Di Stefano Rosso, cantautore romano scomparso il 18 settembre del 1988, i più ricordano (forse) il suo unico successo, “Una storia disonesta”, uscito nel 1977, forse la prima canzone italiana in cui si cita la parola “spinello”.
Ma la sua attività discografica, durata poco più di dieci anni, è stata piuttosto intensa ben 15 album di inediti e un’antologia. Di lui, tuttavia, si è riparlato, dopo la sua morte, solo quando nel 2005 il gruppo ska Gi Arpioni ha reinciso, insieme a Tonino Carotone, “Una storia disonesta”, e poi recentemente, il 31 luglio 2025, quando suo figlio, il rapper Jesto, è purtroppo morto per arresto cardiaco.
Nell’intervista che pubblicheremo oggi alle 17, a proposito del suo libro-tributo a Enzo Carella, si è citato il documentario che Avincola ha realizzato nel 2013 dedicandolo appunto a Stefano Rosso (“L’ultimo romano – memorie di un cantastorie scomodo”); incuriosito, sono andato a cercarlo su YouTube: dura poco meno di un’ora, è anche una interessante ricostruzione della storia del Folkstudio, e ve lo propongo qui sotto – se avete tempo per guardarlo (attenzione al duetto live con Claudio Baglioni del 2005, in cui i due suonano “Valentina”, una canzone di Stefano Rosso, che qui dà una dimostrazione di fingerpicking).