Ci sono artisti che entrano in paranoia mesi prima del Festival di Sanremo: l’Ariston – insieme a tutto ciò che quel palco comporta – fa questo effetto. Per i rapper poi è ancora più complicato: passare dalla strada all’evento più pettinato d’Italia può essere scomodo, un abito che sta stretto. Nulla di tutto questo per Adam Viacava, in arte Sayf: il rapper italo-tunisino di Genova sta vivendo con grande serenità l’avvicinamento alla kermesse sanremese.
Farà il suo debutto nella città dei fiori con “Tu mi piaci tanto”, un pezzo con un testo denso, che presenta una componente sociale e una riflessione sul presente - ma con la tradizionale melodia orecchiabile sanremese. “È come una supposta”, scherza Sayf, che indora la pillola per adattarla al contesto della competizione canora. Ma non andrà su quel palco con gli stessi intenti (politici) di Ghali:
L’attenzione a certi temi non manca: “Non penso all’Eurovision anche per scaramanzia, ma condivido le posizioni di chi si espone sulla questione palestinese. È giusto dare un messaggio quando gente come i politici e le istituzioni non lo fanno”. Il testo del brano parla di un “fiore sulla camionetta” come “simbolo di nonviolenza”, perché “il manifestante e lo sbirro sono figli della stessa gente: siamo divisi da cose banali come il lavoro e finiamo per farci la guerra tra noi”. Un brano che può spaventare solo “chi vive in modo schematico, chi ha bisogno di etichettare tutto per forza”.
“Mi fa piacere che la stampa abbia parlato bene della canzone, ma non ci do troppo peso. Non voglio dimostrare niente”. Lo stress e i riflettori dell’Ariston non lo destabilizzano (a questo proposito cita il collega e concittadino Vaz Tè: “Davanti a voi non sarò mai in imbarazzo”) e dà ascolto a un solo consiglio, “cercare di essere leggero e contento di quello che faccio”.
L’unico tasto dolente che subisce è “la pressione, le dinamiche che hanno conseguenze sulla psiche della persona”: per questo cita Luigi Tenco e ciò che gli è successo, “per esasperare la mia condizione. Questa può essere considerata la mia fase di tirocinio, come un esordio in Nazionale e quel passaggio è volutamente esasperato. È il crack più personale della canzone”. Come la celebre frase di Silvio Berlusconi, “l’Italia è il Paese che amo”: “Anche questa è volutamente sarcastica. Essendo anche tunisino, secondo me è un valore aggiunto dire che l’Italia è il Paese che amo. Anche se è un Paese incasinato, lo considero il migliore del mondo. Per la cucina, per la cultura, è imbattibile”.
Nella serata dedicata alle cover lo vedremo esibirsi insieme a Mario Biondi e ad Alex Britti in una nuova versione di “Hit the Road Jack”: “Sono due colossi, due elementi di spicco. Li ringrazio di esserci. L’idea della canzone era già quella, poi è spuntato il video di loro due che suonano insieme e ci ha dato lo spunto di chiamarli entrambi”. Il lato più tecnico non lo preoccupa: “Sto andando a lezione di canto, ma se stecco non morirò. Non è l’estensione vocale la mia forza, sono le parole”.
Dopo Sanremo, “se Dio vuole”, arriverà un disco. Intanto, buone notizie per i fantagiocatori indecisi se spendere o meno baudi per Sayf: “Sì, penso che giocherò al Fantasanremo”.
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