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"Station to station" track by track: "Station to station"

23.01.2026 Scritto da Simöne Gall

1. Station To Station (durata: 10:14)

L'album si apre con la monumentale title track, dieci minuti e rotti che fungono da manifesto programmatico dell'intera opera; una discesa profonda nel misticismo, un viaggio che Bowie descrive come "un unico magico movimento da Kether a Malkuth", in riferimento all'Albero della Vita della Qabbalah, ma più precisamente a un diagramma sull'emanazione divina e il percorso dell'anima (o dell'adepto) attraverso le dieci Sephirot, tappe, cioè, o "stazioni" spirituali atte a ricongiungersi con il divino. Già in uno shooting del 1975 con Steve Schapiro, Bowie era ritratto a tracciare con un gesso l'Albero cabalistico, indossando abiti con strisce diagonali bianche da lui stesso impresse (una mise che richiama quella mostrata, decenni dopo, nel video finale di "Lazarus"). La spettrale melodia vocale di "Station To Station", d'altronde, alimenta un flusso di coscienza che intreccia visioni di dipendenza e anelito spirituale a riferimenti verso figure come l'esoterista Aleister Crowley (già venerato da Jimmy Page) e la magia cerimoniale. La musica segue una precisa dualità: inizia con il suono di un treno, un omaggio ai Kraftwerk (allora altra ossessione di Bowie) come simbolo di movimento e transizione, e dove la chitarra di Earl Slick fornisce feedback distorti che paiono lamenti cosmici, per poi passare da questa atmosfera sperimentale a un funk-rock più ritmato (in cui il cantante, intonando le sue metriche, enuncia a se stesso di essere ormai "troppo in ritardo per tardare ancora"). Slick, insieme all'altro chitarrista del disco Carlos Alomar, crea un intreccio avanguardistico, mentre George Murray (basso) e Dennis Davis (batteria) marcano un tempo ipnotico e circolare: un'abilità strumentistica documentata anche nell'imperdibile album postumo "Live Nassau Coliseum '76", uscito nel settembre 2017 e registrato durante le tappe a supporto di "Station To Station".


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