spiritualized a Micah P. Hinson, passando per Mille, King Hannah e Soap&Skin, Smith appare come la presenza più pacata in cartellone. Dopo oltre vent’anni trascorsi alla guida degli Editors, il nuovo progetto segna in questo modo una ripartenza, guidata dal desiderio di riportare la scrittura a una forma più pura e diretta. L’esibizione ne restituisce gli intenti, con un intreccio di inediti e riletture del gruppo di origine, filtrate attraverso un approccio minimale e quasi meditativo, splendidamente amplificato dall'architettura neoclassica del teatro.Ballate scarne e dirette
Il sipario si alza alle 21 in punto, con il cantautore che calca le assi del palco quasi in punta di piedi, insieme al sodale Nick Willes - diviso tra cori, chitarre e delicati tocchi di tastiera - per una scaletta di un’ora e mezza di ballate scarne e dirette, in cui arpeggi e registro vocale si diffondono con naturalezza fino a raggiungere la platea, i loggioni e perfino i fregi e gli stucchi della sala, senza mai perdere di intimità.
In apertura, “Deep dive”, dal nuovo album, definisce subito il tono, sospeso tra ombre, malinconia e speranze. I brani, inframmezzati solo dagli applausi dei presenti, si susseguono in rapida sequenza, passando dal singolo “Life is for living” ai pezzi più iconici degli Editors, come “Blood” o “The weight” o “What is this thing called love” rivisti in una chiave più rarefatta e a tratti confidenziale. “Papillon” priva della struttura elettronica diventa un canto di liberazione lento e ritmato, mentre “Ocean of night” si assottiglia lasciando alle liriche il compito di reggerne la gravità. Ancora, il filo della nostalgia si fa evidente, dal singolo “Lights of New York City”, che racconta del guardarsi indietro rimpiangendo i tempi perduti, fino alla scelta del repertorio, in una selezione che predilige i primi album della sua band.
Il legno dilata, il vuoto dopo le note diventa cassa di risonanza e ogni pausa si carica di attesa. “An end has a start” assume nuova sensibilità e la resa delicatamente ritmata di “Munich” si appoggia sul battito delle mani del pubblico. Infine, in chiusura, si scivola dalle atmosfere sussurrate di “Endings are breaking my heart” alla malinconia di “Smokers outside the hospital doors”.Voci, canzoni, teatro
Con gli occhi chiusi e la chitarra acustica, Smith sembra così riappropriarsi della sua identità in un set che evolve da una tensione sottile alla piena ampiezza dei riverberi. E questa uscita solista - presentata tre settimane di anticipo sulla pubblicazione ufficiale del disco - si è tradotta in un rituale intenso in cui voce, canzoni e teatro hanno trovato un punto di incontro preciso, fragile e luminoso. Quando l’ultima nota si dissolve e le luci si rialzano, non rimane che una quiete avvolgente, in grado di espandersi fin fuori dalla sala. Un finale essenziale, ma perfettamente compiuto. E non serviva altro.
SETLIST
Deep dive
Life is for living
Blood (Editors)
The weight (Editors)
The weight of the world (Editors)
Broken time
Papillon (Editors)
Lights (Editors)
The phone book (Editors)
How many times
What is this thing called love (Editors)
Northern line
Leave
An end has a start (Editors)
Ocean of night (Editors)
Lights of New York City
Munich (Editors)
Endings are breaking my heart
Smokers outside the hospital doors (Editors)