News

Senza i Melvins non ci sarebbero stati i Nirvana?

23.05.2026 Scritto da Elena Palmieri

"Continuate a tenere le orecchie puntate su Aberdeen, perché le città senza niente da fare sono l’officina del Diavolo”. È il 1988 quando Dawn Anderson chiude con questa dichiarazione la sua intervista a un giovane “Kurdt Kobain”. Sì, avete letto bene, “Kurdt”: così si faceva ancora chiamare il musicista, come già confermato a Rockol da Daniela Giombini. Per introdurre il gruppo di Cobain, o “Kobain” come venne scritto nell’articolo, Anderson descrive i Nirvana come “il fan club dei Melvins”, una definizione che oggi può sembrare provocatoria, ma che all’epoca fotografava perfettamente il rapporto tra le due band. Prima ancora che il grunge diventasse una rivoluzione mondiale e prima che “Nevermind” trasformasse Kurt Cobain nel volto di una generazione, i Melvins erano già il punto di riferimento assoluto per una parte della scena di Aberdeen e Seattle, la formazione che aveva preso l’hardcore-punk, rallentato i tempi, deformato i riff e costruito un suono più pesante, sporco e disturbante di qualsiasi altra band della costa nord-occidentale americana.

I Melvins da Aberdeen, una città dove non c’è niente da fare

La storia inizia nel 1983 a Montesano, Washington, una piccola cittadina non troppo distante da Aberdeen, in un contesto fatto di noia, pioggia e isolamento geografico. Buzz Osborne, Matt Lukin e Mike Dillard formano i Melvins partendo da cover di Jimi Hendrix e degli Who, ma il loro percorso cambia rapidamente quando l’hardcore-punk entra nelle loro vite. Dillard lascia presto il gruppo e viene sostituito da Dale Crover, il batterista destinato a diventare uno dei musicisti più importanti dell’intera vicenda grunge. È in quel momento che il suono dei Melvins inizia davvero a prendere forma, trasformando la velocità aggressiva dell’hardcore in qualcosa di più lento, pesante e ossessivo. Le prove si svolgono nella stanza sul retro della casa dei genitori di Crover ad Aberdeen. La musica è così rumorosa da sentirsi a isolati di distanza e quel piccolo spazio diventa un punto di ritrovo per ragazzi attratti da un suono che nessun altro stava facendo in quel periodo. Fra quei ragazzi c’è anche Kurt Cobain. Krist Novoselic ricorderà anni dopo come il portico di casa Crover fosse diventato una sorta di centro di aggregazione spontaneo per una scena che ancora non aveva un nome preciso.

Nel maggio del 1986 i Melvins pubblicano il loro Ep di debutto, passato alla storia soprattutto come “Six Songs” perché contenente sei canzoni: “Easy as It Was”, “Now a Limo”, “Grinding Process”, “At a Crawl”, “Disinvite”, “Snake Appeal”. È un disco minuscolo nella durata ma gigantesco per impatto. Dentro ci sono già gli elementi che avrebbero influenzato buona parte del rock alternativo americano degli anni successivi. “Easy As It Was” alterna furia hardcore e riff schiaccianti, “Now A Limo” è un’esplosione punk miniaturizzata e schizofrenica, mentre “At A Crawl” rappresenta uno dei primi esempi di quel rallentamento estremo che diventerà fondamentale per sludge-metal, doom e grunge.

Ed è proprio nei crediti di quel primo Ep che compare già un nome destinato a cambiare la storia della musica tracciando così un primo legame tra i Melvins e i Nirvana. Krist Novoselic viene infatti indicato come fotografo del disco. Lo stesso bassista dei Nirvana confermerà molti anni dopo, in un articolo scritto nel 2009 per il “Seattle Weekly”, di aver realizzato lui lo scatto per il primo 7” dei Melvins. È un dettaglio piccolo solo in apparenza, perché dimostra quanto le storie delle due band fossero intrecciate ben prima della nascita ufficiale dei Nirvana.

L’importanza dei Melvins per i Nirvana, secondo Krist Novoselic

Nel suo articolo per il “Seattle Weekly”, Novoselic racconta il rapporto con i Melvins come qualcosa di molto più profondo di una semplice influenza musicale. "Ho incontrato Buzz per la prima volta nel 1983. Lavoravo in un Taco Bell quando lui e Matt Lukin entrarono per salutare un mio collega, Bill. Bill era stato espulso dalla Aberdeen High per aver fatto esplodere una bomba artigianale. Era stato compagno di scuola di Buzz e Matt alla vicina Montesano High. I nostri due visitatori vestivano in modo diverso rispetto ai tipici adolescenti dell’epoca: Buzz indossava un vecchio soprabito e Matt portava una flanella logora con pesanti polsini metallici da metallaro. Conoscevo già la prima ondata punk della fine degli anni Settanta, ma furono i Melvins a introdurmi all’hardcore americano”, ha ricordato Novoselic.

Le parole di Novoselic spiegano bene quanto i Melvins siano stati importanti non solo musicalmente, ma anche culturalmente per la nascita della scena di cui i Nirvana sarebbero diventati uno dei nomi di punta. Non si trattava semplicemente di una band più anziana da imitare. I Melvins furono il gruppo che introdusse Cobain e Novoselic a una nuova idea di musica estrema e indipendente, lontana dall’hard rock patinato degli anni Ottanta e più vicina a un punk storto, rumoroso e disturbante. Il passaggio più importante del suo articolo arriva quindi quando Novoselic lega direttamente i Melvins alla nascita dei Nirvana così come il mondo li ha conosciuti.

E poi c’è il dettaglio che collega direttamente Melvins e Nirvana a Dave Grohl, il batterista entrato in formazione nel 1990, dopo la sua esperienza con gli Screams e in tempo per lavorare sul classico album "Nevermind". Senza i Melvins, probabilmente, i Nirvana non avrebbero mai incontrato Dave Grohl. Ed è difficile immaginare la storia del rock degli anni Novanta senza quella formazione. Ecco come ha ricordato questo aspetto Novoselic:

Buzz Osborne e i primi tentativi di canzoni di un giovane Kurt Cobain

Internet è uno di quei luoghi in cui ogni tanto riaffiorano piccoli reperti storici capaci di raccontare un’epoca meglio di qualsiasi biografia ufficiale. Su Reddit, usando le parole chiave giuste, è comparsa una lettera scritta a mano da Buzz Osborne e indirizzata proprio a Krist Novoselic, datata 16 aprile 1986. È un documento straordinario perché racconta il momento esatto in cui Kurt Cobain era ancora un ragazzo sconosciuto che registrava demo su cassetta, ma iniziava già a impressionare chi gli stava attorno.

Ecco la traduzione in italiano di quella lettera:

L’importanza dei Melvins per i Nirvana secondo Kurt Cobain

Che i Melvins siano stati fondamentali per Cobain non lo raccontano soltanto Krist Novoselic o Buzz Osborne. Lo dice Kurt stesso in una delle prime interviste ai Nirvana, anche nella chiacchierata pubblicata nel 1988 da Dawn Anderson. L’articolo mostra quanto, all’epoca, i Nirvana venissero percepiti quasi come una diretta emanazione dei Melvins.

“Ah, Aberdeen… una città dove non c’è niente da fare se non bere birra di pesce e adorare Satana. I Melvins venivano da Aberdeen. Ve li ricordate?", esordì Anderson nel suo pezzo preziosamente custodito da "LiveNirvana.com". Si legge poi: "Ora il fan club dei Melvins sta sfornando riff piuttosto pesanti per conto proprio. Si fanno chiamare Nirvana, un nome che significa tutto e niente allo stesso tempo”.

Anderson descrisse poi Cobain come un ragazzo cresciuto musicalmente osservando i Melvins provare per ore: “Il guru supremo dei Nirvana, Kurdt Kobain, vive ora a Olympia, ma ha iniziato a macinare riff in stile Melvins/Soundgarden proprio nella città dimenticata dal tempo, imparando tutto quello che sa guardando i Melvins provare. All’infinito”.

Nel corso dell'intervista, lo stesso Cobain confermò apertamente questa influenza:

Nel pezzo i Nirvana vennero quindi descritti come una band ancora acerba ma già capace di distinguersi dai propri modelli. Anderson scrisse: “Il gruppo è già anni avanti rispetto alla maggior parte dei comuni mortali per quanto riguarda la scrittura dei brani e, rischiando di sembrare blasfemo, credo sinceramente che, con abbastanza pratica, i Nirvana potrebbero diventare… migliori dei Melvins!”. Cobain, però, aveva ben presente il rischio di essere percepito soltanto come un epigono della band di Osborne e dichiarò apertamente:

Eppure quella vicinanza aiutò enormemente i Nirvana nei primi anni. La demo iniziale della band attirò subito l’attenzione della scena underground di Seattle e non passò inosservato il fatto che Dale Crover dei Melvins avesse suonato la batteria in quelle prime registrazioni. Anche Jack Endino, storico produttore della Sub Pop, accettò di registrare i Nirvana proprio perché vide Crover dietro ai tamburi. L’influenza dei Melvins sui Nirvana non fu quindi soltanto musicale. Fu pratica, culturale, umana e persino logistica. I Melvins introdussero Cobain e Novoselic all’hardcore-punk americano, offrirono loro un modello alternativo di rock pesante, li portarono dentro la scena underground del Nord-Ovest e finirono persino per contribuire indirettamente all’ingresso di Dave Grohl nella band.

Quando nel 1993 Kurt Cobain decise di associare il proprio nome al debutto major dei Melvins, “Houdini”, lo fece anche per restituire qualcosa a una band che aveva avuto un ruolo enorme nella sua formazione musicale e personale. È probabilmente questo il dettaglio più significativo dell’intera storia. Cobain, negli ultimi anni della sua vita, prese le distanze da molte persone e da molte realtà della scena grunge, ma non rinnegò mai i Melvins.


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi