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Tiromancino, alla ricerca dell’equilibrio - con le chitarre

04.02.2026 Scritto da Giorgia Lodato

Che oggi il 2016 torni a circolare sui social come un archivio emotivo collettivo non è che una coincidenza. ‘Gennaio 2016’, brano scritto otto mesi da Federico Zampaglione fa senza alcuna previsione di questo ritorno nostalgico, intercetta lo stesso bisogno: guardarsi indietro non per idealizzare, ma per capire da dove si è ripartiti. È in questo cortocircuito temporale che trova la sua forza più attuale il brano che ha anticipato l’uscita del nuovo album – il quattordicesimo per l’esattezza - dei Tiromancino, ‘Quando meno me lo aspetto’ in uscita il 6 febbraio. “È un disco nato così, come quando fai un figlio senza progettarlo. È stato lui a voler nascere, io ho avuto il ruolo marginale di registrare le canzoni. E il titolo rispecchia tutto questo”, ha raccontato incontrando la stampa. 

Chitarre, blues e libertà sonora

Un disco che “voleva nascere”: così Federico Zampaglione racconta l’album che definisce come più libero che abbia mai fatto. “È una vita intera che siamo nella musica e mi fa strano, perché pensavo che quello del 2011 fosse l’ultimo disco e invece ci sono cascato di nuovo. Siamo andati in studio con Leo Pari e Simone Guzzino per dare forma ad alcune canzoni che avevo nel cassetto e che non sapevo che fine avrebbero fatto, senza alcuna pretesa. A volte ti accorgi che quando non programmi, quando non hai scadenze o aspettative, la musica riesce a essere più sincera”.
Zampaglione ha assecondato le sue passioni musicali, rispolverando le chitarre e riempiendo l’album di suoni blues, rock, country, elettronici, reggae e sonorità tipiche della canzone d’autore degli anni ‘70. “È venuto fuori un disco con canzoni sul mio stile e una serie di influenze musicali legate soprattutto al blues e al rock. Mi sono reso conto che si era creato uno stacco tra il suono dei dischi e quello dei live, dove le chitarre escono molto di più. E così ho scelto di usare una chitarra che nel pop di solito non si usa, tipica del blues acustico, mischiandola all’elettronica e a soluzioni più moderne”. 

Collaborazioni ed equilibrio interiore

Ne è un esempio ‘Sto da Dio’, che racconta la grande paura di non cedere il proprio posto sotto i riflettori. “Ho trovato un equilibrio interiore nella vita in cui sto bene – commenta il frontman dei Tiromancino - So contento di stare nei miei panni, mi basta essere quello che sono ed essermi concesso il lusso di non avere più aspettative, né sulle cose né sulle persone”. 
Nel brano si rinnova la collaborazione con il pianista Andrea Pesce e con Franco 126, che ha prestato la sua mano anche per rendere più onirico il testo de ‘Il cielo’, scritta durante il ricovero di Zampaglione in ospedale. “Considero Federico un fratellino, ho seguito la nascita del suo ultimo album e per me è uno dei migliori scrittori di testi contemporanei della musica italiana. Mi rivedo nel suo atteggiamento un po’ in ombra, condividiamo una grande passione per il Califfo ed è uno degli artisti preferiti di mia figlia, giusto per chiudere il cerchio”. Quella con “Franchino” non è l’unica collaborazione del disco. “Mi piace collaborare con altri artisti perché vengono fuori cose interessanti, diverse. Come nel pezzo con Simona Molinari, che mi ha prestato la sua voce nell’ultimo disco, ma penso anche a quelle con i rapper che facevo già nei primi anni del 2000”. 
Ma ce n’è una in ‘Quando meno me lo aspetto’ che di certo non passa inosservata, quella con il padre Domenico, professore di storia e filosofia. “Mio padre è sempre stato un elemento della band a tutti gli effetti. Dal 2004 con ‘Amore impossibile’ e poi in tutti i dischi fino a questo, in cui ha collaborato a ‘Gli alieni siamo noi’, che abbiamo finito di scrivere durante una lunga chiacchierata telefonica, e ‘Una vita’, un viaggio notturno nella memoria. È sempre stimolante, d’altronde è un filosofo”.  
Ma anche lui, in fondo, ama filosofeggiare, come emerge nella riflessione sulla società contemporanea. “In un disco, oggi, non si può non parlare di quello che ogni giorno ci riserva la società. È sbrigativa, giudicante, legata all’apparenza. O attacchi o osanni, purché lo fai in fretta. Si rischia di perdersi e sentirsi inadeguati. Di fronte a tutto questo la musica è la mia medicina, la mia isola felice”.

Il ritorno al live: un tour “molto suonato”

il ‘Quando meno me lo aspetto Tour’ p in partenza il 10 aprile dall’Auditorium Parco della Musica di Roma e poi in viaggio tra Bologna, Taranto, Milano, Catania, Palermo, Perugia e Firenze. Per l’occasione i Tiromancino proporranno uno show arricchito dalla presenza di un quartetto d’archi e una scaletta inedita con i brani del nuovo in cui Federico Zampaglione sarà accompagnato da Francesco Stoia (basso), Marco Pisanelli (batteria), Antonio Marcucci (chitarra) e Fabio Verdini (tastiere).“Sarà stimolante suonare le nuovi canzoni, mantenendo lo zoccolo duro di quelle che se non facciamo il pubblico lascia la sala – scherza Zampaglione, che aggiunge -: sarà una tournée molto suonata, sullo spirito di questo disco”. 

E Sanremo? 

Inevitabile, specie in questo periodo dell’anno, la domanda su Sanremo. Se ci aveva pensato? “Sì, come ogni anno da 12 anni. A inizio estate dico che ci andrò, poi in autunno vado in paranoia e rinuncio”, racconta Zampaglione, che si è esibito tre volte all’Ariston, dove quest’anno avrebbe voluto portare ‘Quando meno me lo aspetto’. “Nel 2000 con ‘Strade’ siamo arrivati sorprendentemente secondi, mentre  il 2008 fu catastrofico e tragicomico, tanto che mia madre mi fece promettere di non andarci più. L’anno scorso ci sono tornato per la serata cover come ospite di Willie Peyote. Ho un blocco, la mia parte emotiva subisce quel palco. Vedo giovani artisti che ci salgono come se niente fosse, a me mette ansia perché sai che tutti ti giudicheranno per quei 3 minuti e mezzo, in cui può succedere di tutto”.  


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