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Tiziano Ferro in tour: “Più di 30 pezzi, canterò come un matto”

30.05.2026 Scritto da Claudio Cabona

In scaletta ci saranno più di 30 canzoni, canterò come un matto fino a distruggermi”, sorride Tiziano Ferro alla vigilia del suo nuovo tour negli stadi. La prima tappa, la data zero, è in programma oggi, a Bibione. La scaletta si aprirà con “Sono un grande”, title track del suo ultimo disco, e si chiuderà con “Perdono”. Nella maratona di live che lo attende ci sarà anche spazio per degli ospiti. “La mia idea è quella di portare tutti gli ospiti della deluxe nelle varie date - svela - il 6 giugno a San Siro con me ci sarà Lazza, il 7 giugno Ditonellapiaga e Shiva, Giorgia e Ariete saranno a Roma, mentre questa volta Massimo Ranieri voglio lasciarlo in pace (ride, ndr). Al momento le prime adesioni che ho avuto sono queste e sono molto felice di condividere il palco con questi artisti, perché senza di loro le canzoni della deluxe non le canterei: non sono collaborazioni appiccicate lì. La deluxe non è un progetto fatto tanto per farlo, come tanti. Sono collaborazioni sentite, volute, e senza questi ospiti perderei l’ispirazione e non riuscirei a cantare quelle canzoni. Per realizzare ‘XXdono’, per esempio, mi sono lasciato dirigere da Lazza, letteralmente, e non ho detto ‘a’. Eravamo a Los Angeles. Questo perché volevo davvero che Lazza facesse Lazza”. Ma che cosa non è mai davvero cambiato? “L’ho già detto: non mi sento speciale, credo che la gente venga ai miei live per l’empatia che trasmetto. Quello che non è mai mutato è come mi approccio a un live allo stadio, lo affronto come se fosse l’ultimo”.

Una delle recenti e proficue collaborazioni, è stata quella con Shiva: due i brani usciti, “Il bacio di Giuda” contenuta in “Vangelo” del rapper di Corsico, e “Felici a metà”, presente nella deluxe di “Sono un grande” di Ferro. “Mi sono sempre divertito a collaborare con gli artisti. Ho lavorato con i Linea 77, con Mina, ho fatto il corista, con i Sottotono, ho fatto un feat con Frankie Hi-NRG. Io ascolto tantissima musica. Prima di venire qui a Los Angeles ho incontrato Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, perché non ci eravamo mai conosciuti prima - dice Ferro - a volte i miei colleghi, quando diventano importanti, iniziano a ‘bastarsi’. Io questa cosa non l’ho mai capita. I giovani fanno moltissimi featuring, mentre tra gli artisti della mia età ce ne sono pochi che si mettono ancora in gioco con gli altri. Credo che io ed Elisa siamo i due della nostra generazione che hanno fatto più collaborazioni in questi anni”. Poi una riflessione sulla cronaca giudiziaria che ha interessato Shiva: “Sui suoi guai giudiziari mi permetto solo di dire che, in un mondo di vigliacchi, di persone che scappano e spesso non pagano per quello che fanno, lui ha fatto il suo percorso e credo che adesso vada lasciato in pace”.

Un altro pezzo importante della deluxe è “A Napoli”. “È il mio pezzo inedito preferito. L’ho scritto tre anni fa: non è particolarmente allegro, perché parla di separazione e affronta l’accettazione di quel processo – prosegue - lo scrissi in un momento magico: il Napoli aveva vinto lo scudetto, mi omaggiarono con una maglia con il numero 10 di Maradona, Massimo Ranieri mi regalò delle bretelle, e proprio lì, in quella città, nacque quel brano, dopo un lungo periodo in cui non riuscivo più a scrivere perché ero bloccatissimo. Ha segnato l’inizio della scrittura del nuovo disco, anche se poi non è finito nell’album ma nella deluxe, perché non volevo che il disco parlasse di quel genere di problemi. Volevo che l’album comunicasse: ‘Sono un grande’”. C’è un passaggio con parole molto forti: “non manipolarmi più”. “Si parla spesso di lesionismo e autolesionismo, ma pochissimo di abuso mentale. Eppure l’abuso mentale è orrendo, perché è invisibile: i lividi di quell’abuso non esistono. In quel passaggio la canzone parla proprio di questo”, prosegue.

Un altro momento che ha colpito, questa volta nella riedizione di “XXverso” con Ditonellapiaga, è quando manda “affanculo i fasci”. Parole che arrivano in un momento storico particolare in cui si dibatte sul ruolo degli artisti e sul quanto sia giusto che si espongano o meno, anche alla luce delle ultime affermazioni di Francesco De Gregori: “Ho quasi cinquant’anni e voglio dire quello che penso in maniera più diretta. A me fa incazzare l’idea che possano esistere persone che vorrebbero meno diritti per i miei figli. Se vuoi attaccare i gay, attacca i gay, ma i bambini bisogna lasciarli stare. Non è una questione di schierarsi o meno, ma semplicemente di dire ciò che si pensa”.


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